Simone Cristicchi: in scena al Ristori

di Georgia Passuello

Torna a Verona il cantautore Simone Cristicchi che abbiamo imparato a conoscere nella sua profondità d’animo attraverso la musica e la scrittura. Lo ritroviamo al Teatro Ristori con Paradiso – Dalle tenebre alla luce (il 10 aprile 2024).

Che spettacolo sarà?
Si sviluppa con un’alternanza di monologhi e canzoni inedite sul concetto di “paradiso” nelle sue varie accezioni.
“Paradiso” – di cui ho curato anche la regia – ha una forma molto colloquiale di dialettica con il pubblico, così da rendere più intimo il racconto, perché in fondo la ricerca del “paradiso perduto” e della felicità è qualcosa che appartiene a ogni essere umano: per questo, lo spettacolo è un viaggio “dalle tenebre alla luce” che facciamo tutti insieme. Racconti personali, storie che mi hanno segnato nel mio percorso di vita, e poi ricerca antropologica, psicologica e spirituale: verso il capitolo finale, dove recito a memoria il 33° canto del Paradiso di Dante, una delle opere letterarie più bella mai scritte.

Torniamo al 2007 e alla vittoria sanremese, quanto ha influito sulla carriera?
La vittoria del Festival di Sanremo nel 2007 con “Ti regalerò una rosa” è stata totalmente inaspettata, e di conseguenza ho dovuto fare i conti con un’immensa fortuna e tanta responsabilità. Quello che ho cercato di fare è stato trasformare quel successo incredibile in qualcosa di duraturo. Tre anni dopo, nel 2010 debuttai col primo monologo – un racconto in versi sulla guerra degli italiani in Russia – e da allora non ho più smesso di costruirmi un pubblico teatrale che potesse affezionarsi al mio percorso di ricerca.

È arrivato naturalmente il passaggio tra essere cantautore e attore teatrale?
È stato molto semplice, perché fin dall’inizio, nei miei concerti tendevo a drammatizzare le canzoni, a renderle teatrali, a raccontare piccole storie che facevano da preambolo. La vera sfida però è stata confrontarmi con l’arte del monologo – credo la disciplina più difficile nel teatro – e ho avuto la fortuna di avere grandi maestri come Alessandro Benvenuti e Antonio Calenda. Poi ho ricominciato a scrivere canzoni, e ad inserirle negli spettacoli teatrali che scrivevo: così sono riuscito a creare un mio stile peculiare, che ho chiamato “musical-solo”.

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