Il Nabucco inaugura l’Arena Opera Festival 2025.
Stefano Poda firmerà regia, scene, costumi, luci e coreografie della nuova produzione di Nabucco, che inaugurerà l’Arena di Verona Opera Festival 2025. Dopo la sua ultima Aida “di cristallo” spettacolo che ha portato in scena un intreccio di arti e stili mai visti in Arena, avvicinando all’opera un pubblico nuovo e poliedrico, il maestro Poda torna per il debutto. Siamo riusciti a raggiungerlo per rubargli qualche indiscrezione e conoscere più da vicino questo grande artista italiano.
Maestro Poda, come definirebbe la sua attività di regista?
Prima di tutto non credo di essere o non mi sento un “regista”. Ho da sempre cercato di abbattere le barriere tra le discipline, per creare una drammaturgia a tutto campo e non solo di azione o di parola. Da sempre mi ha affascinato la ricerca dei fili nascosti tra architettura e luce, tra scultura e poesia, tra pittura e movimento. Per questo ho speso ogni giorno della mia esistenza disegnando senza sosta, ascoltando… nel carpire i segreti della musica, che da sola può connettere tutte le altre arti, lavorando con gli artigiani in ogni parte del mondo e facendo della ricerca con la danza contemporanea per cogliere una qualche connessione tra emozione e movimento. Siamo troppo abituati, fin dalla scuola elementare, a dividere erroneamente la mente umana in sezioni. Credo che la missione del teatro e dell’arte sia proprio quella di liberarci da tutte queste barriere, come in un vero, nuovo Umanesimo. Questo mi permette di creare un universo coerente e immersivo, radicalmente diverso da quello che si può trovare al cinema, in televisione, su Netflix…

Quest’anno l’opera lirica veronese alzerà il sipario con il Nabucco, opera da lei firmata… In che modo porterà la Sua visione sul palco?
Il mio approccio non è né tradizionale né modernista, basato sul semplice piacere di dire qualcosa di inaudito. In questa produzione, trattandosi di un capolavoro universale, ho voluto sottolineare l’unità delle arti: Nabucco sarà rappresentato da due polarità che si attraggono e si respingono durante tutta l’azione scenica, fino ad un punto di massima repulsione e scissione, per poi arrivare alla sintesi del finale in cui i due opposti si riconciliano. La metafora è quella dei legami fra le particelle atomiche: dalla loro unione si origina la materia, ma l’Uomo ha scoperto come separarle causando totale distruzione. Il progresso tecnologico rende tutto possibile – e il sovrano babilonese non esita ad usare la sua superiorità materiale contro gli sconfitti, fino ad arrivare a conseguenze drammatiche: l’insegnamento di questo capolavoro è che la razionalità, per essere ben diretta, non può prescindere dalla spiritualità.
Che domande si è fatto, rileggendo questa grande creazione verdiana?
Me ne faccio sempre tante ed in continuazione: non smetto di meravigliarmi dell’infinità del genio verdiano e delle sue intuizioni straordinarie. Tant’è che sono arrivato a sei produzioni di Nabucco, tutte talmente distinte tra loro che ho sempre voglia di ricominciare da zero. Questo é il mistero e la meraviglia dell’opera.
Ciò che mi ispira è la capacità dell’opera di trascendere il suo contesto storico per parlare di temi universali e senza tempo.