Giubileo 2025, l’anno della speranza

di Francesca Saglimbeni

Verona “città giubilare”. Nella folta lista delle chiese d’Italia in cui sarà possibile ottenere l’indulgenza plenaria, vale a dire la remissione delle pene temporali per i peccati commessi, a seguito di particolari pratiche religiose, vi sono infatti anche 14 luoghi di culto scaligeri, cui si aggiungono una basilica e un santuario della provincia bresciana, sempre parte della Chiesa di Verona.

Ma facciamo un passo indietro. Cosa significa Giubileo? Il nome fa riferimento allo strumento dello yobel, o corno di montone, storicamente utilizzato per annunciare il Giorno dell’Espiazione (nell’antico ebraico Yom Kippur), festa annuale che, secondo il libro biblico del Levitico, doveva essere convocato ogni 50 anni, e serviva a ristabilire il corretto rapporto nei confronti di Dio, tra esseri umani e con il Creato. A recuperare, cioè, lo stato di “grazia” necessario alla remissione dei debiti e al riposto della terra.

Su questa scia, Bonifacio VIII, nel 1300, indice il primo Anno Giubilare, chiamato anche “Anno Santo”, in quanto rappresentativo di un tempo nel quale la santità di Dio diventa strumento di trasformazione.
Inizialmente si indiceva ogni 100 anni, poi ridotti a 50 anni da Clemente VI (1343); e ancora, a 25 da Paolo II (1470). Senza contare i giubilei “straordinari”, come quello voluto nel 1933 da Pio XI per ricordare l’anniversario della Redenzione, e nel 2015 da papa Francesco, come «Anno della Misericordia».

Nel 2025, vivremo invece il Giubileo «Pellegrini di Speranza». Questo il titolo che Bergoglio ha voluto dare al 31° Anno Santo, invitando il popolo di Dio a un nuovo cammino, o meglio, a un pellegrinaggio, sia fisico che interiore, finalizzato a «favorire la ricomposizione di un clima di speranza e di fiducia, come segno di una rinnovata rinascita di cui tutti sentiamo l’urgenza – scrive il Santo Padre nella Lettera per il Giubileo 2025 dell’11 febbraio 2022 – e a recuperare un senso di fraternità universale». Il papa invita inoltre a non chiudere gli occhi davanti al dramma della povertà dilagante «che impedisce a milioni di uomini, donne, giovani e bambini di vivere in maniera degna di esseri umani».

Peregrinare significa, del resto, spostarsi dalla zona di conforto in cui ci si trova, per crescere sia umanamente che spiritualmente. Ma per fare questo, occorre aver ben chiara anche la meta ambita, il punto di approdo. Il quale si conquista con un atto sincero di pentimento, nonché l’assunzione del sacramento della Riconciliazione, la preghiera, la partecipazione alla santa messa e all’Eucarestia. E per quanti saranno nella possibilità di farlo, l’attraversamento della Porta Santa (che unisce al Padre) a San Pietro, in Vaticano.

Chi non potrà recarsi a Roma, fino al 28 dicembre potrà tuttavia vivere questo Anno Santo entrando in una delle chiese giubilari di Verona, che sono: la Cattedrale, le basiliche di San Zeno Maggiore, di Santa Maria della Pace (Madonna di Campagna), di Santa Teresa di Tombetta; il santuario della Madonna della Corona, i santuari di San Giovanni Calabria, del Tempio Votivo, del Perpetuo Soccorso (Bussolengo), di Madonna della Salute (Porto Legnago), di Nostra Signora di Lourdes, della Madonna del Frassino (Peschiera del Garda), di Santa Maria Assunta della Bassanella (Soave). E persino nelle cappelle ospedaliere del Policlinico Borgo Roma e del Polo Confortini, a Borgo Trento.

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