La magia del grande sinfonismo romantico

di Redazione

In collaborazione con Accademia Filarmonica di Verona

L’Accademia Filarmonica fa il pieno di star.

È il grande sinfonismo romantico, dagli albori beethoveniani fino agli esiti estremi e divergenti di Mahler e Rachmaninov, il protagonista della XXXV stagione de “Il Settembre dell’Accademia” che a Verona, dall’8 al 30 settembre, porta al Teatro Filarmonico alcune delle maggiori orchestre internazionali.

L’apertura quest’anno è già un manifesto di eccellenza con un “evento nell’evento” e una rara occasione: due concerti consecutivi l‘8 e il 9 settembre, affidati entrambi all’acclamata bacchetta di Daniele Gatti alla guida della “sua” Sächsische Staatskapelle Dresden. Il primo appuntamento è con la drammatica e appassionata Sinfonia n. 6 “Tragica” di Gustav Mahler, dirompente e tesa con il famoso martello finale che il Fato usa per annichilire il protagonista; il giorno successivo l’orchestra sassone e il Maestro Gatti presenteranno al pubblico del Teatro veronese la Sinfonia n. 2 in re maggiore di Johannes Brahms e di Beethoven la famosa ouverture dell’Egmont e il Quarto concerto per pianoforte. Ad affiancare l’ensemble la straordinaria pianista Beatrice Rana, star dei teatri mondiali.

Beatrice Rana

Il viaggio musicale proposto dall’Accademia Filarmonica di Verona presieduta da Luigi Tuppini, la più antica accademia musicale d’Europa ancora in attività (dal 1543), prosegue con un confronto tra due giganti del pieno Romanticismo, interpreti di visioni estetiche opposte: Brahms e Čajkovskij.

La Bergen Philharmonic Orchestra (16 settembre) presenta, sotto la guida di Dima Slobodeniouk e con il raffinato pianismo di Leif Ove Andsnes, il Secondo concerto per pianoforte di Brahms e la Quarta Sinfonia di Čajkovskij, mentre, la Baltic Sea Philharmonic (mercoledì 23), con il suo direttore ospite principale Robert Trevino, eseguirà le Variazioni su un tema rococò per violoncello e orchestra Op. 33 di Čajkovskij e la Prima Sinfonia di Brahms: al violoncello, la stella nascente Charlotte Melkonian (del 2013) definita un vero prodigio.

Chiude l’edizione 2026 un’altra storica istituzione: l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, guidata da Stanislav Kochanovsky e con solista l’entusiasmante Nikolai Lugansky in un concerto dedicato a Sergej Rachmaninov, con la Seconda Sinfonia e il Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in re minore.

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