TEDxVerona Countdown

di Miriam Cetti

Carnet Verona è mediapartner di TEDxVerona

Il cambiamento inizia ora.

Il conto alla rovescia è terminato: l’appuntamento con TEDxVerona Countdown è arrivato e noi di Carnet siamo presenti, qui al teatro Camploy, pronti a raccontarvi questo evento, momento dopo momento, con le storie, le emozioni e le persone che sentiremo e conosceremo in questo lungo pomeriggio.

Sarà un viaggio in quattro atti, acqua (fluidità che adotta, trasforma e ridisegna gli spazi del cambiamento, simbolo di equità che scorre e architettura che plasma), terra (materia solida che accoglie e genera ogni forma di vita), fuoco (energia trasformatrice che brucia il vecchio e accende la rinascita delle comunità), aria (movimento invisibile che connette tutto e porta il messaggio verso il futuro).

Preparatevi a viverlo insieme a noi.

Di seguito troverete uno alla volta, i talk degli 8 speakers che stanno salendo sul palco e dal bollo rosso ci stanno facendo rifletttere.

Atto primo: acqua

Renato Nitti. Politica e giustizia ambientale. Magistrato e Procuratore della Repubblica, esperto in crimini ambientali, mafia e reati societari.

«Zona di sacrificio dei diritti dell’uomo»: così, nel 2022, il Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU ha definito Taranto. Non un Paese lontano, ma l’Italia stessa. Una diagnosi «impietosa», che rivela un paradosso: 11mila posti di lavoro contro tumori infantili, mari contaminati e quartieri segnati da inquinamento.

È quello che ci racconta Renato Nitti, Procuratore della Repubblica a Trani, che indaga da quasi trent’anni reati ambientali. Nel suo talk Taranto diventa una metafora globale: il simbolo di un modello di sviluppo che ha superato il limite. «Siamo appena in tempo per evitare danni ancora più drammatici», ricorda citando Papa Francesco e il rischio del tipping point, il punto di non ritorno climatico.

Nitti denuncia anche «l’inganno dei rifiuti»: per anni l’Occidente ha esportato plastica in Cina credendo di riciclare, finché il Chinese Import Ban ha svelato un sistema fragile, fatto di traffici illeciti e capannoni incendiati.

Oggi, sempre più cittadini si rivolgono ai tribunali: dagli abitanti di Vanuatu alle Klimaseniorinnen svizzere, fino ai 180 tarantini che hanno ottenuto la condanna dell’Italia per violazione dei diritti umani. «Il cambiamento climatico non è più solo un tema scientifico: è un problema di giustizia», afferma.

Infine, ci lascia con un monito: «La vera domanda è: avremo il coraggio di difendere il futuro, adesso? Domani è già troppo tardi. La giustizia ambientale non è un capitolo di diritto. È la più grande eredità che possiamo consegnare».

Gerardo Semprebon. Design e architettura. Architetto e ricercatore al Politecnico di Milano e alla Xi’an Jiao Tong University, si occupa di architettura contemporanea e rivitalizzazione di aree rurali.

Gerardo ci riporta nel 1971 per conoscere Louis Kahn mentre dialogava con un mattone, ricordando agli architetti che ogni materiale merita dignità. Oggi quel mattone è diventato simbolo di un modello di sviluppo insostenibile: l’industria edilizia è responsabile di circa il 40% delle emissioni globali e la Cina ne incarna l’impatto più evidente. Tra il 2011 e il 2013 ha consumato più cemento degli Stati Uniti in tutto il Novecento, generando città replicate all’infinito, paesaggi urbani che l’artista Yang Yongliang trasforma in collage di gru, cantieri e grattacieli, reinterpretando i classici paesaggi “shanshui”.

Eppure una risposta arriva proprio da lì. Dopo il devastante terremoto del Sichuan del 2008, l’architetto Liu Jiakun trasforma le macerie in “Rebirth Bricks”, mattoni rinati fatti di detriti e paglia. Una forma primitiva e potentissima di economia circolare, oggi chiamata urban mining. Con questi mattoni costruisce memoriali, musei come lo Shuijingfang di Chengdu e il grande complesso urbano West Village, che reinserisce natura e comunità nel cuore della città.

