La tradizione secondo cui ci si scambiano i regali a Natale è molto antica: per molti infatti, fu il re dei Sabini, Tito Tazio, a inaugurare questa tradizione nel 700 a.C. Sembra infatti che Tazio, a Capodanno, chiese come dono dai suoi sudditi un ramoscello d’alloro o di ulivo proveniente dal bosco sacro della dea Strenia, nella speranza di avere un anno di prosperità. Per altri invece si lega alla scelta del vescovo bizantino San Nicola di Bari, che nel IV secolo decise di nascondere dei regali nelle scarpe che i bambini lasciavano fuori dalla porta a Natale.
Quello che è certo è che l’usanza di scambiarsi regali a Natale è ormai consolidata, nonostante porti con sé anche moltissimi sprechi. Solo l’anno scorso, secondo una stima di Confcommercio, sono stati fatti 8 miliardi di regali: in media ogni italiano ha speso 186 euro per farli. Se i numeri dello spreco del cibo sotto le feste sono molto chiari – l’86% degli italiani dice di sprecare più cibo durante le feste – meno chiari ma comunque evidenti sono quelli legati ai regali. Sempre più persone infatti trasformano una tradizione in puro consumismo, e il risultato è che tutti – almeno una volta nella nostra vita – abbiamo ricevuto un regalo di cui non avevamo assolutamente bisogno.
Ecco quindi una piccola guida per evitare di fare regali inutili, poco apprezzati, e che diventeranno l’ennesimo rifiuto o un regalo riciclato alla prima occasione:
- optare per regali utili;
- prediligere realtà artigiane a grandi catene;
- cercare tra le attività locali, di quartiere;
- creare qualcosa con le proprie mani (può essere un’attività didattica da fare con i più piccoli);
- non scandalizzarsi davanti ai regali second hand;
- regalare una donazione a un ente benefico o un’associazione;
- preferire esperienze e corsi a regali materiali: siamo pieni di oggetti, ciò che ci può ancora arricchire davvero sono proprio le esperienze.