L’8 marzo con “Le ragazze di Barbiana”

di Giorgia Castagna

Intervista al regista Antonio Palazzo.

In occasione della Festa della Donna vogliamo ricordare la figura di don Lorenzo Milani. Arrivato nel 1954 nel piccolo paese di Barbiana quasi in punizione per le sue idee troppo progressiste, realizzò invece il fulcro di un’esperienza educativa che sarà di esempio per un cambiamento epocale: far studiare le femmine al pari dei maschi dando loro strumenti concreti per una parità sostanziale non solo formale.

Per farlo abbiamo parlato con il regista Antonio Palazzo che con il Centro Universitario Teatrale – CUT “La stanza” di Brescia ha portato in scena uno spettacolo itinerante, tratto dal libro “Le ragazze di Barbiana. La scuola al femminile di don Milani” scritto da Sandra Passerotti, in cui viene raccontata la storia di alcune bambine che, grazie a don Lorenzo Milani, riuscirono ad avere un’esperienza educativa.

Negli anni Cinquanta, far studiare le femmine, soprattutto le figlie di contadini, era generalmente considerato poco meno che inutile. Eppure Don Milani riuscì a costruire, in quello sparuto gruppo di case contadine, una delle esperienze educative più travolgenti, durature e rivoluzionarie dei tempi moderni, che aveva protagoniste anche le bambine diventate allieve del Priore.

Da dove nasce l’idea di portare in scena un’opera così particolare attraverso un libro fatto di storie?

Lo spettacolo è nato quasi per caso, dalla richiesta di poter realizzare un lavoro teatrale tratto dal libro di Sandra Passerotti. Confrontandomi con Maria Candida Toaldo, direttrice artistica del CUT – Centro Universitario Teatrale di Brescia, che mi ha raccontato la sua esperienza di visita ai luoghi di don Milani, alla scuola di Barbiana, e di come fosse stata accompagnata nel percorso dal racconto diretto di chi aveva vissuto quell’esperienza, abbiamo deciso che lo spettacolo potesse diventare un viaggio di scoperta. Uno spettacolo che non vuole essere esaustivo, ma che consenta al pubblico di portare a casa anche solo un piccolo frammento di don Milani e dei suoi insegnamenti. Una figura che non compare mai direttamente in scena, ma che è sempre presente, evocata nei racconti narrati dalle attrici.

Quali difficoltà ha trovato?

La difficoltà maggiore è stata quella di dare corpo ai frammenti di ricordi raccolti da Sandra nel suo libro. Il lavoro approfondito svolto dall’autrice, attraverso le interviste a chi aveva conosciuto personalmente don Milani o ai familiari che avevano ascoltato quei racconti, mi ha però aiutato nel lavoro di drammaturgia, volto a collegare queste schegge di memoria. Ogni monologo indaga uno specifico aspetto, un tema, così da creare — nel loro insieme — un collage dell’esperienza di Barbiana, della condizione delle donne nel nostro Paese negli anni Cinquanta e Sessanta e del loro percorso di emancipazione e di accesso all’istruzione e alla formazione. Uno spettacolo che non è esaustivo, e pertanto non “fisso”, ma potenzialmente mutevole, proprio come la nostra memoria, che a volte apre spiragli inaspettati.

Quale messaggio sente di lasciare attraverso questo spettacolo?

Non mi sento di lanciare un messaggio preciso. Penso che il teatro sia il luogo in cui ogni spettatore sia libero di assistere ed elaborare ciò a cui ha assistito secondo la propria sensibilità. Non un semplice uditore, ma protagonista di un rito collettivo, in cui l’attore e il regista non si arrogano la presunzione di salire su un pulpito, ma diventano semplici strumenti per trasmettere un testo, delle parole, delle storie. Se proprio devo, lascio un messaggio di ringraziamento. In primis a Sandra e al lavoro da lei svolto, a chi ha avuto la cortesia di condividere i propri ricordi e un grazie alle attrici che, nonostante lo sforzo richiesto per ogni singola replica, si donano sempre generosamente.

Dove sarà possibile vedervi prossimamente?

Siamo stati ospiti dell’Istituto Comprensivo di Bosco Chiesanuova lo scorso mese su invito del dirigente scolastico Alessio Perpolli ed ora è in fase di definizione una prossima data presso un Istituto Comprensivo di Verona.

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