Orizzonti sostenibili: estate urbana a Verona

di Marta Tarasconi

Come i cambiamenti climatici stanno influenzando i mesi estivi.

L’estate urbana a Verona non è più soltanto una stagione: è diventata una sfida strutturale, che mette alla prova la vivibilità della città e la sua capacità di adattarsi a un clima che cambia rapidamente. Ondate di calore sempre più frequenti, notti tropicali e lunghi periodi di siccità stanno trasformando anche lo spazio urbano.

Le città, pur occupando una porzione limitata del territorio, consumano circa il 75% delle risorse naturali e producono oltre il 70% delle emissioni globali di CO₂. Questo squilibrio si traduce in un’alterazione profonda del bilancio energetico naturale che genera il noto fenomeno dell’Isola di Calore Urbana (UHI – Urban Heat Island). Materiali come asfalto e cemento assorbono e rilasciano calore, gli edifici ostacolano la dispersione della radiazione e le attività umane generano ulteriore calore. Il risultato è un aumento significativo delle temperature, soprattutto nelle ore notturne.

A raccontarci queste informazioni sono Linda Avesani, professoressa dell’Università di Verona e coordinatrice del progetto èVRgreen – condotto in collaborazione fra Comune di Verona, Università di Verona e Università di Padova – insieme alla professoressa Flavia Guzzo e al dottor Riccardo Greco.

A Verona questo fenomeno si intreccia con altri fattori critici: la progressiva impermeabilizzazione del suolo, la scarsità d’acqua e una distribuzione diseguale del verde urbano. A ciò si aggiungono l’aumento dei consumi energetici per il raffrescamento e una qualità dell’aria che, nei mesi estivi, è aggravata dalla formazione di ozono.

Come sottolineano Avesani e Guzzo «in questo quadro di forte pressione antropica e di maggiore vulnerabilità ai cambiamenti climatici delle città, l’implementazione e la gestione della vegetazione assume un ruolo cruciale per la resilienza cittadina. Il verde urbano agisce come la vera e propria “sala macchine” dell’ecosistema cittadino. Le piante, attraverso il fenomeno della traspirazione, si comportano da veri e propri “climatizzatori”. Questo processo, unito all’ombreggiamento, può incidere in modo tangibile sulle temperature urbane.

Il problema, tuttavia, è anche urbanistico. Verona – come molte città storiche italiane – è stata progettata per un clima che non esiste più. Strade strette, superfici impermeabili e scarsità di spazi verdi rendono complesso intervenire, soprattutto nei centri storici. Eppure, alcune strategie sono già chiare: depavimentare dove possibile, aumentare la copertura vegetale e ripensare lo spazio pubblico».

Tra le soluzioni più concrete e rapidamente attuabili emergono anche i cosiddetti “pocket parks”, piccoli parchi urbani diffusi, capaci di creare micro-oasi di raffrescamento. Più ambiziosa, ma altrettanto necessaria, sarebbe la realizzazione di una cintura verde attorno alla città, in grado di migliorare il microclima su scala più ampia.

«In un quadro così complesso – raccontano le professoresse – è fondamentale adottare un approccio scientifico basato sul concetto di salute ecosistemica, intesa come la capacità dell’ecosistema urbano di mantenere nel tempo le proprie funzioni ecologiche, garantendo biodiversità, qualità dell’aria, regolazione del microclima e benessere per le persone. Prima di intervenire è necessario conoscere lo stato di salute della città, misurandone in modo oggettivo i punti di forza e le criticità. Con questo obiettivo è nato il progetto èVRgreen, sostenuto anche dalla Fondazione Cariverona, che ha permesso di fotografare lo stato di salute ecosistemica della città di Verona».

Come evidenzia Greco, «la lotta alla crisi climatica richiede l’impegno di tutti e tutte, non solo delle istituzioni. A Verona è fondamentale coinvolgere i cittadini, promuovendo la cura del verde esistente e nuove soluzioni come tetti e facciate verdi. Un adattamento efficace passa quindi anche da azioni condivise e coordinate dalla comunità».

Affrontare le estati urbane non è più una questione marginale, ma una priorità. Significa ripensare la mobilità, ridurre la cementificazione, investire nel verde e, soprattutto, costruire una visione condivisa tra istituzioni e cittadini. Perché il futuro climatico delle nostre città non si giocherà solo nelle previsioni meteo, ma nelle scelte che la città saprà fare oggi.

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