Le Filippiche!: un viaggio comico tra scuola e trentenni precari

di Agnese Ceschi

Tra web e palcoscenico: l’intervista allo showman e star dei social Filippo Caccamo

Non c’è professore o studente italiano che non rida quotidianamente con i video dell’attore comico (ed ex insegnante delle medie) Filippo Caccamo dedicati al tragicomico mondo della scuola. Dopo il successo a teatro con lo show “Tel Chi Filippo!” nel 2023, Caccamo, youtuber, attore con alle spalle palchi importanti come Zelig e Colorado Tv, torna con “Le Filippiche!” al Teatro Nuovo dal 7 al 9 maggio. In scena vanno nuovi episodi del mondo scolastico per rileggere aneddoti di quotidiano delirio che si verificano ogni giorno in tutte le scuole italiane. Il tutto è narrato in presa diretta dai personaggi scolastici più famosi di Caccamo, come la preside ossessionata dalla burocrazia, la prof anziana che dovrebbe essere già in pensione, la Carla. E con essi anche il mondo dei trentenni precari di oggi.

Filippo, ci spieghi questo curioso titolo che richiama Cicerone?
Ho sempre sognato di fare uno spettacolo che si chiamasse così, ma “Le Filippiche!” non ha nulla a che vedere con la vis retorica delle interminabili orazioni di Marco Tullio Cicerone, piuttosto un semplice gioco di parole ad alto tasso di vis comica che promette risate altrettanto interminabili.

Il mondo della scuola e la dura vita dei trentenni di oggi sono i temi di questo spettacolo…
L’anno scorso lo spettacolo verteva esclusivamente sulla scuola. Poi, grazie al mondo social, i contenuti si sono via via allargati grazie al contributo dei follower che mi danno nuovi spunti. Dunque passerò dalle sofferenze di insegnati e studenti tra verifiche e interrogazioni, gite, consigli di classe e collegi docenti online, a parlare anche dei piccoli grandi drammi dei trentenni di oggi: perennemente precari, devono sopravvivere all’indipendenza acquisita…
La comicità naturalmente rimane in assoluto la cifra stilistica.

Tu sei trentenne, ex insegnante, oggi comico. Chi meglio di te può comprendere questi due mondi. Ti senti di essere nato comico o insegnate?
Ho prestato per qualche tempo servizio nella scuola, ma poi ho lasciato con estremo senso del dovere questo ruolo a chi lo sa fare meglio di me. Io ho sempre amato stare sul palco. L’esperimento scuola è stato interessante e proficuo per me, perché mi ha permesso di conoscere questo ambiente dall’interno e in modo profondo, ma io mi sento più legato allo spettacolo.

Tra il tuo pubblico che ti segue ci sono tanti insegnanti, studenti e genitori. È facile immedesimarsi nelle tue gag…
La scuola è un tema estremamente vario e trasversale. Ogni giorno vediamo milioni di persone entrare e uscire dall’edificio scolastico: insegnanti, dirigenti, genitori, personale ATA…

Parlando dei tuoi personaggi: chi è quello a cui il pubblico si è affezionato di più?
Sicuramente, la Carla. La Carla è la più amata in assoluto, ha una maglietta in testa e l’immancabile borsa al braccio, super chic, sempre pronta ad entrare in classe o ad andarsene. È l’insegnante che tutti noi abbiamo sempre avuto almeno una volta nella vita: è quella che si lamenta ogni giorno, ma porta la torta salata a tutti. È la collega che tutti vorremmo avere. Nel mio caso, la Carla esiste veramente, mi sono ispirato ad una mia ex collega che si chiama proprio così. Ogni tanto viene ai miei spettacoli e il pubblico la accoglie con un’ovazione.

Oltre 1 milione di follower tra Instagram, Facebook, Youtube e Tik Tok. Sei pienamente nel mondo del digitale. Pensi che la scuola prepari i giovani ad affrontare le sfide ed i pericoli del digitale?
Io penso che la scuola debba preparare gli alunni al mondo che verrà, che è fatto di digitalizzazione, intelligenza artificiale, nuove tecnologie… Se a scuola escludi tutto questo, prepari i ragazzi ad un’idea di mondo passata. Cultura e digitale possono coesistere.

Cosa ti ha regalato questo mondo e quali pericoli intravedi?
Mi ha regalato una carriera, il pubblico a teatro e le persone che mi seguono. E mi ha regalato la costanza che di mio non avrei. L’algoritmo dei social vuole la costanza e questo l’ho dovuto imparare.Mi ha tolto tanto tempo nella giornata. Il conto da pagare è una fetta importante del tuo tempo.

Nello spettacolo c’è spazio anche per la musica, le tue parodie musicali.
La musica è il passo in più verso la forma di varietà più pura del teatro. La ciliegina sulla torta. Lo spettacolo si conclude con “Maledetta prima ora” e il pubblico con le torce dei telefoni in aria.

Quali novità ti aspettano in futuro?
A maggio esce il nuovo romanzo sugli insegnanti edito Mondadori.

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