Il movimento ripetitivo riduce lo stress e favorisce la concentrazione.
Vi è mai capitato di vedere in treno, in una caffetteria persone che usano ferri per creare maglioni o sciarpe, oppure sono concentrati in un lavoro all’uncinetto? Alberi, panchine cittadine rivestite di colori e quadrettoni fatti a mano, ebbene questa tradizione delle nostre nonne, dimenticata per tanto tempo, è ritornata decisamente di moda.
Partita questa tendenza come sempre dagli Stati Uniti è arrivata in questi ultimi anni in Italia. Già perché in un mondo che corre sempre più veloce, dove la tecnologia occupa ogni spazio e il tempo per sé stessi sembra un lusso, il ritorno a pratiche lente e manuali rappresenta una vera e propria ancora di salvezza. Questa nuova moda si chiama knitting, ovvero il lavoro a maglia, un hobby creativo, ma anche una forma di terapia del benessere mentale e fisico: la cosiddetta knitting therapy generata da ferri, lana, aghi e uncinetto.
I benefici sono dovuti a questo gesto ciclico, quasi ipnotico. Le mani si muovono in modo ripetitivo, il filo scorre tra le dita, la mente si concentra sul ritmo dei punti. Proprio questa ripetitività genera uno stato simile ad una meditazione che favorisce calma riducendo i livelli di stress. Diversi studi scientifici americani ed australiani hanno dimostrato che il knitting contribuisce ad abbassare la pressione sanguigna, rallentare il battito cardiaco e stimolare la produzione di serotonina, l’ormone del buonumore. Non finisce qui. Già perché il lavoro a maglia o all’uncinetto aiuta a migliorare la concentrazione e la memoria a breve termine, stimolando la coordinazione tra mente e corpo, questo è quanto è emerso da uno studio dell’Università Bicocca dove hanno addirittura istituito un vero e proprio laboratorio aperto alcune ore al giorno, dove realizzare lavori a maglia.

Il tintinnio dei ferri agirebbe come una sorta di cantilena rilassante. Non è un caso che molte strutture sanitarie, centri di salute mentale e case di riposo abbiano introdotto laboratori di knitting come strumento terapeutico complementare. L’obiettivo non è solo realizzare sciarpe o maglioni, ma costruire spazi di ascolto e di presenza. Il filo che unisce i punti diventa metafora del legame che unisce le persone, dell’importanza di tessere connessioni reali in un mondo sempre più digitale.
A Verona invece dal 2022 è yarn bombing in italiano “Graffiti a Maglia” ovvero l’arte di avvolgere gli oggetti presenti nei luoghi pubblici con stoffe o tessuti, lavori a maglia e a uncinetto. L’artista è una veronese che vuole mantenere l’anonimato e che nel corso degli anni ha rivestito un albero in Lungadige Rubele soltanto per pura gioia personale, usando undici gomitoli diversi per circa 10 chilogrammi di lana.