L’attrice interpreta la famosa protagonista de La Locandiera di Carlo Goldoni al Teatro Nuovo dal 17 al 22 dicembre.
Mirandolina è uno dei personaggi più divertenti e complessi della storia del teatro. La celebre locandiera, uscita dalla penna di Carlo Goldoni, è interpretata da Sonia Bergamasco al Teatro Nuovo dal 17 al 22 dicembre.
Le è piaciuto interpretare Mirandolina?
Molto, perché è una storia che ci parla al presente. Innanzitutto, al centro c’è una donna come protagonista, ma non dobbiamo dimenticare che la storia è stata scritta nel 1752-53. Il cliché descrive Mirandolina come manipolatrice e maliziosa che si diverte ad avere gli uomini al suo gioco, ma è una lettura troppo semplicistica questa.
Se si attraversa accuratamente il testo viene fuori molto altro e questo spettacolo ci permette di entrare nel dettaglio della sua psicologia e di quella degli altri personaggi.
Inoltre la scena contemporanea in cui è stata ambientata la storia, in dialettica con il testo settecentesco, fa esplodere con forza dirompente tutta la straordinarietà e contemporaneità di quest’opera.
Chi sono gli altri protagonisti?
Gli otto personaggi che fanno parte di quest’opera, scritta da un Carlo Goldoni maturo artisticamente, sono personaggi a tutto tondo, articolati e complessi. Ciascuno porta in scena qualcosa di molto speciale e su queste loro peculiarità abbiamo lavorato con il regista Antonio Latella.

Quali sono le dinamiche della storia?
In scena c’è una donna che lavora, rappresentante della nuova borghesia che sta emergendo all’epoca di Goldoni.
I suoi pretendenti sono il Marchese di Forlipopoli, nobile senza un soldo, e il Conte d’Albafiorita, che si è comprato il titolo. Questi due personaggi di contro fanno parte di una società che sta sparendo. Siamo alle soglie della Rivoluzione francese, che ha sconvolto gli equilibri di classe.
Arriverà poi il Cavaliere di Ripafratta, che fa fare quel giro di chiave per cui Mirandolina che all’inizio si pone come una donna indipendente, alla fine scopre di essersi innamorata dell’uomo sbagliato, violento e con desiderio di possesso.
Come cambia Mirandolina nel corso della storia?
La cosa straordinaria è il percorso di conoscenza che Mirandolina fa su sé stessa. Lei crede di sapere come vanno le cose, ma il cuore incrina la sua sicurezza. Questo ci rivela che non è una manipolatrice fredda come si pensava all’inizio, ma è un essere umano complesso e fragile.
Di recente ha dedicato un film-documentario ad un’altra donna forte e determinata: Eleonora Duse…
Seguendo il percorso di Eleonora Duse, artista simbolo, e grande “assente” (in video, di lei ci resta solo un film muto) in “Duse, The Greatest” ho voluto fare luce sul mestiere dell’attrice oggi: che cos’è diventato, qual è il suo spazio nell’immaginario collettivo contemporaneo.
Ci sono punti di contatto tra Mirandolina ed Eleonora Duse?
Mirandolina era uno dei personaggi di Eleonora Duse, lei era veneta e aveva Goldoni nel sangue. L’ha portata in repertorio quasi fino all’ultimo.
Cos’è per lei il femminile oggi?
È prima di tutto la consapevolezza di quanto ci sia ancora da fare oggi a tutte le latitudini per raggiungere l’uguaglianza di genere.