Orizzonti sostenibili: la filiera del riso a Verona 

di Marta Tarasconi

Tradizione agricola e sfide ambientali nella pianura veronese. 

La pianura veronese, e in particolare l’area di Isola della Scala, è uno dei territori simbolo della risicoltura italiana. Qui, tra canali e risorgive, il paesaggio racconta una storia secolare in cui agricoltura, gestione dell’acqua e cultura locale si intrecciano in modo indissolubile. 

Le prime risaie nel Veronese risalgono agli inizi del Cinquecento, quando famiglie di origine lombarda introdussero questa coltura in un territorio allora caratterizzato da zone paludose e improduttive. La Serenissima regolamentò presto l’uso delle acque, istituendo nel 1545 i “Provveditori sopra i beni inculti” per gestire bonifiche e irrigazione. Grazie a questi interventi, vaste aree furono trasformate in campi coltivabili, dando vita a un’economia agricola fiorente che già nei secoli successivi alimentava il mercato veneziano. Ancora oggi, il paesaggio della bassa veronese conserva le tracce di questa evoluzione: terreni alluvionali, acque di risorgiva e una fitta rete di canali costituiscono la base naturale della coltivazione del riso. 

Oggi la filiera del riso veronese si confronta con le sfide della sostenibilità. La coltivazione tradizionale richiede un uso intensivo dell’acqua. In un contesto di cambiamenti climatici e crescente pressione sulle risorse idriche, questo aspetto rappresenta uno dei nodi centrali. Tuttavia, proprio nel Veronese si sono sviluppate pratiche agronomiche che cercano di bilanciare produttività e tutela ambientale: la rotazione delle colture, ad esempio, consente di ridurre l’uso di fertilizzanti e fitofarmaci, mentre una gestione attenta dei cicli di irrigazione limita gli sprechi. 

Le risaie svolgono inoltre un ruolo ecologico spesso sottovalutato. Gli ambienti umidi creati dall’allagamento stagionale favoriscono la biodiversità, ospitando anfibi, insetti e uccelli acquatici. Allo stesso tempo, però, l’uso di pesticidi e la semplificazione degli ecosistemi agricoli possono compromettere questo equilibrio. La sfida contemporanea è dunque quella di mantenere la funzione produttiva senza perdere il valore ambientale, investendo in tecniche sempre più sostenibili e in un’agricoltura di precisione. 

In questo contesto si inserisce il valore identitario del riso veronese, incarnato dal Riso Nano Vialone Veronese IGP, prima varietà in Europa a ottenere il riconoscimento nel 1996. Non si tratta solo di un prodotto agricolo, ma di un vero e proprio simbolo territoriale, che racconta una filiera corta, regolata e legata alle specificità del suolo e del clima locale. 

La celebrazione più evidente di questo legame è la Fiera del Riso di Isola della Scala. Nata negli anni Sessanta come festa di fine raccolto, oggi è diventata una manifestazione di grande rilievo, capace di attirare centinaia di migliaia di visitatori. Per oltre tre settimane, il risotto diventa protagonista non solo gastronomico, ma culturale: un’occasione per valorizzare il lavoro agricolo, promuovere il territorio e rafforzare il senso di comunità. La Fiera rappresenta così un ponte tra passato e futuro, dove la tradizione contadina incontra le sfide contemporanee della sostenibilità. 

Raccontare la filiera del riso nel Veronese significa osservare un sistema complesso, in cui storia, ambiente ed economia si influenzano reciprocamente. In un’epoca in cui la sostenibilità non è più un’opzione ma una necessità, queste risaie offrono un esempio concreto di come la tradizione possa evolversi, mantenendo vive le proprie radici e, al tempo stesso, guardando avanti. 

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