Il labirinto di Prospero nella Tempesta di Alfredo Arias

di Federica Clemente

A chiudere il Festival shakespeariano 2025 un’altra attesissima prima, quella della Tempesta con la regia di Alfredo Arias, visionario regista argentino naturalizzato francese. Arias torna alla Tempesta a quasi quarant’anni dalla sua messinscena per il Festival di Avignone nel 1986. Ne abbiamo parlato con lui al punto stampa proprio al Teatro Romano.

Un allestimento poetico e originale il suo, cosa vuole trasmettere al pubblico?

Non penso sia necessario dire come si può affrontare questo testo oggi, i testi di Shakespeare hanno il potere di attraversare il tempo e sono arrivati fino a qui e continueranno a esistere. Io penso a come fare capire attraverso il tempo tutte le sfumature del testo perché forse allora avevano maniere diverse di recitare; oggi, invece, siamo in un’epoca di psicoanalisi, di riflessione sulle esperienze soggettive, si può quindi vedere il testo in un’altra maniera e questa è la contemporaneità. Io non sono preoccupato di quello che il pubblico deve capire o non capire oggi, perché queste sono opere eterne, come la Bibbia, si possono interpretare in una maniera o in un’altra, ma quello che ha scritto è per sempre e questa è l’identità delle opere di Shakespeare.

Come è cambiato il suo approccio a questo testo dal 1986, quando l’ha messo in scena per la prima volta al Festival di Avignone, ad oggi, con quasi 40 anni di esperienza teatrale?

Non è cambiato solo l’approccio al testo, io sono cambiato, ho vissuto cose meravigliose e cose molto dolorose. Quando si arriva a un testo in un momento diverso della propria vita, logicamente la lettura cambia perché si è cambiati, non è soltanto una strategia registica, sono i fatti di vita vissuta che fanno il contesto a una eco diversa. Questo è un testo di una grande profondità che parla della fine di una vita, del perdono a sé stesso oltre che ai nemici; di arrivare a rinunciare alla magia per poter partire in pace. Sono cose che forse con l’età si capiscono meglio.

E l’elemento del labirinto? Da dove arriva e cosa rappresenta?

Il labirinto è scritto in Shakespeare, i personaggi parlano di un labirinto e parlano di averlo attraversato. Questo labirinto rappresenta la costruzione mentale che Prospero ha fatto per mettere i naufraghi di fronte alla loro crudeltà e poter poi perdonare questa crudeltà. Non era difficile immaginare questa situazione concettuale e metaforica perché è scritto, io l’ho soltanto trovato nel testo.  Forse lì c’è la verità della rappresentazione, la migliore metafora per rappresentare questo testo, perché non si tratta di fare scenografie tanto per fare, ma di trovare un concetto che riunisce tutte i punti di forza che sono dentro la scrittura di Shakespeare.

La tempesta è un testo complesso, in cui i personaggi mettono in luce diversi aspetti dell’animo umano, primo tra tutti il tema del perdono…

Si pensa alla Tempesta come un testo testamentario, come un testamento sulla vita e sulle opere del Bardo; è un testo che si deve ascoltare con molta, molta, attenzione, perché logicamente cambia prospettiva in ognuno di noi e anche le sfumature del testo rimangono aperte alle interpretazioni. Nell’ascolto generale si percepisce la profondità, ma se dopo ci si addentra nel testo, si possono trovare ancora e ancora riflessioni importanti.

Il perdono è una cosa così profonda che oggi, domani, dopodomani, rimane nella nostra interiorità, è uno sviluppo della nostra interiorità il poter perdonare. Certo, c’è la gravità di cosa si sta perdonando, ma in fondo perdonare è trasformare una certa visione di noi in confronto alla crudeltà della vita, delle situazioni, delle persone e cercare di uscire da questo labirinto. Il perdono fondamentale, come è stato questo di Prospero che è stato cacciato dalla sua vita, è un perdono eccezionale.

È la prima volta che viene al Teatro Romano, che sensazioni le dà interpretare Shakespeare qui, al Festival shakespeariano?

Questo luogo meraviglioso, con una storia commovente, è una cornice magica, ma la mia preoccupazione è così tanto al testo, che mi sembra che la maniera migliore di onorare questo posto sia di fare vivere il testo.

Insieme al regista, per una volta nella posizione del pubblico sulle gradinate, era presente tutta la compagnia, che ha raccontato del lavoro con il grande Maestro su questo testo, così ricco di sfumature e sfaccettature.

In scena a interpretare Prospero ci sarà Graziano Piazza, mentre Ariel sarà interpretata da Guia Jelo. Sul palco insieme a loro Federico Fiorenza, Fabrizio Indagati, Franco Mirabella, Marcello Montalto, Luigi Nicotra, Lorenzo Parrotto, Alessandro Romano, Rita Fuoco Salonia, Rosaria Salvatico. Scena di Giovanni Licheri e Alida Cappellini, costumi di Daniele Gelsi, luci di Gaetano La Mela. Produzione Teatro Stabile di Catania, Marche Teatro, Tieffe Teatro, TPE in collaborazione con Estate Teatrale Veronese.

Giovedì 24 e venerdì 25 luglio 2025, Teatro Romano, ore 21:15.

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