Un’oasi di verde contro crisi idrica e isole di calore.
In un contesto urbano sempre più segnato dagli effetti dei cambiamenti climatici — tra lunghi periodi di siccità, piogge intense e temperature in costante aumento — anche le città sono chiamate a fare la loro parte. Verona rappresenta un esempio virtuoso di rigenerazione urbana: tra le diverse soluzioni che ha messo in atto, ha creato anche il primo giardino urbano sostenibile.
Un progetto pensato per recuperare vecchie architetture, trasformandole in VUS (spazio verde urbano) capaci di contrastare il fenomeno delle isole di calore, ridurre gli spechi d’acqua e offrire benefici tangibili alla qualità della vita dei cittadini.
Come nasce il giardino urbano
«L’idea del giardino urbano a Veronetta nasce dalla consapevolezza delle condizioni climatiche del nostro territorio – ci racconta Federico Benini, Assessore a Verde, Arredo Urbano e Illuminazione Pubblica. – Gli eventi meteorologici sono sempre più estremi e imprevedibili. Da qui ci siamo chiesti: perché non adattare anche il verde pubblico come un qualcosa che riesce a far fronte ai cambiamenti climatici?».
È nata così la prima sperimentazione, due anni fa, in Veronetta, vicino a Giardino Giusti, un posto che meritava di essere valorizzato, ma nel giro di pochi mesi sono sorti altri 4 giardini urbani: al Saval, a Parona, ad Avesa e in Valdonega.

I benefici del giardino urbano
I vantaggi dei giardini urbani sono in realtà diversi:
riqualificazione urbana;
riduzione degli specchi d’acqua;
miglioramento dell’estetica della città e della qualità di vita dei cittadini.
Tutti i giardini urbani sono nati infatti come elementi di arredo sostitutivi, ci spiega Benini. «In precedenza erano tutti fontane o vasche: tuttavia le fontane si rompono facilmente, se ne fa spesso un uso improprio e hanno alti costi di manutenzione». Ecco perché il VUS rispondeva in maniera concreta all’esigenza di riprogettare uno spazio che fosse sia funzionale che bello esteticamente. Le piante scelte inoltre, non hanno bisogno di irrigazione, basta quella piovana.
Molti cittadini e cittadine erano scettici all’inizio: come tutti i cambiamenti, è necessario avere pazienza. Tutti però poi si sono presto ricreduti e hanno apprezzato molto come il verde urbano abbia di fatto contribuito a migliorare la città, sotto tutti i punti di vista. Quella del giardino urbano è sì un esempio di modello adattivo ai cambiamenti climatici, ma è anche una risposta simbolica alla crisi climatica, il segnale che bisogna passare all’azione.
Il contributo di Amia
In questo progetto, Amia è stato partner e braccio operativo. Abbiamo chiesto a Massimo Caloi, referente del Verde Orizzontale di AMIA, che ha curato il progetto, studiando anche la preparazione del terreno prima della piantumazione, come è stato progettato il giardino urbano.
Il progetto nasce dall’esigenza di ottimizzare le risorse idriche a disposizione e soprattutto la capacità di irrigare con regolarità durante il periodo estivo stralci di verde dove non è presente l’impianto di irrigazione. A questo, si aggiunge un prezioso aspetto che riguarda la ricerca della biodiversità in ambito urbano. Tra le piante scelte, ci sono la Verbena bonariensis, la Salvia nemorosa e la Borrago officinalis: piante ornamentali che danno fiori e arbusti che non crescono in modo veloce. Sono anche importanti attrattori di api e farfalle e contribuiscono alla loro riproduzione.
«Alcuni di questi vegetali sono stati poi sostituiti nel tempo, altri invece fanno ancora parte dell’impianto originale. Si tratta di spazi che hanno bisogno di una manutenzione ordinaria, soprattutto per liberarli dalla vegetazione infestante, ma che non hanno bisogno di essere irrigati: in due anni non c’è mai stato bisogno di portare acqua».