Tra il XVII e XVIII secolo, le partiture musicali iniziano ad essere costruite secondo il paradigma delle figure retoriche, assurgendo a luogo ideale di evocazione e tessendo, così, nuovi linguaggi, capaci di penetrare le emozioni più profonde dell’umano. Non è allora un caso che la terza edizione del Ristori Baroque Festival (1 – 15 marzo) si intitoli “Evocazioni”. Ad anticiparci alcune curiosità è direttamente Alberto Martini, direttore artistico del Teatro Ristori.
Chi avete scelto per tenere a battesimo la nuova stagione di musica e cultura barocca?
Abbiamo scelto Europa Galante con il suo fondatore Fabio Biondi, un complesso e un musicista conosciuti in tutto il mondo per qualità, personalità e fantasia. A mio avviso il maestro Biondi ha uno slancio estremamente generoso e vivace nell’affrontare il repertorio barocco, soprattutto quello italiano. La sua versione delle Quattro Stagioni di Vivaldi, che presenterà il primo marzo, ha segnato uno spartiacque tra prima e dopo.
Vivaldi era conosciuto e apprezzato in tutta Europa per il suo suono brillante, l’estro, l’imprevedibilità e l’originalità, e credo che Biondi interpreti perfettamente tutte queste caratteristiche. Già da questo primo concerto, dunque, sarà chiaro il perché del titolo “Evocazioni”, assegnato al festival 2025. La musica di Vivaldi, infatti, prende molto spesso spunto dalle diverse espressioni della natura e ce le rappresenta in modo inimitabile. Se chiudiamo gli occhi mentre ascoltiamo la sua musica, potremmo trovarci immersi nell’atmosfera dei dipinti di Canaletto.
Oltre alla musica, un prestigioso spazio sarà dato anche alla danza.
Cercare di far convivere diversi generi musicali o diverse forme artistiche lo trovo estremamente stimolante e coinvolgente. Il 6 marzo vedremo dunque il frutto di una collaborazione tra la MMCDC (Michele Merola Contemporary Dance Company) e I Virtuosi Italiani: una creazione coreografica su alcune pagine di Vivaldi particolarmente evocative e suggestive, tratte da concerti chiamati “Le passioni umane”. La musica dal vivo de “La Follia”, “L’Inquietudine”, “L’Amoroso”, “Il Favorito”, sentimenti e sensazioni dell’uomo, prenderà forma nelle coreografie di Merola. Ma il pubblico rimarrà affascinato anche dalla ricomposizione delle Quattro Stagioni di Max Richter. Un evento dalle diverse anime: barocco, pop, arte moderna, musica e danza contemporanea.

Altre proposte di punta di questa stagione?
Ci sarà il ritorno a Verona di una vera icona dell’ambiente musicale e culturale mondiale, ossia Ton Koopman, che con la sua Amsterdam Baroque Orchestra il 13 marzo ci farà ascoltare i Sei Concerti Brandeburghesi di J. S. Bach. Il loro ascolto integrale è già di per sé un evento, ma in questo caso avremo il valore aggiunto della sapienza interpretativa del maestro Koopman coadiuvato dai suoi brillanti musicisti. Un tema centrale dell’intera rassegna, vorrei inoltre sottolineare, è l’acqua. Musica e acqua sono entrambe parti creative del mondo, si fondono in un unico movimento, le onde sono sonore e sono la parte fluida della materia, simbolo e manifestazione del ciclico procedere del tempo. Vivaldi la incontra nelle Quattro Stagioni, traducendola mirabilmente, ad esempio, nel secondo e terzo movimento dell’Estate, dove dopo la canicola imperversa una tempesta. La chiusura del Festival, dunque, sarò affidata a La musica sull’acqua di Georg Friedrich Haendel, scritta per accompagnare i viaggi sul Tamigi del re Giorgio I d’Inghilterra.