Vinitaly 2026: Vini NoLo ed enoturismo le nuove tendenze

di Agnese Ceschi

La 58ª edizione della fiera di Verona tra tendenze e novità.

Piattaforma globale del vino italiano che interpreta l’evoluzione del settore, unica manifestazione internazionale interamente dedicata ai prodotti enoici italiani arrivata ormai alla 58ª edizione. Stiamo naturalmente parlando di Vinitaly, manifestazione che mette Verona e il polo Veronafiere al centro dell’attenzione internazionale per quattro intere giornate. Quest’anno in programma a Veronafiere dal 12 al 15 aprile, Vinitaly 2026 amplia ulteriormente la propria offerta a nuovi segmenti di mercato, investendo su contenuti e format.
Tra le principali novità della prossima edizione, lo sviluppo di NoLo – Vinitaly Experience in partnership con Unione italiana vini. Dopo il progetto pilota dell’anno scorso, a Vinitaly 2026 i contenuti No-Low Alcohol avranno un nuovo contenitore, in un’area espositiva dedicata al secondo piano del Palaexpo che riunirà tutta la filiera, con i principali brand italiani sia di prodotto che di tecnologie.
Ma cosa sono i vini NoLo e cosa rappresentano per il settore? Lo abbiamo chiesto a Paolo Castelletti, segretario generale di Unione italiana vini.

Paolo Castelletti

Cosa sono i vini NoLo e perché possono essere considerati l’assoluta novità di questo periodo?

Il termine NoLo significa No-Low Alcohol e indica tutti quei vini – e non solo – che presentano una ridotta o nulla quantità di alcol al loro interno. Il segmento dei vini no e low alcol rappresenta un’opportunità di mercato, infatti secondo l’Osservatorio di Unione italiana vini, in un contesto mondiale di forte rallentamento per il mercato del vino, il comparto Nolo è uno dei pochi a crescere con un giro d’affari globale della categoria intorno ai 2,4 miliardi di dollari, ma potrebbe raggiungere i 3,3 miliardi di dollari entro il 2028.

Finalmente da quest’anno anche in Italia si può produrre vino dealcolato…

Alla fine del 2025 il decreto interministeriale Mef-Masaf ha finalmente definito il quadro fiscale che regola lo smaltimento della soluzione idroalcolica, l’alcol sottratto dal vino nel processo di dealcolazione. Questo ultimo tassello normativo, atteso da tempo dal settore, ha di fatto sbloccato la produzione di vini dealcolati nel nostro Paese, consentendo ai produttori italiani di operare in condizioni di parità rispetto ai competitor europei, già sul mercato da un paio d’anni.

Vino tradizionale e vini NoLo: sono prodotti in competizione?

La crescita dei no e low alcol non si pone in contrapposizione al vino tradizionale. Deve essere vista come un’opportunità integrativa e complementare, quasi un naturale completamento dell’offerta enoica. È un modo per ampliare la gamma e intercettare nuove occasioni di consumo, mantenendo il vino al centro.

Perché i vini NoLo piacciono ai consumatori?

L’evoluzione degli stili di vita spinge nella direzione di prodotti più leggeri, freschi e con gradazioni alcoliche contenute: un fenomeno che non interessa solo il vino. I prodotti low alcol, in particolare nella fascia tra i 5 e i 7 gradi, rispondono bene a questa tendenza, mentre gli sparkling senza alcol stanno trovando spazio sia nel consumo diretto sia nella mixology. Il consumatore ne fa un uso situazionale: permettono di accompagnare momenti diversi della giornata o del consumo, mantenendo il legame con il mondo enologico.


ITALIA, PAESE LEADER NELLE TECNOLOGIE PER L’ENOLOGIA

L’Italia è anche leader nelle tecnologie per l’enologia e l’imbottigliamento, e da tempo lavora sulle innovazioni e sugli impianti per il processo di dealcolazione del vino, come spiega Albano Vason, direttore generale di VasonGroup: «Per ottenere vini dealcolati di qualità è necessario adottare un vero e proprio approccio enologico integrato. Dopo la rimozione dell’alcol è fondamentale lavorare sia sul riequilibrio della struttura e della percezione gustativa, sia sulla stabilità del prodotto, adattando anche le scelte di vinificazione in funzione della dealcolazione finale. Il nostro approccio basato su “Mild Technologies” combina tecniche enologiche avanzate e biotecnologie specifiche per ridurre al minimo l’impatto del processo sulla qualità del vino».

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