Maria Paiato è Riccardo III al Teatro Romano.
Maria Paiato, una delle attrici più raffinate del panorama italiano e vincitrice di due premi Ubu, interpreterà Riccardo III di William Shakespeare con la regia di Andrea Chiodi. Lo spettacolo, in prima nazionale al Teatro Romano per la 77° Estate Teatrale Veronese, vede il dramma del duca di Gloucester, uomo crudele e ambizioso, disposto a tutto pur di salire sul trono divenendo simbolo del male assoluto e andando verso la sua inevitabile decadenza.
Di Riccardo III abbiamo parlato con la sua protagonista Maria Paiato.
In Riccardo III lei interpetra un personaggio maschile e complesso: il duca di Gloucester è temuto e al contempo forse anche apprezzato per la sua “genialità del male”. Come è stato interpretare questo ruolo?
In questi mesi mi sono dedicata a portare a memoria il testo entrando in confidenza con il personaggio che è temuto soprattutto per una donna. Questo secondo me per un retaggio del condizionamento culturale femminile: una donna che si cimenta con ruoli femminili va bene, se lo fa con dei ruoli maschili “che non le competono” è più complesso.
Questo però è un pregiudizio mio, diciamo che questo ruolo mi intimidisce molto ma allo stesso tempo lo affronterò con il desiderio di una donna che si vuole “nascondere” dentro i panni di un uomo; io voglio infatti fare un uomo, non una donna cattiva assettata di potere. Sarò dentro i panni di Riccardo con la sua deformità, userò la mia voce con una tonalità più bassa, sicuramente sfrutterò anche i costumi dove ho intravisto delle possibilità.
Riccardo è un uomo che finge molto, lo dice già dal primo monologo “Mi sono deciso a provarmi nella parte dell’infame”, ecco “provarmi” e “parte” sono parole che si usano in teatro quindi un fingere ambiguo: quello di Riccardo davanti alla corte, dove finge per le sue strategie di potere, ma anche il fingere vero dell’attore davanti al pubblico. Impossibile mostrare tutti gli strati, devi portare la rotondità dentro questo personaggio e renderlo godibile al pubblico.
Lei ha già recitato in classici shakespeariani come Sogno di una notte di mezza estate e La dodicesima notte. Che sensazione è ritornare ad interpretare un’opera del Bardo? E quanto le sue opere, in questo caso il Riccardo III, possono porre un collegamento con l’attualità?
Di Shakespeare ciò che accomuna è il linguaggio pieno di metafore, le immagini poetiche con molte possibilità di lettura da cui trarre più colori e significati possibili. Tutti i suoi testi ancora oggi hanno un collegamento con motivi e pensieri su cui ragionare. Infatti cosa stiamo vivendo in questo momento storico? Dopo la seconda guerra mondiale sembrava fossimo arrivati a voler dire basta ad anni di congiure ed assassini, ad essere civili, ad avere un modo di vivere aperto, tollerante e invece siamo ancora qui. Riccardo III ci racconta questo, la sete di potere ma allo stesso tempo di come lui e tanti dittatori finiscano male, per questo il dramma ha ancora delle cose da dire.
Ha avuto modo di interpretare diversi personaggi, tra questi ce ne sono alcuni per cui ha provato un forte coinvolgimento?
Devo dire che sono stata fortunata, in quarant’anni di lavoro sono riuscita, nella mia semplicità, a costruirmi un percorso giusto per me. Bello La Maria Zanella con la regia di Maurizio Panici, lei era un personaggio crudele e disarmante per la sua fragilità. La Celestina con Luca Ronconi al Piccolo Teatro di Milano, Anna di Boston Marriage con Giorgio Sangati, e Il delirio del particolare di Vitaliano Trevisan dove ero un’anziana con i suoi ricordi.
La prima nazionale di Riccardo III avrà luogo il 17 e 18 luglio al Teatro Romano di Verona, città sicuramente significativa per Shakespeare. Verona ha un particolare legame anche per lei?
Io sono una cittadina del Veneto quindi già solo per questo Verona la sento vicina anche se non ho legami parentali nella città; ma la sua bellezza e le persone che ho conosciuto nelle esperienze che ho fatto me la rendono una città nella quale vengo con grande piacere e in cui sto bene. Sono molto contenta che il debutto avvenga qui.