Jazz, serate d’autore e la prima italiana di Olympiade.
La stagione artistica del Teatro Ristori prosegue con un trittico di linguaggi che raccontano la contemporaneità attraverso la parola, la danza e il jazz internazionale. Ad aprile e maggio cinque appuntamenti che attraversano generi e sensibilità diverse.
Tra le Serate d’Autore spiccano due protagonisti molto diversi tra loro, ma accomunati da uno sguardo attento sull’uomo e sul tempo presente. Il 1° aprile arriva Notti, una libera immersione nelle atmosfere de Le notti bianche di Fëdor Dostoevskij. Lo spettacolo costruisce un dialogo tra teatro e immagini video in tempo reale, dando forma a una dimensione sospesa, quasi visionaria, che mette al centro le inquietudini relazionali e la fragilità emotiva del nostro tempo.
A chiudere la rassegna, il 22 aprile, spetterà a Domenico Iannacone con Che ci faccio qui…in scena. Il noto giornalista e autore televisivo porta sul palco la sua esperienza di narratore della realtà, trasformando le inchieste che lo hanno reso una delle voci più riconoscibili del reportage italiano in un racconto teatrale intimo e diretto.
La danza contemporanea troverà invece uno dei momenti più attesi della stagione con la prima italiana di Olympiade, in scena il 17 aprile. La creazione del duo KOR’SIA, formato da Antonio de Rosa e Mattia Russo, arriva al Ristori con il Ballet de l’Opéra Grand Avignon e si ispira allo spirito dei giochi olimpici, trasformando il corpo in campo di tensione poetica e agonistica. La coreografia indaga il gesto atletico come linguaggio simbolico, in una scrittura scenica che unisce energia fisica e dimensione visionaria.
Sul versante musicale, la stagione jazz si avvia verso il finale con due appuntamenti di forte respiro internazionale. Il 30 aprile, in occasione dell’International Jazz Day, il palco del Ristori accoglierà il quintetto del trombettista Eddie Henderson per un omaggio a Miles Davis, figura cardine nella storia del jazz del Novecento.
A completare il percorso sarà il concerto del pianista statunitense Aaron Parks, tra le personalità più raffinate della nuova scena jazz internazionale. Con il suo linguaggio sospeso tra lirismo e improvvisazione, Parks rappresenta una generazione di musicisti capaci di ridefinire i confini del jazz, portandolo verso territori sonori aperti e in continua evoluzione.
