Orientamento: uno strumento sociale

di Agnese Ceschi

L’intervista a Stefano Quaglia su dispersione e fallimento scolastico.

Novembre è il mese dell’orientamento per la scuola e per il mondo del lavoro. Un momento importante in cui studenti e famiglie iniziano ad interrogarsi sulla scelta della scuola o dell’università per l’anno successivo.

Per sollecitare questa riflessione a Verona si svolgono da decenni due fiere che sono una vera occasione per le famiglie e gli studenti perché attraverso queste esperienze si possono fare un’idea delle opportunità che il mondo della scuola e il mondo del lavoro offrono.
Ma in che cosa consiste veramente l’orientamento e perché ha senso nella società di oggi? Lo abbiamo chiesto a un esperto di scuola e di orientamento, Stefano Quaglia, già professore, dirigente scolastico e provveditore dell’Ufficio scolastico provinciale di Verona.

Quando è nato il concetto di orientamento?

L’orientamento non è una cosa recente. Io ho cominciato a occuparmene già nel 1985. In quegli anni l’orientamento si configurava come presentazione delle caratteristiche del mondo esterno alla scuola, attraverso il contatto con il mondo dell’impresa. Non fu un inizio facile. Poi nacque il COSP, un’associazione che risponde alle esigenze di orientamento anche con un grande impegno degli industriali, e l’idea dell’orientamento prese piede.

Perché fare orientamento?

Negli anni abbiamo capito che l’elemento fondamentale per fronteggiare dispersione e fallimento è proprio l’orientamento. Consiste nell’aiutare i ragazzi a comprendere le proprie caratteristiche, i propri interessi e passioni, così da scegliere percorsi adeguati. Il problema più evidente è lo scollamento tra attitudini reali dei ragazzi e aspettative delle famiglie. Non si può pretendere di ricavare un ingegnere da chi non sopporta la matematica, o un interprete da chi a malapena parla l’italiano.

Quali altre criticità esistono?

Un altro nodo è la gerarchia di valori ancora presente: le attività manuali sono viste come inferiori rispetto ai licei. Oggi ci sono circa venti tipologie di liceo, contro cui tecnici e professionali faticano a competere. Eppure, sono proprio questi ultimi che spesso offrono più sbocchi lavorativi, specie in informatica, logistica e meccanica. Il problema è la valutazione sociale del percorso scolastico e il sistema a piramide: licei in alto, tecnici e professionali in basso. Servirebbe invece un orientamento radiale, che valorizzi tutti i percorsi con pari dignità.

Cosa offre la formazione tecnica in Italia?

Gli istituti tecnici italiani sono tra i migliori al mondo, ma non vengono valorizzati. L’altro errore è quello di pensare che sia necessaria l’università per lavori ad alta retribuzione e di alta precisione quando abbiamo gli ITS, gli istituti tecnici superiori chiamati ultimamente ITS Academy. In Italia dovremmo riuscire a ridare vigore agli istituti tecnici perché senza queste scuole il Paese non ha più i tecnici operativi, non ha più i quadri, che sono quelli che fanno funzionare le macchine.

Da quanti elementi è composto l’orientamento?

Per prima cosa abbiamo l’orientamento informativo senza il quale non si può essere consapevoli; perché bisogna sapere ad esempio il piano didattico di una scuola, quali sono le materie che si fanno e quante ore settimanali sono previste. L’orientamento formativo invece consiste nel domandarsi quali sono le proprie aspirazioni e desideri per il futuro, le attività preferite: ad esempio, se mi piace di più stare in laboratorio o sui libri.
In aggiunta, c’è l’orientamento operativo – far provare ai ragazzi magari in anticipo quello che potrebbe essere il percorso scolastico – e il delicato riorientamento, che aiuta uno studente a ripensare al proprio percorso scolastico.

Quale consiglio darebbe alle famiglie?

Un consiglio per le famiglie è sicuramente di informarsi bene, di farsi aiutare dai professori e di riflettere bene, guardando più che i consigli orientativi, le pagelle finali. Adesso abbiamo la valutazione delle competenze che ci aiuta sicuramente nel valutare quali sono le inclinazioni e le passioni dei ragazzi. L’orientamento non è un problema individuale, ma familiare e sociale.

Stefano Quaglia

I SALONI DELL’ORIENTAMENTO A VERONA

Job&Orienta Verona
Dal 26 al 29 novembre 2025
VeronaFiere

Orienta Verona
Dal 5 all’8 novembre 2025
Palazzo della Gran Guardia

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