Il suo lavoro, premiato con il Pritzker 2025, ricorda che il futuro dell’architettura non è nel costruire di più, ma nel costruire meglio. E che anche un mattone, se rinasce, può cambiare il mondo.

Per questo Gerardo parla dell’importanza di reinventarsi e concludendo chiede ad ognuno di noi «piccoli grandi mattoni… Tu che cosa sogni di diventare?»

Atto secondo: terra

Giulio Bassanese. Clima e biodiversità. Forager ed esperto di erbe spontanee, promuove un approccio al cibo basato su scienza, salute e sostenibilità e coscienza.

Quante volte riconosciamo il logo di un brand ma ignoriamo ciò che ci nutre davvero? Giulio, forager e alimurgista, nel suo intervento ci invita a riflettere sul nostro rapporto con la natura: «Gli alberi più antichi, le sequoie più alte, le immense distese di fiori selvatici… è tutto nato senza intervento umano e senza spendere soldi. Le piante crescono da sole».

Il suo approccio al cibo è semplice e rivoluzionario: raccogliere piante spontanee, conoscerle e mangiarle. Il tarassaco, ad esempio, «è ricco di fibre, sali minerali, vitamine e composti antitumorali». L’ortica contiene più ferro di una bistecca e aiuta contro stanchezza e anemia. La valeriana calma il sistema nervoso e migliora il sonno.

Ma il foraging non è solo salute: è partecipazione attiva alla vita del pianeta. «Non siamo padroni, non siamo spettatori. Siamo partecipanti», afferma Giulio, sottolineando l’importanza di conoscere l’ambiente e rispettarlo. Mangiare erbe spontanee significa ridurre sprechi, costi e impatti ambientali: «Ci stiamo perdendo in biodiversità, in gusto, salute e meraviglia».

Il messaggio che ci lascia è che non serve cambiare vita, basta cambiare sguardo. Guardare un tarassaco e pensare: «non è un’erbaccia, è un’occasione per stare bene».

«E se io cambio lo sguardo, se tu cambi lo sguardo se tutti noi cambiamo sguardo forse la prossima rivoluzione non nascerà nei laboratori, ma tra le crepe dell’asfalto, dove un fiore selvatico si ostina a crescere».

Elena Luciani. Cibo e agricoltura sostenibile. Nutrizionista che collabora con l’Agenzia Spaziale Italiana e si occupa di educazione alimentare per bambini e giovani.

«Chiudete gli occhi e immaginate di svegliarvi non a casa vostra, ma in una capsula che sfreccia nello spazio profondo».
Così Elena Luciani apre il suo talk, dicendoci che lo spazio non è poi così lontano dalla nostra realtà. In orbita il corpo cambia rapidamente: muscoli che si indeboliscono, ossa che perdono minerali, gusto alterato, sistema immunitario imprevedibile. In queste condizioni il cibo diventa molto più di un nutriente: è una contromisura per la salute e un sostegno emotivo, l’ultimo legame con la Terra.

L’alimentazione spaziale richiede cibi che durino anni, ricette che mantengano sapore in microgravità e peso minimo. Per questo lavorano insieme nutrizionisti, biologi e ingegneri, con l’obiettivo di nutrire l’essere umano dove non ha mai vissuto. Le tecnologie nate per lo spazio però migliorano anche la vita sulla Terra: l’idroponica riduce drasticamente l’uso d’acqua, il progetto Moon-Rice seleziona colture resistenti e sistemi circolari come MELiSSA trasformano scarti e CO₂ in risorse utili. Le alghe, fondamentali nei supporti vitali, offrono biomassa nutriente e materiali biodegradabili.

Il cibo, sottolinea Elena, è anche identità. Per questo immagina di portare nello spazio non solo nutrienti ma cultura, come il vino della sua Orvieto racchiuso in capsule edibili di alginato: leggere, sostenibili, un sorso di casa oltre l’atmosfera.

Lo spazio non è una fuga, ma un laboratorio per imparare a nutrire meglio il pianeta.
«Se il futuro del cibo passa dalle stelle – conclude – dobbiamo essere pronti a imparare da esse».

