Le “mani veronesi” prestigio del made in Italy.
Si terrà dal 22 al 25 settembre la 60ª edizione di Marmomac: un traguardo che celebra la principale fiera mondiale dedicata alla filiera della pietra naturale. Per l’occasione un programma ricco di stravolgimenti che trasformerà la Fiera di Verona in una grande “materioteca” diffusa su oltre 76.000 metri quadrati.
Nata nel cuore di uno dei più importanti distretti italiani del settore, Marmomac è oggi l’hub internazionale di riferimento per aziende, professionisti, architetti e designer. Nata nel 1940 a Sant’Ambrogio di Valpolicella come “Mostra del Marmo e delle Macchine”, Marmomac affonda le proprie radici nel distretto veronese della pietra, uno dei più importanti ed antichi d’Europa.
Siamo quindi voluti andare alle origini della storia della nostra città per capire quale legame esiste tra la città di Verona e il mondo del marmo. Abbiamo notizie più che certe che nella città scaligera si estraeva e lavorava il marmo fin dall’epoca romana, e l’Arena, icona veronese, è lì a ricordarlo. Dal periodo romanico, poi, le pietre di qui iniziarono a viaggiare e ad essere apprezzate in tutta Italia e al seguito la fama degli abili scalpellini e artigiani veronesi.
A segnarne la produzione il boom di produzione registrato nell’Italia del secondo dopoguerra, la prima era del consumo per il nostro Paese. Il settore seguì una rapida industrializzazione negli anni a seguire saldando così le abilità delle “mani veronesi”. Ed è proprio da queste grandi capacità che il settore del marmo vive un successo in grado di durare decenni e che ci porta ancora oggi ad essere competitivi nonostante i forti competitor quali Cina, Turchia e India in grado di coprire più della metà della produzione globale. Questi paesi infatti si dimostrano favoriti grazie all’abbondante disponibilità di materia prima, a costi di produzione vantaggiosi e probabilmente alla scarsa cura dei prin della sostenibilità.

Ma tornando a parlare di dati si registra che in quasi 70 comuni, distribuiti tra Verona e Vicenza, dove si è costruito il distretto del marmo e della pietra, si trovano: 4.355 addetti, dei quali 4.099 impegnati nella lavorazione e 256 nell’estrattivo. Si contano inoltre 535 imprese dedite a taglio, modellatura e finitura di pietre e 74 impegnate nell’estrazione. Il 48,8% sono società a capitale, il resto è diviso quasi equamente tra individuali e di persone. Verona e Vicenza insieme coprono il 31% delle esportazioni italiane, con 378,5 milioni di euro nei primi nove mesi del 2023.
Nel distretto sono ormai disponibili solo pochi, seppure pregiati, tipi di pietra naturale. In testa troviamo il marmo rosso di Verona, che ha imperato nei palazzi della Serenissima, o il celebre marmo di Prun che ritroviamo nella piazza delle Erbe e che veste l’Arena.
Nel Vicentino prospera il marmo di Chiampo, quello prescelto da Donatello per la Deposizione di Cristo nella Basilica del Santo di Padova.
A dimostrare quanto ancora sia centrale la fusione tra arte e marmo con uno sguardo sempre aperto alle trasformazioni, il programma che andrà in segna alla prossima edizione di Marmomac: l’apertura sarà affidata alla lectio di Carlo Ratti, architetto e curatore tra le figure più autorevoli del dibattito internazionale sul rapporto tra tecnologia, città e architettura. Un’apertura che segna simbolicamente un’edizione che guarda al futuro della pietra naturale come elemento capace di interpretare le grandi transizioni del presente.