Mindfulness, contro lo stress

di Giancarla Gallo

Più di un secolo fa si posero le basi delle tecniche psicologiche che oggi vengono utilizzate nella pratica meditativa

“La più grande scoperta della mia generazione è che gli esseri umani possono cambiare le loro vite, cambiando le abitudini mentali”. Questa affermazione è del filosofo e psicologo statunitense William James (1842-1910). Più di un secolo fa si gettarono, quindi, i semi e le basi delle teorie moderne, secondo cui noi siamo i creatori delle nostre vite, capaci di perseguire i nostri progetti ed obiettivi, perché le capacità sono in noi. A rinforzare il concetto Napoleon Hill (1883-1970) filosofo e scrittore statunitense, considerato uno degli autori e saggisti motivazionali più importanti e autorevoli di sempre, scrisse “ho passato la vita ad intervistare le persone di successo per capirne i segreti; l’unico denominatore che li accomuna è il totale rifiuto di fallire”. Pensiero positivo, si potrebbe dire. Anzi capacità di controllare il pensiero, perché i tuoi pensieri diventeranno le tue parole, che a loro volta diventeranno le tue azioni e a loro volta le tue abitudini e questo sarà il tuo destino. Concetti che circolano spesso nella nostra vita attuale ed utilizzati da molte strutture di vendita ed associazioni di vario tipo. In altre parole, ci consigliano sempre di affrontare la vita e le difficoltà con un atteggiamento positivo, senza essere auto-sabotatori di noi stessi con pensieri limitanti. Insomma, i “posso farcela”, “me lo merito”, “ne sono capace”, “I have a dream”. Da più parti continuano a dirci di non lamentarci, di evidenziare gli aspetti positivi di ciò che si ha, di non aspettare il “momento giusto” per fare qualcosa di utile: il momento non potrà forse mai essere quello giusto (giusto in che senso?). “Inizia dove sei adesso con qualsiasi strumento tu possa avere a disposizione; si troveranno strumenti migliori proseguendo”. Ma lo facciamo? Condensando in pochi termini si tratta di consapevolezza di sé, piena coscienza, chiamata al giorno d’oggi Mindfulness, tecnica psicologica che si rifà agli insegnamenti buddisti. L’attenzione del soggetto viene portata al momento presente, nel qui e ora (hic et nunc) senza esprimere giudizi, attraverso una pratica meditativa. Lo scopo è quello di risolvere la sofferenza interiore, prevenendo il sorgere di pensieri negativi, che contribuiscono al malessere emotivo e di conseguenza a quello fisico. La tecnica fu usata in campo clinico in diversi settori, con ottimi risultati per quanto riguarda il benessere fisico e la creatività. Un biologo del Massachusetts, Jon Kabat-Zinn negli anni ’70 fu il primo che cominciò ad utilizzare questo modello in alcune discipline mediche e psicoterapeutiche.
Da lì la Mindfulness, che tutti conosciamo, per combattere lo stress della vita moderna. L’importanza di eliminare il giudizio è determinata dal fatto che molti pensieri negativi derivano dalla critica che il soggetto fa a se stesso per il fatto di sentirsi ansioso e depresso. A questi si aggiungono ulteriori pensieri negativi di autoaccusa, creando così una spirale di caduta depressiva. La teoria della Mindfulness parte dalla riscoperta di metodi di cambiamento psicologico.
Gran parte della sofferenza dipende dall’identificazione coi pensieri, il primo passo verso il cambiamento avviene grazie all’allontanamento cognitivo dalle esperienze, un distacco dai contenuti mentali (“Io non sono i miei pensieri”, ma “io ho dei pensieri”).
Anche in Italia viene regolarmente utilizzata questa tecnica in diversi ospedali psichiatrici per disturbi e condizioni esistenziali.
Alcuni studi attestano gli effetti della pratica meditativa su alcune strutture anatomiche chiave del cervello, che regolano le emozioni e l’attività metabolica con effetti salutari sull’intero organismo.

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