Vini autentici, resistenti e longevi, che rispettino la natura senza compromessi sulla qualità. Tra tutte le novità che riguardano il mondo del vino una delle più interessanti e particolari riguarda una nuova frontiera: i vini Piwi. Molti produttori stanno iniziando solo ora a piantare varietà Piwi e senza dubbio è un campo in cui c’è ancora molto da imparare.
Andiamo per gradi e cerchiamo di capire: cosa hanno di interessante questi vini?
Il termine PIWI è un acronimo dal tedesco pilzwiderstandfähig, letteralmente “viti resistenti ai funghi”. Si tratta del risultato di molti incroci tra viti di varietà differenti e, talvolta, anche specie diverse che, dopo generazioni, portano alla selezione di piante resistenti, con cui si produce vino di qualità. I vitigni Piwi sono resistenti alle malattie funginee come oidio e peronospora, grazie all’ibridazione tra Vitis vinifera e varietà più resistenti, come ad esempio Vitis rupestris.
Dobbiamo ora sfatare un mito. I Piwi non sono degli OGM, ma sono un nuovo individuo nato da due genitori diversi. I vini Piwi con nomi simili a quelli tradizionali, ad esempio Merlot Khorus o Sauvignon Kretos, derivano da questi ultimi, ma non sono la stessa cosa.
I vini prodotti con questi vitigni sono in sintonia con la natura, grazie ad un minor ricorso a trattamenti fitosanitari, un ridotto consumo di acqua, meno compattamento del suolo e minori emissioni di CO₂.
Infine questi vini possono essere considerati la nuova frontiera del mondo del vino, perché sono senza dubbio un prodotto che attira i giovani, più curiosi e aperti verso i vini naturali, rispettosi dell’ambiente e più salutari.

Abbiamo chiesto alla sommelier Corinna Gianesini alcune curiosità su questi vini. Che differenza c’è a livello gustativo tra vini Piwi e tradizionali?
I vitigni Piwi sono il risultato di incroci tra varietà diverse, spesso un genitore è un vitigno tradizionale, mentre l’altro è un vitigno resistente. Questo processo dà origine ad una specie nuova, che però porterà con sé i geni di entrambi i genitori, ma avrà un’espressione del tutto personale nel diventare vino.
Se uno dei genitori è una varietà aromatica è molto probabile che anche l’uva che deriva dalla nuova vite Piwi abbia degli aspetti gusto-olfattivi che ricordano queste caratteristiche aromatiche. Al di là di questa specificità direi che, come per tutte le vigne del mondo, l’influenza maggiore a livello gusto-olfattivo la si deve al terroir in cui la vigna cresce e al modo in cui il vignaiolo decide di vinificare e affinare le uve che ha a disposizione.
I vini Piwi sono più salutari?
I vitigni Piwi hanno un impatto ecologico consistentemente inferiore rispetto alle varietà tradizionali, perché hanno una resistenza naturale agli attacchi di funghi. Ciò significa che per coltivarli e mantenere l’uva sana sono necessari pochissimi trattamenti in vigneto. In alcune zone particolarmente fresche e ventilate si può arrivare addirittura a non trattare mai. L’uva arriva in cantina perfettamente sana e questo agevola molto il lavoro del produttore. C’è da dire, poi, che molti produttori si sono avvicinati ai vitigni Piwi guidati dal desiderio di preservare la natura del vigneto e la biodiversità della flora e della fauna residenti.
Questo stesso desiderio di naturalità lo si ritrova spesso anche in cantina dove i metodi di vinificazione sono meno invasivi e tendono a rispettare l’evoluzione spontanea del vino.