La stagione che ha cambiato Verona

di Andrea Molinari

Fabio Soli racconta la crescita di Rana Verona.

La stagione di Rana Verona ha segnato una svolta nella storia recente della pallavolo cittadina. La squadra guidata da Fabio Soli ha conquistato la prima Coppa Italia della sua storia, ha raggiunto la finale di Supercoppa e sta affrontando i playoff di SuperLega con la consapevolezza di poter competere con le migliori. Un percorso che ha cambiato anche la percezione attorno alla squadra, ma che l’allenatore gialloblu continua a leggere con equilibrio, come ci racconta lui stesso.

A inizio stagione avevi detto che l’obiettivo era “dare fastidio” alle big della SuperLega. Oggi vi sentite ancora la sorpresa del campionato o qualcosa è cambiato?

Confermo quello che dicevamo all’inizio. È vero che ci siamo ritrovati nelle zone alte della classifica e che abbiamo fatto qualcosa di speciale in Coppa Italia, però credo che esista ancora una certa distanza tra la nostra continuità di rendimento e quella delle squadre che da anni stanno stabilmente ai vertici. Noi abbiamo dimostrato di poter raggiungere picchi molto alti, ma a volte alterniamo momenti molto positivi ad altri più complicati. Le grandi squadre invece hanno una solidità che permette loro di portare a casa partite difficili anche quando non giocano al meglio. Per questo preferisco restare con i piedi per terra.

Fabio Soli

La finale di Supercoppa persa contro Perugia può comunque diventare un passaggio utile in vista del futuro?

Il nostro compito come staff è proprio quello di dare valore a tutto quello che succede, sia ai risultati positivi, sia a quelli negativi. Le vittorie sono la fotografia di un percorso, mentre le sconfitte devono diventare occasioni per capire cosa portare con noi e cosa invece lasciare andare. In questa stagione abbiamo raccolto tante esperienze importanti: la regular season, la Coppa Italia, la Supercoppa. Tutto questo può aiutarci a crescere.

La percezione attorno alla squadra sembra comunque cambiata. Lo senti anche tu?

Può darsi che all’esterno oggi Verona venga vista come una squadra più solida e difficile da affrontare. Se è così, naturalmente fa piacere. Però credo che la cosa davvero importante sia la considerazione che abbiamo noi di noi stessi. Preferisco lavorare su ciò che vediamo ogni giorno in palestra, sui numeri, sulle prestazioni e sui margini di miglioramento. Le aspettative esterne spesso vanno oltre il plausibile e non sempre sono utili.

Verona come ambiente sportivo invece cosa ti ha dato?

Fin dal primo momento ho percepito un grande entusiasmo. La cosa positiva è che questo entusiasmo è rimasto costante lungo tutta la stagione. Anche quando sono arrivate alcune sconfitte, l’ambiente è rimasto vicino alla squadra. È un segnale di maturità e permette ai giocatori di lavorare con serenità.

Il tuo approccio da allenatore sembra molto attento ai numeri e all’analisi. Quanto contano davvero i dati?

Nel nostro lavoro serve un equilibrio. L’istinto è fondamentale perché la pallavolo è fatta di attimi e bisogna prendere decisioni rapidamente. Allo stesso tempo però statistiche e analisi aiutano a capire dove siamo e dove vogliamo arrivare. Il mix tra sensazioni e dati è quello che guida il lavoro quotidiano.

Se dovessi descrivere questa squadra con un’immagine?

È una squadra diversa dai canoni tradizionali. Dentro ci sono personalità molto differenti tra loro, ma proprio questa varietà è diventata una forza. È un gruppo forse un po’ strano, ma capace di stare insieme e di esprimere una pallavolo particolare. Mi piacerebbe che venisse ricordato così: una squadra diversa dalle solite big, ma capace di funzionare.

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