I fratelli Cutello arrivano il 7 dicembre al Ristori.
Giovanni al sassofono e Matteo alla tromba, ventisei anni e siete già una promessa del panorama jazzistico. Come è nata questa vostra passione e come si è evoluta?
La passione è stata trasmessa da nostro padre, appassionato di musica jazz che da quando avevamo cinque anni ha iniziato a portarci in giro per l’Italia ai jazz festival e concerti di artisti che poi negli anni sono diventati nostri colleghi. Ascoltare la musica sin da piccoli ha contribuito a farci sviluppare la musicalità che ci ha aiutato nel tempo. A sette anni ci siamo iscritti nella banda del nostro paese siciliano di Chiaramonte Gulfi, una vera e propria palestra e abbiamo iniziato a prendere lezioni private di jazz. A dieci anni siamo stati invitati da Mathias Ruegg a suonare a Vienna, a quindici abbiamo vinto il Premio Massimo Urbani. Dopo la maturità abbiamo vinto una borsa di studio che per quattro anni ci ha permesso di frequentare il Berklee Collage of Music di Boston, la più grande istituzione musicale al mondo, dove abbiamo avuto modo di studiare con i più grandi interpetri del jazz contemporaneo. Poi nel 2020 Renzo Arbore ci ha invitati a salire sul palco con lui al concerto che ha fatto a Ragusa.
Riguardo proprio a Renzo Arbore lui vi ha definiti “I jazzisti italiani del futuro”, qual è la vostra impronta nel mondo del jazz contemporaneo?
Dichiarazione che ci onora molto e ci carica di grande responsabilità. Diciamo che abbiamo un occhio di riguardo rispetto al mondo che ci circonda, alle nuove tecnologie e come stanno cambiando la musica. Il jazz è rimasto integro rispetto a ciò ma adesso siamo in un momento in cui anche questo genere sta subendo un cambiamento e noi giovani abbiamo la responsabilità di portare avanti questo rinnovamento. Abbiamo deciso di intraprendere questo nuovo percorso tenendo conto anche delle contaminazioni di altri generi, a riguardo l’anno scorso c’è stata una nostra collaborazione con Stefano Di Battista e Alex Britti, un lavoro dove abbiamo fatto un blues cercando di fondere elementi di tradizione e modernità.
Alla luce di questa vostra impronta moderna che impostazione avrà lo spettacolo “Cutello Bros Quintet” che si terrà al Teatro Ristori?
L’idea è di prendere dei brani della nuova tradizione jazz, brani scritti da grandi interpreti del giorno di oggi come Kenny Garrett e Joshua Redman, guardare alla nuova contemporaneità, creare un nuovo repertorio jazzistico; un jazz che può essere definito moderno, non proprio tradizionale. In questo spettacolo non vi saranno contaminazioni di altri generi ma più un’evoluzione del jazz, che sarà suonato in maniera più aperta da un punto di vista ritmico, armonico e melodico. Quindi un jazz puro riproposto in chiave moderna. Ad accompagnarci ci saranno Cesare Panizzi, Alessio Zoratto e Gianluca Vescovini, con i quali collaboriamo già dagli anni di Boston; ci teniamo particolarmente a ringraziare Gegè Telesforo, curatore della rassegna jazz.

Chi sono i vostri punti di riferimento?
L’arte va imparata sul palco, una volta rientrati in Italia abbiamo avuto la fortuna di essere scelti da musicisti di grande livello, il primo è stato appunto Gegè Telesforo, che ci ha portati in giro con lui per tutta l’Italia ed è stato da qui che abbiamo visto da vicino come si fa musica, si organizza un tour e ci si rivolge al pubblico. Un altro è stato Stefano Di Battista che ci ha portato sempre con lui sul palco, sia in Italia che all’estero. Abbiamo potuto imparare in maniera diretta dai grandi del jazz italiano.
La vostra unicità è anche nel fatto che siete gemelli, com’è vivere questo rapporto nel vostro lavoro?
Questa nostra gemellarità porta ad un’intesa che ci distingue, il dialogo tra la tromba e il sax si è creato lungo ventisei anni di vita insieme. Un’ alchimia, un’intesa che non è trovabile ma che nella nostra musica viene fuori molto.