Dall’1 al 4 ottobre torna a Verona l’opera di Cocciante.
Verona ama Notre-Dame de Paris, l’opera popolare uscita magistralmente dalla penna musicale di Riccardo Cocciante. Gian Marco Schiaretti, interprete del narratore della storia Gringoire, ci racconta il fascino sempre contemporaneo di questa storia, che sarà all’Arena di Verona dall’1 al 4 ottobre nella sua versione italiana con le traduzioni e l’adattamento di Pasquale Panella. Verona è una delle numerose tappe di un tour che celebrerà a marzo 2027 i 25 anni della prima messa in scena dello spettacolo.
Verona è particolarmente affezionata a Notre-Dame de Paris. E molti artisti amano Verona…
Penso che Verona, per chi ama l’arte, sia veramente una città straordinaria che offre molto. Verona ha rubato molti cuori, tra i quali il mio. Vivo già a Verona con la mia compagna da due anni, ma sono cittadino veronese dal mese scorso, quando ho preso la residenza.
Conosci bene la città, conosci bene l’Arena come palcoscenico, ma tu fino ad oggi hai girato tanti palcoscenici internazionali…
Io ho iniziato in Arena nel 2007 a 19 anni con Romeo e Giulietta di Cocciante. Quella è stata forse la volta in cui sono riuscito a viverla con più incoscienza, con più leggerezza. Ora sono più consapevole e credo che per un artista esibirsi in Arena sia veramente una tappa straordinaria.
Con il cast ne parliamo da tanto tempo e non vediamo l’ora di esserci.

Sei stato prima nel cast del Notre-Dame de Paris internazionale e poi passato alla versione italiana…
Sì, dal 2019. Ovviamente non sono rimasto sempre in Notre-Dame, sono uscito e rientrato, però diciamo che i primi tre anni ho interpretato il ruolo di Frollo, e poi dopo sono passato a Gringoire, a partire dalla tappa americana nel 2022.
Cosa rende quest’opera popolare particolarmente amata dal pubblico?
Il fatto di essere popolare musicalmente e tematicamente. La storia è sempre attuale, ovviamente sottolineata, circondata e accompagnata dalle musiche di Cocciante e, nella nostra versione italiana, dalle traduzioni di Pasquale Panella. Il tempo delle cattedrali, la canzone più nota, è un inno all’anno che verrà. Ha una modernità nelle sue problematiche, nei suoi colori, che penso rimanga senza tempo.
Il tuo personaggio, Gringoire, è il narratore della storia. Mi racconti cosa rappresenta?
Nonostante io abbia cominciato come Frollo, ho sempre avuto nel cuore Gringoire. Sono quei personaggi narratori, un po’ quei Deus Ex Machina della storia, che hanno un fascino che richiede tanta responsabilità, ma allo stesso tempo ti appagano completamente a livello artistico.
Gringoire ha questa straordinarietà di essere all’interno della storia e di conoscere già tutto. Sei nella storia, ma sei fuori dalla storia, sei super partes.
Ha questa magia e capacità di rimanere sempre in contatto con il pubblico, anche quando non sta cantando il brano.
La modernità di Notre-Dame de Paris dove è in questa storia?
La modernità di Notre-Dame de Paris sta nel rappresentarla senza grandi fronzoli, cioè è una realtà cruda. Notre-Dame rimane un teatro essenziale, che però riesce a esprimere una modernità pazzesca, perché è vivo, è sempre tangibile.
La forza di Notre-Dame, così come ha sempre dichiarato Cocciante stesso, è proprio quella di essere rappresentato sempre così, per quello che è, per quello che è stato e per quello che sarà. E in effetti la gente torna perché si è affezionata anche visivamente a dei colori, a delle atmosfere che, quando poi vengono riviste in scena, rievocano quelle suggestioni, quelle emozioni.
Qual è il ruolo di Cocciante?
Cocciante è sempre presente ed esige che la sua opera venga rispettata, quindi che venga cantata in un certo modo, e credo che gli sia dovuto nel corso degli anni, perché è il suo tesoro parallelo alla sua grande carriera da compositore personale. Lui vuole che venga rappresentato come lo ha scritto su carta, su pentagramma, su come ha scritto i personaggi, insieme appunto alla messa in scena di Gilles Maheu.

Cosa deve fare un artista che sale su un palcoscenico come l’Arena?
Io penso che siano quei luoghi nei quali, in realtà, la semplicità, la naturalezza vincono sempre. Perché di solito, quando ci si espone o ci si esprime nella grandeur di un luogo particolare, si tende a enfatizzare o a spingere di più.
L’Arena rimane unica nel suo genere, quindi siamo tutti molto elettrizzati di esibirci lì dentro.
Nel mio caso siccome è molto fresca la mia cittadinanza veronese, voglio rafforzare questo mio desiderio di esibirmi nella città che mi ha adottato.