Atto terzo: fuoco

Filippo Piluso. Ecoansia e linguaggi del cambiamento. Stand-up comedian, content creator e divulgatore ambientale, usa la comicità per parlare di sostenibilità e cambiamento climatico.

Il comico e divulgatore ambientale Fill Pill racconta la sua esperienza con l’ecoansia, la paura concreta verso gli effetti della crisi climatica. Sebbene non esista una definizione ufficiale, dati di OMS e UNICEF mostrano quanto il fenomeno sia diffuso, soprattutto tra i giovani, un problema reale.

La sua sensibilità nasce nell’infanzia, quando oltre alla «voglia di fare satira fin dai tempi in cui domiciliavo in un utero», coltiva la sua grande passione per la natura, e cresce osservando i primi segnali del cambiamento climatico, fino alla pandemia che amplifica la percezione dei danni ambientali. «La paura è quella sensazione che per quanto sia estremamente faticosa da provare, è quella che ci segnala la presenza di un pericolo, che ci porta a non andare troppo vicino al burrone, che ci salva la vita, ma è anche quella che ti blocca dal continuare il sentiero in montagna perchè hai le vertigini e hai paura del burrone, che ti paralizza».

L’ecoansia diventa paralizzante finché, grazie alla terapia, capisce che la paura può trasformarsi in azione: non deve bloccare, ma spingere a reagire. L’ecoazione è integrare l’impegno ambientale nelle scelte quotidiane. Nonostante tutto, esistono motivi di speranza: il buco dell’ozono si sta richiudendo, l’inquinamento uccide meno, i morti per disastri naturali diminuiscono, ecosistemi e specie vengono recuperati. Le soluzioni esistono, serve volontà politica e partecipazione.

Come ricorda Fill Pill: «Se domani avessimo tutti più ecoansia, avremmo tutti meno ecoansia». E chiude con la citazione di Caparezza “quando perdi fiducia nell’umanità, forse perdi l’umanità stessa”.

Anna Laura Migliorati. Comunità e rinascimento ambientale. Coach e mentore della femminilità consapevole, si dedica a progetti che uniscono crescita interiore, bellezza e impegno per un mondo più armonico.

«Ci chiamavano gli angeli della pioggia. In mezzo al deserto». Così è cominciato il TEDx talk di Anna Laura Megliorati che ha raccontato la sua esperienza come volontaria della Fondazione Cuore Verde in Senegal per il progetto della Grande Muraglia Verde, un’iniziativa panafricana nata nel 2007 per fermare l’avanzata del Sahara piantando milioni di alberi lungo una fascia di 8.000 km. All’arrivo trovarono un territorio devastato, tra desertificazione e montagne di rifiuti; le prime piantumazioni sembrarono inutili: la terra era dura, arida, ostile.

Ma una pioggia improvvisa trasformò tutto e permise ai volontari di piantare migliaia di semi di Acacia, alcuni dei quali germogliarono già nei giorni successivi, simbolo di speranza. La Muraglia Verde oltre ad aver rigenerato un ecosistema, ha creato lavoro, mitigato gli effetti del cambiamento climatico, migliorato la sicurezza alimentare e soprattutto è stato di ispirazione per progetti simili in tutto il mondo.

Anna Laura trasmette un messaggio forte, l’esperienza diventa metafora: come la terra, anche la vita rifiorisce quando si ha visione, azione, coraggio ed entusiasmo — la VOCE che può far fiorire persino il deserto.

«Il maestro spirituale giapponese Okada dice “La desertificazione del mondo procede di pari passo con l’inaridimento dei cuori degli esseri umani”. Ci fanno vedere un mondo disastrato, ma non dimentichiamo che ci sono anche tante iniziative grandiose che stanno prendendo piede. Perché quando dietro un progetto c’è il cuore, anche i miracoli accadono».

Atto quarto: aria

Elisabetta Faggiana. Imprese e turismo responsabile. Imprenditrice nel turismo, ha fondato una startup tech-travel che combatte l’overtourism promuovendo un turismo più responsabile e sostenibile.

