Un salto nel cinema – dicembre/gennaio

di Believe Film Festival

Grandi e piccoli film da vedere e condividere

Il rapimento di Arabella

Regia: Carolina Cavalli
Durata: 107’
Interpreti: Benedetta Porcaroli, Lucrezia Guglielmino, Chris Pine, Marco Bonadei
Uscita in sala:: 4 dicembre 2025

Il rapimento di Arabella segue Holly, 28 anni, convinta di essere la versione sbagliata di sé stessa e che la sua vita non sia andata come sognava. Quando incontra Arabella, una bambina che crede essere la sé stessa del passato, decide di “rapirla” per darle la possibilità di diventare speciale, come lei non è riuscita a fare. Arabella accetta e nasconde la sua identità, trasformando la fuga in un viaggio simbolico. Holly, interpretata da Benedetta Porcaroli, premio Orizzonti come migliore attrice a Venezia 82, dà voce a una generazione che da bambini immagina mille vite, ma da adulti si sente intrappolata in una sola, dimenticando la bellezza e la naturale ingiustizia del reale.

Norimberga

Regia: James Vanderbilt
Durata: 148’
Interpreti: Rami Malek, Russell Crowe, Richard E.Grant, Michael Shannon, Leo Woodall
Uscita in sala: 18 dicembre 2025

Dramma storico ambientato nella Germania del 1945, subito dopo la resa del Terzo Reich, il film ricostruisce i processi di Norimberga, in cui gli alti vertici del nazismo vengono chiamati a rispondere delle atrocità commesse durante la guerra. Tra loro spicca Hermann Göring, figura potente e carismatica del regime. Al centro della storia c’è Douglas Kelley, giovane psichiatra dell’esercito americano incaricato di valutare la sanità mentale degli imputati per stabilire se siano in grado di affrontare un processo regolare. Attraverso i suoi colloqui emerge un interrogativo che continua a tormentare la memoria collettiva: obbedivano agli ordini, erano folli, oppure incarnavano una forma lucida e calcolata di male?

La mia Famiglia a Taipei

Regia: Shih-Ching Tsou
Durata: 148’
Interpreti: Rami Malek, Russell Crowe, Richard E.Grant, Michael Shannon, Leo Woodall
Uscita in sala: 22 dicembre 2025

La mia Famiglia a Taipei, vincitore del Miglior Film alla 20a edizione della Festa del Cinema di Roma, segue Shu-fen, madre single in difficoltà che lotta per mantenere un fragile equilibrio familiare. La figlia maggiore, I-Ann, ribelle e disillusa, rifiuta di aiutarla al chiosco e si rifugia in una relazione con il suo capo. La piccola I-Jing osserva il mondo con innocenza, vagando per i vicoli di Taipei, respinta persino dai nonni perché mancina, definita come la “mano del diavolo”. Sullo sfondo, i colori e i rumori del mercato notturno scandiscono una quotidianità fatta di sacrifici, silenzi e ferite. Tra conflitti e inattese complicità, madre e figlie dovranno imparare a ricucire il loro legame, nonostante precarietà, dolore e incomprensioni.

Figli d’Icaro

Regia: Vito Mistretta
Durata: 11’
Disponibile su: believeplay.tv

Figli d’Icaro è un viaggio a tappe, emotive e temporali, in una Milano disorientante, dove la Madonnina del Duomo, la galleria Vittorio Emanuele e i grattacieli del capoluogo lombardo fanno da sfondo ad un gruppo di adolescenti, che mette in gioco la propria vita esplorando la città da prospettive inconsuete, praticando il rooftopping. Determinati a sottrarsi da una condizione sociale oppressiva che li tiene “a bada” con regole e aspettative soffocanti, i ragazzi trasformano la città in un campo di resistenza, riscoprendola come spazio di identità, ribellione e libertà.
Il tema è profondo e delicato: affronta la fragilità giovanile. Quelle commesse dai protagonisti sono azioni illegali, come giustamente scritto alla fine del cortometraggio da Vito Mistretta, regista catanese di 22 anni. Ma dietro il cortometraggio si svela un tema molto delicato: il disagio di un’intera generazione, che cerca in affanno di trovare un proprio posto in un mondo che sembra negare loro un futuro. Dietro l’illegalità c’è quindi una situazione di ricerca di libertà.
Il cortometraggio è riuscito a sorprendere la Giuria dell’ottava edizione del Believe Film Festival, presieduta dal regista veronese Alberto Rizzi, ottenendo la Menzione Speciale “per il tema trattato che dà voce a una generazione che prova a confrontarsi con un passato in disuso e allo stesso tempo c

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