La mostra dedicata al grande maestro giapponese della stampa.
Un luogo, nel cuore di Treviso, dove il tempo rallenta e il vento dell’Est sembra farsi sentire tra le sale silenziose. È il Museo civico “Luigi Bailo”, che fino al 28 settembre 2025 ospiterà una delle mostre più suggestive dell’anno: “Hokusai – L’acqua e il segreto della Grande Onda”.
Non si tratta solo di un’esposizione, ma di un invito a entrare nel pensiero di un artista che ha saputo trasformare la natura in linguaggio, il movimento dell’acqua in riflessione sul destino.
Katsushika Hokusai, maestro indiscusso della stampa giapponese, è noto in tutto il mondo per La Grande Onda di Kanagawa, quell’immagine potente e ambigua in cui la furia marina sembra inghiottire tutto, eppure appare sospesa, quasi trattenuta in un attimo eterno.
Ma chi era davvero Hokusai? E cosa si cela dietro quella forma che oggi decora pareti, libri, copertine di dischi, tatuaggi, persino emoji?
La mostra curata da Paolo Linetti – autorevole storico dell’arte orientale recentemente insignito di un prestigioso riconoscimento dal Giappone – cerca di rispondere proprio a queste domande. Lo fa senza retorica, con uno sguardo lucido e appassionato, proponendo oltre 150 opere tra stampe originali, disegni e confronti con altri artisti del tempo, per ricostruire non solo la carriera, ma soprattutto l’anima di Hokusai.
Entrare in questa esposizione è come attraversare un ponte tra mondi distanti. Le sue opere non sono semplici vedute paesaggistiche, ma mappe dell’interiorità, riflessi di un Giappone che, pur isolato dal resto del mondo, riuscì a far breccia nell’immaginario occidentale. Hokusai visse in un’epoca in cui l’arte era accessibile, diffusa, stampata su carta e venduta nei mercati. Eppure, in quella riproducibilità, c’è qualcosa di irripetibile: un modo di guardare l’universo in cui nulla è separato, dove l’uomo è parte del respiro della natura.

Il percorso espositivo mette in luce un aspetto meno noto ma fondamentale del suo lavoro: il dialogo (a distanza) con l’arte europea. In alcune composizioni affiorano intuizioni prospettiche che ricordano i maestri rinascimentali, elementi che Hokusai reinterpretò con uno sguardo personale, sempre in bilico tra rigore e fantasia. Le sue onde non sono solo mare, sono simboli del tempo che passa, della fragilità umana, della forza che ci trascina senza appello ma anche della bellezza che ci eleva.
A rendere ancora più preziosa l’esperienza, il confronto con artisti contemporanei come Utamaro, Kunisada e Kuniyoshi, che permette di cogliere quanto Hokusai fosse avanti, quanto il suo segno avesse già in sé qualcosa di moderno, di libero, di spiazzante. In ogni foglio, in ogni tratto di pennello, si avverte la tensione di un artista che non ha mai smesso di cercare, di sperimentare, di reinventarsi.
Questa mostra è molto più di un tributo: è un viaggio nella mente di un uomo che, giunto alla soglia dei novant’anni, dichiarava ancora di non sentirsi soddisfatto del proprio lavoro, affermando che solo dopo i cento avrebbe potuto dire di aver veramente capito l’arte. Un’affermazione che lascia intuire quanto per lui l’arte fosse non un punto di arrivo, ma una continua trasformazione. Chi visiterà la mostra di Treviso in questi mesi, troverà nelle sale del Bailo un rifugio di contemplazione e meraviglia. Ma soprattutto, porterà con sé uno sguardo nuovo sul mondo. Perché Hokusai non ha dipinto solo il Giappone: ha dipinto ciò che ci attraversa tutti, ogni giorno, come l’acqua. Invisibile, costante, necessaria.