Il vintage del Natale: luci e addobbi di un tempo

di Giancarla Gallo

Un Museo per mettere in mostra antichi addobbi e luminarie natalizie. Questo quanto propone Marco Tomelleri, che da oltre trent’anni li colleziona, trovandoli nei mercatini dell’usato o su eBay, spesso a prezzi esorbitanti. Sono luminarie in vetro ancora funzionanti, dal fascino suggestivo per i colori e le forme, in confezioni spartane, in semplici scatole di cartone legate con lo spago, datate dal dopoguerra in poi, prima che arrivassero dalla Cina o dalle industrie moderne gli addobbi in plastica. Ma perchè collezionare questi articoli vintage? «Volevo proporre a mia figlia luminarie come me le ricordavo io quand’ero bambino e le volevo italiane» dice Tomelleri che mostra con soddisfazione una scatola Mazda di Mickey Mouse con campanelle in vetro con i personaggi di Topolino o Paperino, risalente al 1947. Una vera e propria passione, che lo ha portato a questa ricerca, giunta ora a circa 700 pezzi. «Verona è la città ideale per un piccolo museo vintage – continua Tomelleri – visto che c’è la mostra dei presepi, la grande stella in piazza Bra. Avevo già fatto la richiesta tempo addietro, ma mancavano sempre soldi, personale, strutture». Da lì a fare una ricerca sulla storia dell’albero di Natale, forse mai pubblicata, è stato inevitabile. Il tutto prende inizio dalle culture celtico pagane, nel Nord Europa. I Celti onoravano la natura e gli alberi, ritenuti sacri, perché tendevano al cielo. Importante era la luce del sole, secondo il corso del sol invictus e del nascere del sole bambino, preso poi dalla cristianità. Secondo una leggenda Martin Lutero, attraversando un bosco illuminato dalla luna, vide un abete con tanti ghiaccioli appesi ai rami, che scintillavano, e, meravigliato, lo ripropose per il periodo natalizio. Rimase un’abitudine di nicchia fino a metà ‘800, quando si cominciò ad addobbare l’albero con candele. Per le luminarie elettriche bisogna andare al 1882 quando un collaboratore di Thomas Edison, realizzò un albero di Natale illuminato da 80 lampadine incandescenti di colore rosso, bianco e blu, colori della bandiera americana. Le luci sull’albero di Natale, quindi, furono necessarie per vincere il buio. Negli anni ‘50 «non c’era l’abete pieno di luci e le contrade di campagna erano immerse in un buio impressionante. In casa non c’era nemmeno il presepe, per vedere il Bambino bisognava andare in chiesa» scriveva Dino Coltro, in un articolo del 2005 su Verona Fedele, dal titolo “Un Natale che non c’è più”.

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