Elisabetta ci racconta che dopo aver visto Genova svuotarsi di residenti, botteghe e artigiani, ha compreso che il turismo di massa sta erodendo l’anima di molte città italiane. I numeri lo confermano: in luoghi come Venezia o Firenze i turisti superano di decine di volte gli abitanti, trasformando quartieri vivi in musei senz’anima. Il settore turistico produce ben l’8% delle emissioni globali e le navi da crociera inquinano come milioni di auto in un solo giorno.

Così decide di cambiare vita, lascia Londra, dove viveva, e intraprende un viaggio lungo quattro anni per mappare un’Italia diversa: fatta di mani che creano, di mestieri antichi, di borghi poco conosciuti. Scopre che il 75% dei visitatori si concentra nel 5% del Paese e che la soluzione può passare anche dalla tecnologia: un algoritmo umano, costruito sulle persone e sui loro interessi, capace di suggerire destinazioni meno note ma coerenti, ridistribuendo i flussi e proteggendo i luoghi più fragili.

Per questo oggi ci dà cinque consigli per un turismo consapevole:

  1. Scegliere con consapevolezza chi si sostiene.
  2. Entrare in punta di piedi, sempre da ospiti.
  3. Viaggiare per sé, non per i social.
  4. Cercare incontri, non checklist.
  5. Custodire i luoghi, invece di consumarli.

Perché ogni viaggio, ci ricorda, è un «voto sul futuro delle nostre comunità. Rispettiamo i luoghi, le persone e questa meraviglia fragile che chiamiamo Italia».

Loren. Musica. Band electro-pop e indie-rock fiorentina nata nel 2018 che con la sua musica ha ottenuto successo di critica e pubblico.

Il discorso della band fiorentina alterna comicità, critica sociale e musica. I Loren introducono in modo ironico l’idea che “sia tutto finito”, usando un selfie collettivo come simbolo dell’inerzia umana. Giocano sul paradosso che i veri nemici non siano gli uomini ma “gli alberi”, per mostrare l’assurdità del modo in cui attribuiamo valore alle cose: un albero vivo vale zero, un oggetto di legno costosissimo vale migliaia di euro.

Da qui parte una riflessione sul ruolo dei soldi, presentati come risarcimento per lavori o condizioni peggiori, e sulla confusione tra prezzo e valore: l’acqua, l’aria, l’amore non costano nulla e per questo vengono dati per scontati. Anche le canzoni hanno perso valore: con lo streaming non si sceglie più davvero, si delega alle piattaforme, perdendo la capacità di scegliere in generale — e quindi anche quella di decidere consapevolmente sul futuro.

Questa delega genera consumi nocivi, la fast fashion su tutto, sfruttamento e inquinamento globale.
In modo provocatorio affermano che non c’è nessun pianeta da salvare: “il pianeta si salva da solo”, mentre a rischiare l’estinzione siamo noi.

Da qui l’invito a un cambio di prospettiva: non tanto “lasciare un mondo migliore ai figli”, quanto creare un mondo migliore adesso, per noi e per chi amiamo, perché solo salvando noi stessi potremo salvare il resto.

“Siate vivi. E viva la paura!”

TEDxVerona Countdown è parte di un movimento globale promosso da TED.
L’obiettivo? Accelerare soluzioni concrete per la crisi climatica.
Questo evento non vuole spaventare, ma ispirare un cambiamento positivo, dimostrando che sostenibilità e innovazione possono andare di pari passo.
Per questo il 23 novembre 2025 al Teatro Camploy, otto speaker da mondi diversi, condotti dalla giornalista Letizia Triglione, condivideranno le loro storie e visioni. Le loro esperienze ci mostreranno come affrontare la sostenibilità non solo come un’urgenza, ma come un’opportunità creativa, sociale ed economica.
Perché, se cambiare spaventa, non cambiare affatto dovrebbe spaventarci di più.


TEDxVerona è un evento di rilievo, ormai appuntamento fisso nel panorama dell’innovazione italiana.
Nato più di dieci anni fa, ha saputo crescere fino a diventare uno dei più grandi TEDx d’Italia, riunendo 10.000 partecipanti, 150 aziende partner e 250 volontari.
Grazie a un team di professionisti volontari, si impegna a celebrare la curiosità intellettuale e a costruire una comunità di pensatori creativi e innovativi, con l’obiettivo di trasformare le idee in azioni concrete per un futuro migliore.

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