Venerdì 3 e sabato 4 ottobre il Teatro Filarmonico si trasformerà in un crocevia internazionale di conoscenza, emozione e partecipazione. “Risonanze: Comunità Sonore per vivere meglio”, promosso dal Conservatorio “Evaristo Felice Dall’Abaco” insieme a un’ampia rete accademica, invita la città ad ascoltare e a fare musica non soltanto come arte, ma come strumento di benessere collettivo e di coesione sociale. L’iniziativa è sostenuta dal progetto PRO-BEN del Ministero dell’Università e della Ricerca e si presenta come una finestra concreta sul potenziale terapeutico del suono applicato alla vita di comunità. L’ingresso è gratuito con prenotazione sul sito ufficiale: https://comunitasonore.it/
Per la prima volta in Italia, Verona accoglierà sullo stesso palco alcuni tra i nomi che hanno definito l’orizzonte della Community Music Therapy: Brynjulf Stige, Tia DeNora, Gary Ansdell ed Even Ruud porteranno ricerche, pratiche e visioni che hanno ridisegnato i confini della disciplina, mettendo in relazione musica, salute e contesti di vita. Accanto a loro, studiosi italiani come Luca Aversano e Antonella Coppi intrecceranno dialoghi che avvicinano teoria ed esperienza diretta, con un linguaggio accessibile anche ai non addetti ai lavori.
Il format alternerà lezioni magistrali, dimostrazioni pratiche, sessioni partecipative e una tavola rotonda conclusiva, modulando l’attenzione tra il rigore della ricerca e la dimensione esperienziale. Venerdì è prevista l’accoglienza dei partecipanti e l’avvio dei lavori con interventi che mettono in dialogo approcci, casi e metodi. La chiusura di sabato sarà affidata al concerto della Mosaika Orchestra, ensemble multiculturale diretto dal M° Marco Pasetto, come naturale esito di un percorso che dalla riflessione approda alla musica condivisa.
Non è solo un appuntamento per specialisti. “Risonanze” nasce per trasformare evidenze scientifiche e pratiche professionali in un’esperienza aperta a studenti, operatori, ricercatori, ma anche a cittadini curiosi e appassionati. È un invito a sperimentare in prima persona cosa significa fare musica insieme: mettere in campo l’ascolto reciproco, la partecipazione, la responsabilità verso l’altro. L’esperienza corale guidata da Albert Hera, Stefano Baroni e Mauro Faccioli – con la platea a fare da “strumento” – rende tangibile l’idea che il benessere possa passare anche dal respiro di una comunità che suona.

«La Community Music Therapy è oggi una disciplina che unisce suono e contesto sociale, e ha trovato ulteriore riconoscimento con l’attivazione, dal 2021, del biennio ordinamentale in Musicoterapia» afferma Paolo Alberto Caneva, responsabile scientifico del convegno. «Risonanze rappresenta un’ideale anticamera al 18° Congresso Mondiale di Musicoterapia che si terrà a Bologna nel 2026 e assegna a Verona un ruolo privilegiato nel panorama internazionale. Organizzare un appuntamento di questa portata dà lustro al Conservatorio scaligero, che già diciannove anni fa, insieme al Conservatorio de L’Aquila, fu tra i primi in Italia a promuovere percorsi sperimentali oggi divenuti ordinamentali. È una storia di impegno, innovazione e capacità istituzionale che trova nella musica un orizzonte di salute, ricerca e comunità».
Dentro “Risonanze” c’è un’idea precisa di musicoterapia: non una pratica confinata alla stanza del terapeuta, ma un’azione che riconosce la forza sociale del “fare musica” e la mette al servizio della qualità della vita. La letteratura internazionale parla di un approccio che lavora “con le persone nei loro contesti”, valorizza le relazioni e contrasta modelli eccessivamente individualizzati di cura. È la prospettiva delineata da Gary Ansdell, Brynjulf Stige ed Even Ruud, e a cui Tia DeNora ha dato fondamenta sociologiche quando ha mostrato come la musica agisca nella quotidianità come tecnologia del sé e risorsa di benessere. In questo senso, il teatro diventa spazio civico, e la comunità – non il singolo – la vera protagonista.
“Risonanze” si pone come gesto culturale e civile: una chiamata a riconoscere, oltre la retorica, che la musica può diventare infrastruttura di salute pubblica. Lo dimostra la scelta di aprire le porte del convegno alla comunità, di puntare su momenti partecipativi, di far maturare la teoria in esperienza e l’esperienza in consapevolezza. Due giorni non basteranno a risolvere le domande che attraversano la disciplina, ma possono generare una cosa preziosa: la prova, dal vivo, che quando una città suona insieme, il benessere non è un’astrazione ma una pratica possibile.