Lo sguardo femminile sul femminicidio

di Agnese Ceschi

Giorgio Pasotti firma la regia teatrale di Otello, in scena al Romano.

Otello ama Desdemona, ma ne è geloso, furiosamente, e così, mangiato da questo sentimento, la uccide. Poi si toglie la vita. Questa è la trama di Otello, una tragedia magistralmente scritta da William Shakespeare più di cinquecento anni fa, eppure tragicamente attuale.
Giorgio Pasotti, nella duplice veste di attore e regista, firma la messa in scena che sarà sul palco del Teatro Romano il 10 e 11 luglio nell’ambito del Festival Shakespeariano dell’Estate Teatrale Veronese.

Otello è un’opera conosciuta e ampiamente rappresentata. Una sfida registica. Come ha scelto di affrontarla?
Questa tragedia shakespeariana è talmente rappresentata che è quasi impossibile inventare qualcosa di nuovo. Per questo il mio obiettivo non è stato quello di innovare a tutti i costi, ma di restituire al pubblico un punto di vista diverso: quello del femminicidio, raccontato attraverso gli occhi di Desdemona. Ho voluto che lo sguardo del pubblico fosse il suo, uno sguardo femminile e coinvolto emotivamente, per far respirare il dramma in modo autentico e attuale.

Oltre alla violenza di genere, emerge anche il tema dell’interculturalità. Ci racconta questa scelta?
La Venezia, dove è ambientata la storia, è una città cosmopolita. Ho voluto che questa realtà si riflettesse sul palco: attori e costumi raccontano un microcosmo che mescola culture diverse, proprio come le nostre città contemporanee. È una riflessione sul confronto tra le diversità culturali.

Dal punto di vista scenografico, quali scelte ha adottato?
Ho ripreso l’idea della “Traviata degli specchi” ma l’ho portata in prosa. Uno specchio inclinato a 45° riflette ciò che avviene sul palco, offrendo al pubblico una doppia visione. È un modo per guardare da dentro e da fuori il dramma.

Parliamo del cast. Chi interpreta Otello e Desdemona?
Il protagonista è interpretato da Giacomo Giorgio: Otello è un italiano di seconda generazione, nato da madre africana ma cresciuto in Italia. È un Otello moderno, che rappresenta una società multietnica. Desdemona è interpretata da Claudia Tosoni, attrice che presenta dei tratti orientali. Desdemona rappresenta molte donne di oggi: innamorate, fedeli, senza colpe, se non quella di amare profondamente.

Lei sarà Iago, colui che insinua il germe del sospetto in Otello. Che lettura ne ha dato?
Iago è un personaggio frustrato, che non ha raggiunto ciò che voleva nella vita. È fisicamente e psicologicamente limitato, ma molto abile nel manipolare. Rappresenta quella parte della società che covando rabbia e frustrazione, sceglie la violenza verbale o psicologica, che a volte è anche più pericolosa di quella fisica.

Che tipo di Otello ha voluto portare in scena?
Un uomo emotivamente immaturo. Non riesce a gestire le sue emozioni, nonostante la sua posizione di potere. La sua gelosia lo acceca, e si lascia manipolare da Iago fino a uccidere la donna che ama. È lo specchio di tanti uomini di oggi che, non sapendo affrontare la forza e l’autonomia delle donne, ricorrono alla violenza per riaffermarsi.

Lei è padre di una figlia adolescente. Le piacerebbe che questo spettacolo parlasse anche ai più giovani?
Ho voluto che questo spettacolo parlasse anche a lei e ai suoi coetanei. Il teatro può e deve diventare uno strumento educativo, un luogo di socializzazione e di riflessione.
I ragazzi devono essere coinvolti, devono diventare il pubblico del futuro. Se non seminiamo oggi la passione per il teatro, rischiamo di avere teatri vuoti domani.

Cosa vorrebbe che il pubblico portasse a casa dopo aver visto Otello?
Che si torni a indignarsi. Stiamo normalizzando la violenza, soprattutto quella sulle donne. È un pericolo enorme. Il teatro, come ogni arte, deve stimolare riflessione e coscienza. Se anche solo una persona uscendo dallo spettacolo inizierà a vedere le cose con uno sguardo più attento e critico, allora avrò fatto bene il mio lavoro.

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