Rex Destruens. Re Lear

di Agnese Ceschi

Con Cacciari la tragedia si fa attuale.

Il Re Lear è una delle tragedie più appassionanti e paradossali di Shakespeare. La storia dell’anziano Re di Britannia Lear è follia e mancanza di misura, è distruzione. Infatti per questa sua profonda teatralità e pathos è anche una delle tragedie shakespeariane più amate e rappresentate sul palcoscenico.

Il filosofo, accademico e curatore visionario Massimo Cacciari si occupa da anni di questa tragedia, studiandone le sue numerose sfaccettature e interpretazioni, tanto da aver prodotto un libro sul tema nel 2015 ed aver tenuto varie masterclass. Per questo è proprio lui ad aver curato l’allestimento Rex Destruens, Re Lear che andrà in scena il 3 settembre in prima nazionale al Teatro Romano e che ha per protagonista l’anti-eroe shakespeariano.

Chi è Re Lear?

L’anziano Re di Britannia Lear è un eccesso di pathos, sconclusionato ed incredibile. Ma è un pathos che non fa apprendere nulla a differenza della tragedia classica, che sosteneva che attraverso il pathos si può apprendere. Lear eccede nelle parole che utilizza, nelle sue celebri maledizioni e questo rende, secondo Cacciari, questo personaggio complesso da interpretare per un attore.

Tutto ha origine dalla prova d’amore che Re Lear chiede alle tre figlie. Le conseguenze di questa richiesta, che generano uno scenario apocalittico e disastroso, sono la sostanza di questa tragedia, suddivisa in 5 atti e scritta dal magistrale William Shakespeare tra la fine del 1605 e l’inizio del 1606.

La trama

In una Britannia pre-romana l’anziano Re Lear decide di abdicare e dividere il regno tra le sue tre figlie. Per farlo, chiede loro di dichiarare pubblicamente quanto lo amino. Le due figlie maggiori, Goneril e Regan, lo lusingano con false parole, mentre la figlia minore e preferita, Cordelia, si rifiuta di partecipare a questa farsa, affermando di amarlo semplicemente come un padre deve essere amato. Furioso per la risposta, Lear la disereda e la caccia.

Una volta ottenuto il potere, Goneril e Regan mostrano la loro vera natura spietata, umiliando il padre e privandolo della sua scorta. Abbandonato da tutti, Lear impazzisce e vaga disperato in una landa desolata durante una terribile tempesta. Cordelia ritorna dalla Francia con un esercito per salvare il padre, ma viene catturata e giustiziata. In un finale straziante e pieno di dolore Lear muore stringendo il corpo senza vita della figlia prediletta e fedele.

L’attualità di questa tragedia e della poetica shakespeariana

Re Lear è la rappresentazione di una catastrofe e pertanto va interpretato in chiave apocalittica. In questo testo dove ogni cosa è eccesso, sofferenza e distruzione – i personaggi, le situazioni, la natura – non c’è nessun apprendimento o redenzione, a differenza di quello che accadeva nella tragedia per eccellenza greca.

In questo mondo al rovescio ribolle una verità di sconvolgente attualità: l’insanabile conflitto tra generazioni che esplode violento nelle epoche di crisi e la conseguente rovina della famiglia, nucleo primordiale della società.
In un orizzonte sconvolto da tempeste che sovrastano ogni forza umana, la rivolta e l’amore dei figli si scontrano con pari, tragica impotenza. Tutto questo dramma non è frutto degli dèi o del destino, ma della cecità, follia, invidia della Natura umana: sono gli uomini e le loro passioni i veri responsabili di tutto questo dramma.

L’adattamento in scena al Teatro Romano, a cura di Massimo Cacciari, è una produzione del Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale, per la regia di Leonardo Tosini e con Arianna Calgaro, Simone Pedini, Andrea Sadocco, Magdalena Soldati, Daniele Tessaro.

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