L’Arena incantata dagli spettacoli
immersivi.
Torna all’Arena di Verona con due serate speciali il 18 e 19 agosto la Balich Wonder Studio. Nella prima serata sarà proposta la nuova creazione: Paganini Paradise. Superlive Immersive Concert, celebrazione di virtuosismo, emozione e tecnologia mentre per la seconda serata sarà riproposto il rivoluzionario spettacolo Viva Vivaldi. The Four Seasons Immersive Concert, una coproduzione tra Fondazione Arena di Verona e Balich Wonder Studio. A firmare gli eventi sempre lui Marco Balich, una delle figure più rilevanti e innovative nella creazione di grandi eventi dal vivo. Ha curato la produzione di 16 cerimonie Olimpiche e Paralimpiche e di una infinità di grandi eventi prodotti in tutto il mondo. Ma il suo palmares non finisce, ci sarebbe ancora molto da dire. Lo abbiamo raggiunto prima delle sue due serate per farci raccontare qualcosa di più.
Dopo l’esperienza di Viva Vivaldi, che ha confermato l’Arena come un palcoscenico ideale anche per allestimenti moderni, arriva la sua nuova creazione: Paganini Paradise. Dal titolo è intuibile l’omaggio al virtuoso violinista e compositore genovese, ma cosa può dirci sul filo conduttore dell’intera performance?
Il successo di Viva Vivaldi, sold out per due edizioni, ha confermato l’intuizione che abbiamo avuto e che la Fondazione Arena di Verona ha sostenuto con coraggio; la musica sinfonica può parlare a un pubblico molto più ampio di quello che immaginiamo attraverso un linguaggio visivo e contemporaneo. Da lì è nato il desiderio di proseguire questo percorso. Paganini, da sempre raccontato come il “violinista del diavolo”, il genio maledetto, ha ispirato la nostra squadra creativa – i bravissimi Direttori Creativi Stefania Opipari e Claudio Sbragion – nel disegnare un viaggio dell’essere umano. Sul palco avremo la fortuna di ascoltare e vedere tre grandissimi talenti della nuova generazione: Giovanni Andrea Zanon, che conosciamo da tempo e che ha partecipato anche alla Cerimonia di Apertura delle Olimpiadi di Milano Cortina, il violoncellista Ettore Pagano e il flautista Federico Altare, entrambi protagonisti nei principali teatri e festival internazionali. Paganini sarà un percorso in tre atti che attraversa luce e oscurità, conscio e inconscio, ordine e caos. Sono forze che appartengono a tutti noi e che rendono la vita complessa, fragile, ma anche incredibilmente affascinante. Ognuno troverà nello spettacolo un significato diverso, ma siamo certi che per tutti sarà emozionante.

Quali effetti speciali, formule creative, tecnologie impiega per esprimere tutto questo? E in particolare: come vengono associati i brani eseguiti dai talenti e dall’Orchestra di Fondazione Arena, alle immagini che accompagnano lo spettacolo?
Utilizziamo schermi LED trasparenti che ci permettono di creare immagini tridimensionali che accompagnano lo spettatore nel viaggio intimo che proponiamo. Rino Tagliafierro con i Karmachina cura la direzione artistica e la produzione dei contenuti video e ci regalerà immagini meravigliose. La tecnologia sempre all’avanguardia è però al servizio della musica e dei tre grandi talenti che si affiancheranno all’Orchestra di Arena di Verona. Non è mai finalizzata a sé stessa.
Cosa ci dice oggi, con la sua musica, Paganini? L’autore di “Il trillo del diavolo”, ma anche di partiture luminose…
Paganini è stato una grande fonte di ispirazione in particolare per il coraggio di esplorare territori sconosciuti e la libertà di andare oltre. La sua musica, che contiene ombra, eleganza e inquietudine, è profondamente contemporanea proprio perché non offre una sola chiave di lettura. Ci ricorda che dentro ognuno di noi convivono sensibilità molto diverse e che la bellezza nasce spesso dall’equilibrio tra queste tensioni.
Il suo nuovo show darà conferma, ancora una volta, che – come cantava Ivano Fossati nel suo brano Discanto, “di grande teatro si vive”. E cioè che, se non ci fosse il teatro, nella sua più larga accezione, l’uomo morirebbe. Pensa anche lei che in un tempo così oscuro, avvolto davvero dalle tenebre, la musica dei grandi classici unita alle intuizioni dei creativi moderni, possa rappresentare quella “no fly zone” dove possiamo sperare che sogni e speranze non ci vengano rubati?
Non solo la musica, ma l’arte, la bellezza, la cultura, il teatro e le arti performative in generale hanno un compito profondo: regalarci un luogo e un tempo in cui l’uomo possa ritrovare sé stesso. Un momento di intimità, di ascolto delle proprie emozioni, ma anche di condivisione con gli altri, per riscoprire la fratellanza, l’armonia tra le persone, il legame con la natura e, più in generale, con l’essere umano.
Ed è proprio in quel momento di condivisione, quando viviamo insieme una grande emozione, che si trova il seme della pace e, ancora una volta, della bellezza. È questo che continua a emozionarmi profondamente ogni giorno.
Se uno spettacolo riesce a regalarci un istante di meraviglia, a far nascere una domanda o semplicemente a farci sentire meno soli nelle nostre contraddizioni, allora ha davvero assolto il suo compito.
