Orizzonti sostenibili: il futuro delle nostre montagne

di Marta Tarasconi

Le sfide del cambiamento climatico in alta quota.

Le montagne sono tra i luoghi più fragili e sensibili ai cambiamenti climatici. Quello che accade in alta quota è spesso il riflesso amplificato di processi globali, tra cui l’aumento delle temperature, l’alterazione delle precipitazioni, la riduzione della copertura nevosa, lo scioglimento dei ghiacciai… Tutto questo sta trasformando profondamente il paesaggio, gli ecosistemi e le comunità che le abitano.
Come confermano numerosi studi, le alpi si scaldano a una velocità doppia rispetto al resto del pianeta. Ghiacciai che per secoli hanno modellato le valli stanno arretrando, in molti casi scomparendo del tutto. Negli ultimi cento anni la superficie totale dei ghiacciai si è ridotta del 50-60%, con un’accelerazione delle perdite negli ultimi decenni. L’esempio più eclatante è il ghiacciaio dei Forni, il secondo in Italia per estensione, che nella parte più bassa perde circa 5 metri di spessore l’anno.

Il ritiro del ghiaccio ha impatti molto significativi sull’ambiente circostante: significa minore disponibilità d’acqua nei mesi estivi, maggior rischio di frane e smottamenti, modifiche nei cicli naturali che regolano la vita di piante e animali, oltre che delle comunità limitrofe. Anche la stabilità dei versanti è minacciata dal degrado del permafrost, quel sottile strato di terreno permanentemente gelato che, una volta sciolto, può innescare crolli e instabilità.
Il futuro delle montagne, e dei fondovalle che da esse dipendono, è strettamente legato alla capacità di adattamento. I modelli climatici indicano che, nei prossimi decenni, le stagioni invernali saranno più brevi e meno nevose, mentre le estati saranno più calde e secche. Ciò avrà conseguenze dirette anche sull’economia locale: il turismo invernale dovrà reinventarsi, l’agricoltura dovrà adattarsi a nuovi regimi idrici e a colture più resistenti, la gestione delle risorse naturali dovrà diventare più sostenibile.

In questo scenario, la ricerca scientifica svolge un ruolo fondamentale. Il MUSE – Museo delle Scienze di Trento – ha avviato nel 2023 il progetto “Le sfide del cambiamento climatico in alta quota”, realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Terra “Ardito Desio” dell’Università di Milano. L’iniziativa si concentra sulla Val Grosina, nel Gruppo della Cima Piazzi, un’area che offre un laboratorio naturale straordinario per comprendere come i versanti montani reagiscono all’innalzamento delle temperature e al ritiro dei ghiacci.
Attraverso rilievi sul campo, analisi geologiche e modelli numerici, i ricercatori studiano l’evoluzione delle pareti rocciose che un tempo erano quasi completamente ricoperte dai ghiacciai. L’obiettivo è capire come cambieranno la morfologia e la stabilità delle montagne in un contesto “senza ghiacci”, e come questi mutamenti possano influire sugli ecosistemi e sulla sicurezza dei territori a valle.

“La montagna – spiega il ricercatore glaciologo del MUSE Christian Casarotto – ci mostra il suo modo di adattarsi a un contesto climatico che sta rapidamente mutando, portando a modifiche di ecosistemi come quello glaciale e delle alte quote più in generale. La ricerca e lo studio di questi rapidi processi è necessaria per maturare la consapevolezza delle responsabilità che abbiamo. Perché gli artefici di questo cambiamento siamo noi”. Ma la ricerca, da sola, non basta.
Per affrontare le sfide del cambiamento climatico serve un impegno condiviso. Servono politiche di adattamento, una pianificazione del territorio che tenga conto della nuova fragilità dei versanti, investimenti nella prevenzione del rischio, ma non solo. È necessario anche un cambiamento culturale: comprendere che la montagna non è solo un luogo di svago, ma un ecosistema vitale da cui dipende la qualità della nostra vita.

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