La musica antica al Ristori Baroque Festival.
Dall’3 al 29 marzo 2026 avrà luogo la quarta edizione del Ristori Baroque Festival al Teatro Ristori di Verona curata dal direttore artistico M° Alberto Martini.
Il primo concerto sarà quello dell’ensemble Il Pomo d’Oro, distinto negli anni per la sua eccellenza nella musica antica.
Abbiamo intervistato Francesco Corti, clavicembalo e direttore d’orchestra dell’ensemble dal 2018.
Francesco Corti, oggi direttore e clavicembalo solista del prestigioso ensemble il Pomo d’Oro. Come nasce e si sviluppa la sua carriera?
Sono nato in una famiglia di musicisti e ho iniziato sin da bambino, prima al pianoforte, poi al violoncello, poi all’organo, infine il clavicembalo. Da clavicembalista ho iniziato a suonare con alcuni dei gruppi più importanti europei di musica antica e da lì i primi ruoli da direttore; negli ultimi anni questo ruolo si è spostato verso l’opera, oggi alterno progetti con strumenti antichi ad altri più moderni.
Il 2018 è l’inizio della mia direzione per Il Pomo d’Oro, oltre a loro per la musica antica ho lavorato con l’Akademie für Alte Musik Berlin e l’orchestra di Friburgo.
Quali sono stati i progetti di maggior rilievo eseguiti con Il Pomo d’Oro?
Il primo progetto grosso con Il Pomo d’Oro è stato Orlando di Handel, la prima volta che dirigevo un’opera intera in concerto e tra l’altro al Ristori. Da lì abbiamo fatto molte opere in concerto; come Jephtha di Handel; progetti che sono il cuore dell’attività di Il Pomo d’Oro e che permettono di affrontare questi grandi capolavori in una forma più leggera dalla produzione scenica e portarli in sale prestigiose. Il Pomo d’Oro poi è anche un gruppo che collabora con cantanti famosi per progetti vocali, come Joyce DiDonato e Michael Spyres. Quest’anno ci sarà una tournée del Giulio Cesare di Handel.
Al Ristori Baroque Festival, vi esibirete con L’età degli estremi, può raccontarci quali sono gli elementi distintivi del concerto?
Il progetto si concentra sul cambio generazionale tra Johann Sebastian Bach e i suoi figli, in particolare Carl Philipp Emanuel Bach. Si tratta di uno stile nuovo che è durato per circa una quindicina di anni a Berlino. Una rottura con la musica del tardo barocco, uno stile imprevedibile, dove le forme restano classiche ma portate fino all’estremo; una musica energetica e violenta alternata a momenti più languidi.
In contrasto il programma presenta due pagine classiche di Bach: il concerto in re minore per clavicembalo, e poi Il quinto brandeburghese, primo concerto per tastiera con un primo movimento di grande cadenza per clavicembalo solo. Una partitura bizzarra per l’epoca che traccia un legame con la musica della generazione successiva.
Il Ristori Baroque Festival vede in rassegna artisti molto giovani. Da questo punto di vista qual è la sua opinione riguardo il futuro della musica antica?
Nella musica barocca e nei Festival c’è una generazione di giovani-adulti da tutto il mondo con un livello tecnico-musicale alto. Questo attira un pubblico giovane, basti pensare all’uso dei social oggi da parte dei musicisti, c’è molta coscienza che la musica deve essere comunicata. Noto poi che c’è un approccio meno categorico nei confronti dell’industria musicale, oggi c’è molta più fusione e fluidità tra generi, con musicisti che passano per ambiti molto diversi e che arrivano a un pubblico giovane anche per questo. Quello di cui c’è bisogno oggi in un mondo così flessibile è di non rimanere incastrati in una certa categoria.
