Currant e la sua 103a edizione dell’opera.
Sarà “La traviata” firmata da Paul Curran ad aprire la 103a edizione dell’Arena di Verona Opera Festival in una nuova produzione che, per la prima volta nella storia areniana, porterà a Verona una delle istituzioni più iconiche della capitale francese: il Moulin Rouge. Una grande collaborazione, una sorta di dichiarazione d’amore all’opera e a Parigi, città di Violetta in scena per la prima serata del 12 giugno.
A tirarne le fila il regista d’opera Paul Currant. Un curriculum che parla da solo, basti pensare alla sua collaborazione con Baz Luhrmann durante le prime fasi di lavorazione del film musical “Moulin Rouge!” che proprio quest’anno festeggia i 25 anni dall’uscita nelle sale. Scozzese, formatosi nel mondo della danza, già sovrintendente dell’Opera Nazionale norvegese e consulente artistico della Central City Opera di Denver, in Colorado, Currant è un apprezzato regista d’opera in tutto il mondo, che si prepara al suo esordio in Arena con questa produzione.

Il melodramma più amato e rappresentato al mondo aprirà con una lettura originale ed esteticamente d’impatto che proietta il pubblico nella Parigi di inizio ‘900, luogo di fermento artistico ed intellettuale dove emerge Violetta Valéry, protagonista intelligente, raffinata, bellissima, sotto i riflettori del gossip e dell’opinione pubblica.
Grazie alla collaborazione con il Moulin Rouge di Parigi, Fondazione Arena scrive una pagina di storia dell’Opera Festival. Al centro i due grandi elementi che hanno caratterizzato il primo Moulin Rouge: appunto il mulino rosso ed il grande elefante torneranno protagonisti della vita notturna parigina, come fu ad inizio Novecento.
I fondatori del Moulin Rouge, Charles Zidler e Joseph Oller, acquistarono infatti un gigantesco elefante in stucco che avevano visto all’Esposizione Universale di Parigi del 1889. La aggiunsero al giardino del Moulin Rouge, come spazio di intrattenimento e così divenne uno dei simboli dell’epoca. Fino alla fatale notte del 1913, in cui tutto prese fuoco e l’elefante venne distrutto per sempre. Ma per le tredici serate areniane tornerà al suo massimo splendore. Quell’animale che torna ripetutamente nella storia francese, dagli elefanti che i Re tenevano a corte, a quelli dipinti e scolpiti tra il XVI e XVII secolo, fino all’elefante della Bastiglia in gesso voluto da Napoleone e immortalato da Victor Hugo nel suo romanzo Les Misérables.
Ma cosa accomuna la storica Traviata di Giuseppe Verdi e il celebre universo di Moulin Rouge? Entrambe condividono la stessa anima tragica e romantica: l’archetipo della cortigiana bellissima e malata, Violetta Valéry nell’opera, Satine nel film, che si sacrifica per amore. In scena il medesimo dramma straziante: una donna di malaffare, abituata a vendere illusioni nei salotti della Parigi festaiola, trova il vero amore ma è condannata da una grave malattia (la tubercolosi). In entrambi i casi, il finale prevede un sacrificio straziante che separa gli amanti. Il film di Baz Luhrmann è infatti un libero adattamento moderno del romanzo La signora delle camelie di Alexandre Dumas figlio, che è a sua volta l’opera originaria su cui si basa La Traviata.

Amore e sacrificio, sogni privati e pubblico giudizio si scontrano, in quella che è una delle opere più rappresentate durante l’estate 2026 in scena per 13 serate fino al 12 settembre, chiusura di stagione.
Le scenografie, che rappresentano anche il Moulin Rouge, saranno di Juan Guillermo Nova, i costumi di Stefano Ciammitti, creatore dei visionari abiti per le cerimonie olimpiche in Arena, le luci di Fabio Barettin, le coreografie di Kyle Lang.