In scena: la riscrittura dell’Amleto di Filippo Timi

di Federica Clemente

Amleto 2 una versione provocatoria e capace di generare domande.

L’Estate Teatrale Veronese a settembre è tornata sul palco del Teatro Romano per questo finale di stagione (in cartellone ancora due spettacoli): in scena una versione «irriverente, particolarmente divertente, che sovverte in qualche modo tutti gli stilemi di Amleto» ha detto Fabrizio Arcuri, direttore artistico dell’Estate Teatrale, presentando Amleto 2 di Filippo Timi.

Lo spettacolo torna sulle scene a quindici anni dalla prima rappresentazione, ma mantiene tutta la sua forza esplosiva, in cui ogni gesto e ogni sillaba si fanno gioco, voce intima e provocazione d’intelletto. La tragedia shakespeariana è stata stravolta, diventando commedia: l’Amleto di Timi è un principe annoiato, un eroe stanco che si rifiuta di recitare la solita parte, quello che la storia ha scritto per lui; non vuole più amare Ofelia, non vuole più vendicare, non vuole più essere, non vuole diventare re, ma in questo eterno ritorno si ripete l’eterna domanda: essere o non essere?

Ascoltiamo le parole dello stesso Timi e le storiche complici artistiche Marina Rocco ed Elena Lietti a proposito dello spettacolo.

«Perché rifare Amleto la seconda volta? Per non essere superficiali, per scavare in profondità. Perché il grande motore di questo spettacolo è la vita in scena. Deve esserci sempre la sensazione che quello che accade stia accadendo davvero, in quel preciso momento. È come un jazz: c’è una struttura, certo, ma dentro quella struttura bisogna essere vivi, ascoltarsi, rischiare. Quello che cerchiamo è la vita. E questa fuga di Amleto, in fondo, è proprio una ricerca della vita. Io, quindici anni fa, ho costruito un personaggio che raccontava molto di chi ero allora. Oggi sono cambiato, sono cresciuto, ho attraversato altre cose, ho altre profondità. Ho una maturità artistica e personale diversa e sentivo il bisogno di tornare lì, dentro quello spettacolo, per vedere cosa succedeva a me e cosa poteva succedere a lui. Perché quando cambiamo cambia anche il modo in cui guardiamo le cose. E poi c’è una cosa sorprendente: oggi, per arrivare ad alcune emozioni, non devo più fare tre salti mortali. Prima dovevo costruire tutto, spingere, cercare, fare la piroetta. Adesso parte una piroetta e… vabbè, ci siamo. È anche questo che la maturità fa: asciuga. E proprio perché asciuga, a volte arriva più lontano. Tornare a Amleto² dopo quindici anni è una fortuna che non capita a tutti gli attori. Significa incontrare di nuovo qualcosa che credevi di conoscere e scoprire che non lo conosci più». 

Filippo Timi in Amleto 2 foto di Annapaola Martin

Accanto a Timi in scena Marina Rocco ed Elena Lietti, come nella prima edizione, e anche Gabriele Brunelli e Mattia Chiarelli. Marina Rocco, nello spettacolo Marilyn Monroe: «io ero ossessionata con Marilyn Monroe, è stato veramente il mio modo di capire come essere donna sul pianeta, perché non sapevo cosa fare ed è meraviglioso come Filippo abbia colto questa cosa e usata nello spettacolo, dandomi un’opportunità enorme. Ma poi Marilyn negli anni si trasforma perché io trasformo il mio rapporto con Marilyn, cioè non ne ho bisogno adesso come ne avevo quando abbiamo iniziato e quindi l’interpretazione va a cambiare. Questa volta sarà ancora diverso da quando l’abbiamo ripreso qualche mese fa. Questo spettacolo è proprio una base di qualcosa a cui tornare… ». E Elena Lietti conferma: «io mi sono innamorata del lavoro dell’attore vedendo Filippo in scena, quando faceva il suo monologo, perché il suo investimento personale, la sua libertà, mi hanno mostrato un modo di stare in scena che mi piaceva. Volevo essere così. Quando ho avuto la fortuna di iniziare a lavorare, per me quello è stato l’imprinting, quello è stato la strada e tornare a lavorare insieme, in particolare su questo che è stato il nostro primo spettacolo, vuol dire ricordarmi da dove vengo e dove voglio sempre stare».

L’attore e regista continua parlando dell’assoluta contemporaneità di Shakespeare: «da questa contemporaneità è scaturità la mia rilettura del testo shakespeariano, mi sono perso nel testo stesso ed è nata l’idea del multiverso. In scena ci sono tutti gli Amleti, dal 1600 agli anni ‘30 e anche dopo. Marilyn Monroe è un Amleto: se la analizzi, non capisci se lei c’è o ci fa, se lei è vittima del personaggio oppure se è lei invece quella che comanda il suo personaggio. Tutti i personaggi hanno diversi monologhi di essere o non essere proprio per conto proprio: in questo senso lo spettacolo è nato come un multiverso di Amleti, in un gioco sfrenato verso la contemporaneità. Chiunque viene a vedere Amleto vuol dire che in quel momento, se è attento, se dà valore a sè stesso, se non è lì a scappare da un passato e inseguire un futuro, è lì perchè si deve domandare qualcosa di personale, qualcosa di profondo».

Giovedì 10 e venerdì 11 settembre ore 21:15, Teatro Romano

Amleto 2

da William Shakespeare

uno spettacolo di e con Filippo Timi

e con Marina Rocco, Elena Lietti, Gabriele Brunelli, Mattia Chiarelli

produzione Teatro Franco Parenti, Fondazione Teatro della Toscana

Biglietti e info su https://www.spettacoloverona.it

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