Tumori e stili di vita, il super protocollo di Verona

di Francesca Saglimbeni

Nutrirsi correttamente e fare movimento migliorano qualità di vita ed efficacia delle terapie. E grazie a FORCE ora esistono anche evidenze scientifiche

Con ottobre torna il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno. Motivo in più per parlare di stili di vita, oltre che come fattore di prevenzione primaria, come strumento utile a contrastare alcuni sintomi della malattia ed effetti collaterali delle terapie oncologiche.

Al riguardo, presso la U.O.C. di Oncologia dell’Aoui diretta dal professor Michele Milella, nel 2019 Verona è resa capofila nazionale di un progetto, FORCE – Focus On Research and CarE, volto a raccogliere evidenze scientifiche sul legame tra benessere psico-fisico ed efficacia delle terapie.

«FORCE fornisce ai pazienti un servizio di supporto psicologico, nutrizionale e di esercizio fisico (seguendo annualmente più di 300 pazienti oncologici) e al contempo evidenze scientifiche a ulteriore supporto dell’implementazione di tali aspetti in pratica clinica: più di 44 lavori, di cui 24 con dati raccolti nell’Aoui scaligera sono stati pubblicati dal nostro gruppo su riviste scientifiche internazionali», ricorda la coordinatrice Sara Pilotto, professoressa in Oncologia Medica al Dipartimento di Ingegneria per la Medicina di Innovazione.

«I pazienti oncologici hanno spesso difficoltà ad alimentarsi in maniera adeguata – prosegue Ilaria Trestini, dietista clinico dell’Aoui –, i cambiamenti nelle scelte alimentari, indotti anche dalla presenza di effetti collaterali dei trattamenti, insieme alle alterazioni metaboliche che il tumore provoca nell’organismo, possono portare a una modifica del peso corporeo e della massa muscolare. Pertanto, una maggior attenzione a tavola è importante anche dopo una diagnosi oncologica e durante il percorso terapeutico, così come nella prevenzione delle recidive». Purché la dieta sia costruita sui fabbisogni e preferenze del paziente, in base alle risultanze scientifiche. «Varie pubblicazioni hanno ampiamente documentato come garantire un buono stato nutrizionale migliori la qualità di vita, la tolleranza e l’efficacia ai trattamenti medici e chirurgici».

Analogo discorso vale l’esercizio fisico. Malattia e trattamenti debilitano l’organismo, e dopo la diagnosi è tendenza diffusa ridurre ulteriormente il movimento, «mentre alcuni studi – riferisce Alice Avancini, chinesiologa e assegnista di ricerca nella sezione di Oncologia del citato dipartimento universitario – evidenziano come una pratica regolare contribuisca a rinforzare il sistema immunitario, diminuire lo stato infiammatorio dell’organismo, aumentare forza, massa muscolare e fitness cardiorespiratoria, nonché contrastare alcuni dei più comuni effetti collaterali tra cui ricordiamo la fatigue correlata al cancro e tollerare meglio le terapie». L’importante è che si rispettino caratteristiche, fisiche e cliniche del paziente. «Attività aerobiche quali camminare, fare bicicletta ed esercizi di forza, svolti almeno ad un’intensità moderata, devono essere i pilastri fondamentali di ogni programma. Proprio una ricerca condotta dal nostro gruppo ha evidenziato che una pratica fisica supervisionata da chinesiologi specializzati è sicura, fattibile ed efficace anche in caso di malattia metastatica».

L’Aoui scaligera vanta, poi, un altro fiore all’occhiello nell’umanizzazione delle cure: il progetto Convivio, attivo tra le corsie ospedaliere dell’Oncologia di Borgo Trento e di Borgo Roma da undici anni, per offrire ai pazienti in attesa della terapia, la possibilità di incontrare professionisti del benessere psicofisico e trascorrere piacevoli momenti ricreativi. «Da quest’anno c’è anche il contributo degli igienisti dentali dello stesso ospedale, a disposizione dei pazienti che a causa di determinati tipi di cancro subiscono danni ai denti», spiega Clelia Bonaiuto, già dietista dell’Oncologia e referente di Convivio, «nato proprio per accogliere e seguire il paziente anche oltre il percorso clinico, e non lasciarlo solo nella prova della malattia».

Da non trascurare la cura dell’aspetto fisico. Cruciale per le donne, ma non solo. Ecco che una volta a settimana arrivano al Convivio Giovanna Olivieri e Jessica Catone, estetiste di APEO specializzate nel valutare le tossicità cutanee di chemio e radioterapia utili ad applicare protocolli estetici mirati. Oltre a uccidere le cellule tumorali, «tante terapie e farmaci producono un effetto aggressivo su pelle (eritemi, edemi) e unghie, compromettendo la qualità della vita anche i termini di relazione. Quando la pelle risulta intossicata dalle terapie interveniamo con differenti tecniche di pedicure, manicure, unghie, massaggio, trattamento della cicatrice, make-up, finalizzate a eliminare i sintomi o arginare la progressione del disturbo a monte – dice Jessica – perché nei casi in cui, ad esempio, si verifichi inspessimento e conseguenti fessurazioni dell’unghia e qualora non trattate, tale condizioni degenerino in forme più gravi come i granulomi, «la competenza diventa tuttavia del medico».

Praticato nei tempi e modi debiti, il trattamento estetico resta un valido strumento per ridurre lo stress emotivo e consentire a questi pazienti il normale svolgimento di attività quotidiane come vestirsi e indossare le scarpe.

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