L’arte della collaborazione e del conflitto efficace

di Agnese Ceschi

Intervista a Sebastiano Zanolli, autore e formatore.

Viviamo in un’epoca segnata da trasformazioni continue, accelerazioni tecnologiche e una crescente incertezza. In questo scenario mutevole e complesso, la capacità di collaborare si rivela imprescindibile. Nella vita personale e nel lavoro. Abbiamo intervistato Sebastiano Zanolli, autore, manager e formatore, che ci guida in una riflessione che parte dal suo ultimo libro “Lavorare è collaborare. Essere insieme e fare insieme nel mondo del lavoro” (ROI Edizioni, 2024).

Sebastiano, come è nata la passione per la scrittura?
A me è sempre piaciuto prendere note, è una sorta di fissazione, la mia.
Così durante la mia esperienza nel mondo aziendale, in cui ho lavorato per 30 anni come dipendente, ho iniziato ad osservare e scrivere appunti. Da quel momento è iniziata la mia avventura della scrittura.

Nella tua esperienza di formatore, qual è il problema più evidente che emerge nelle aziende, ma che può essere anche un riflesso della vita quotidiana?
Nella mia attività di formatore e manager, ho iniziato a notare che il 60% delle volte in cui venivo chiamato dalle aziende per una consulenza era per conflittualità interna. Così ho iniziato ad esplorare il tema del conflitto, grazie anche allo psicopedagogista Daniele Novara, che mi ha dato preziosi spunti, ed è nato il libro “Guerra o Pace”.

Il conflitto: tema difficile da affrontare…
Spesso c’è la convinzione che non litigare sia positivo e che sia necessario evitarlo ad ogni costo. A tal punto che, la parola “litigare” non è colta bene dalla maggior parte delle persone.
Il punto realmente essenziale è mantenere un’armonia interiore anche litigando e questionando sul piano professionale. La società ci ha insegnato a non questionare, ma così ci si priva di una grande fetta di energia per risolvere i problemi. Bisogna solo capire come farlo in modo sano.
Allora per risolvere l’annoso problema del conflitto sono arrivato al cuore del mio ultimo libro, perché lavorare è collaborare.

Viviamo in un’epoca in cui l’individualità – l’io prende il sopravvento, ma come si concilia con il concetto di collaborazione?
Io distinguo il concetto di cooperazione da quello di collaborazione. La cooperazione significa che ognuno fa bene il proprio compito, come in una catena di montaggio, ma chi viene prima può non avere una relazione con l’altro.
La collaborazione, invece, è più sofisticata: significa tenere a mente, quando si svolge un compito, che tutti gli altri di conseguenza devono essere nella condizione di fare al meglio il proprio lavoro.

La collaborazione oggi è diversa dal passato. Perché?
Perché in passato c’era omogeneità valoriale tra le persone: condividevano la stessa visione e il concetto di “noi”. Oggi invece c’è una diversità valoriale molto evidente tra generazioni. Oltre a questo esistono altri fenomeni come la polarizzazione, la bolla informativa sui social, il crollo della fiducia verticale per eventi geopolitici negli ultimi anni. Quando si intacca la fiducia sociale, è difficile parlare di collaborazione.

E allora cosa si può fare per superare questi “ostacoli” alla collaborazione?
La collaborazione ha bisogno di possibilità di dire la verità, di un ambiente non punente, che incentivi la fiducia. La fiducia è la parola chiave per me.
Inoltre, la collaborazione presuppone mangiarsi un pezzetto del nostro ego a favore del senso di comunità.

Secondo te, quale ruolo dovrebbe avere l’educazione scolastica nella diffusione della cultura imprenditoriale e collaborativa tra i giovani?
Io credo che l’educazione possa davvero avere un ruolo chiave. Iniziare a seminare un atteggiamento collaborativo fin da piccoli può avere un impatto profondo sul modo in cui si affronta il mondo da adulti.
Credo che il pendolo della nostra storia moderna oscilli tra vita comunitaria e individualismo. La mia generazione è cresciuta con l’idea di “farcela da soli”, ma oggi i giovani stanno riscoprendo spontaneamente il valore della comunità. Educare è un atto delicato, serve saggezza e una visione democratica, pensata davvero per il bene dei ragazzi, non per l’interesse di una parte.

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