Tutti almeno una volta nella nostra vita siamo stati protagonisti – o vittime – del turismo “mordi e fuggi”. Chi non ha mai approfittato di week end lunghi o ponti per andare in qualche capitale europea e stipare quante più possibili attività culturali, artistiche ed enogastronomiche nel giro di pochi giorni? E puntualmente si torna a casa con l’ennesima calamita come souvenir e troppe ore di sonno arretrato.
Negli ultimi anni però, le cose stanno cambiando e sempre più turisti si stanno trasformando in veri e propri viaggiatori. Per qualcuno potrebbero essere sinonimi questi due termini, in realtà non è così. Il viaggiatore, a differenza del turista, vuole immergersi davvero nel luogo in cui sta andando. Vuole conoscere le diverse culture, le usanze, le tradizioni. Vuole vivere davvero il posto e le persone che lo abitano, con la mente aperta e senza pregiudizi.
Il suo obiettivo è quello di trarre valore dal viaggio, arricchirsi in termini di esperienze e di conoscenze. Questo approccio richiede necessariamente più tempo a disposizione. Ed è proprio con questo intento che nasce lo slow tourism, il turismo lento.
Ma non solo. Sempre più persone vogliono approfittare dei viaggi per prendersi una pausa dalla vita frenetica e quindi ricercano in questo momento anche un’occasione per riposarsi e rigenerarsi. Riempirsi ogni momento del viaggio con un’attività prestabilita non permette di godersi a pieno il posto: i ritmi prestabiliti impediscono di perdersi nell’esplorazione di un posto. Ad esempio, in molte mete che potrebbero essere visitate a piedi o in bici si preferisce la macchina per ottimizzare i tempi. In questo modo tanti posti restano inesplorati o visti di sfuggita.
I vantaggi dello slow tourism non riguardano solo l’esperienza complessiva, ma anche la sostenibilità del viaggio. I viaggiatori lenti infatti, sono anche più consapevoli dell’impatto ambientale del loro viaggio. Tanti rinunciano alla macchina in favore dei mezzi pubblici, anche se questo spesso comporta tempistiche più lunghe per gli spostamenti. O ancora, sono consapevoli dell’impatto dei souvenir e prediligono l’artigianato locale. Se si tratta di cibo, sono curiosi di provare la cucina locale e non si aspettano di ritrovare la cucina italiana all’estero.
Gli amanti dello slow tourism prediligono inoltre mete più naturali e meno “mondane”, anche per evitare sovraffollamenti che causano numerosi disagi, sia ai viaggiatori che ai residenti. Non è un caso infatti che lo slow tourism sia visto dalle istituzioni come soluzione all’overtourism, il turismo di massa.
Come diventare slow tourist?
- Prediligi un periodo di soggiorno più lungo per avere più tempo per esplorare la tua meta.
- Valuta anche destinazioni meno conosciute, magari dove puoi stare più a contatto con la natura.
- Scegli bene come effettuare i tuoi spostamenti: se possibile, evita la macchina.
- È giusto pianificare delle attività, ma lasciati del tempo libero per esplorare.
- Cerca di supportare il più possibile le comunità e le attività locali, scegliendole rispetto alle grandi catene.