Le parole della sostenibilità

di Federica Clemente

In collaborazione con AMIA

Biodegradabile, compostabile, riciclabile.

Continua il nostro viaggio nella sostenibilità insieme ad AMIA Verona. Dopo vari approfondimenti, vogliamo fare un po’ di chiarezza sulla terminologia che sentiamo spesso quando si parla di materiali e che ancora oggi viene talvolta usata in modo improprio.

Oggi analizziamo le differenze tra biodegradabile, compostabile e riciclabile. Sono davvero sinonimi? E cosa cambia tra questi termini?

Partiamo dalla distinzione più importante: quella tra biodegradabile e compostabile, due parole che vengono spesso confuse o utilizzate come se indicassero la stessa cosa.

Un materiale si definisce biodegradabile quando è in grado di degradarsi grazie all’azione di microrganismi, luce e calore, trasformandosi in sostanze più semplici come acqua, anidride carbonica e biomassa. La norma UNI EN 13432:2002, che stabilisce i criteri per gli imballaggi recuperabili tramite compostaggio industriale, indica che un materiale è considerato biodegradabile se si degrada almeno per il 90% entro sei mesi in condizioni controllate di compostaggio.

Il termine compostabile, invece, indica un materiale che può essere trasformato in compost, cioè un fertilizzante naturale utilizzato in agricoltura e nel giardinaggio. Per essere definito compostabile un materiale deve non solo biodegradarsi, in tre mesi e non sei, ma anche disintegrarsi rapidamente durante il processo di compostaggio e non rilasciare sostanze tossiche, rispettando precisi limiti per metalli pesanti e altri elementi.
In altre parole, tutti i materiali compostabili sono biodegradabili, ma non tutti i materiali biodegradabili sono compostabili.

Un’altra parola che incontriamo spesso è riciclabile. Con questo termine si indica un materiale che, grazie alla raccolta differenziata e ai processi di riciclo, può essere trasformato da rifiuto in nuova materia prima, pronta per un nuovo ciclo produttivo. Materiali come vetro, carta, plastica e alluminio possono essere recuperati e reimmessi nel mercato sotto forma di nuovi prodotti.

In questo panorama terminologico compare spesso anche il termine bioplastica, che può generare qualche confusione. Le bioplastiche sono materiali che, per prestazioni e utilizzo, assomigliano alla plastica tradizionale ma che possono essere ottenuti da materie prime rinnovabili, come mais o canna da zucchero.

Tuttavia non tutte le bioplastiche sono automaticamente biodegradabili o compostabili: alcune possono essere riciclate come le plastiche convenzionali, mentre altre sono progettate per essere conferite nella raccolta dell’organico se certificate compostabili.

Come sempre, leggere con attenzione le indicazioni riportate sui materiali e sugli imballaggi aiuta a fare una corretta raccolta differenziata, un tassello fondamentale per la tutela dell’ambiente e per un uso più sostenibile delle risorse.

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