Ferrate, una sfida verticale

di Andrea Molinari

Itinerari sospesi a due passi da Verona.

C’è un punto, tra roccia e vuoto, in cui il sentiero smette di essere una passeggiata e diventa una scelta. Le vie ferrate, sospese tra escursionismo e arrampicata, chiedono proprio questo: fidarsi dei propri passi, e non guardare troppo a lungo sotto. Per chi parte da Verona, il Trentino e l’alto Garda offrono una costellazione di itinerari verticali capaci di trasformare una giornata fuori porta in un’esperienza quasi narrativa. O tremenda: se soffri di vertigini te le sconsigliamo vivamente.

Tra le proposte più accessibili e panoramiche c’è la Ferrata dell’Amicizia, sopra Riva del Garda. È una classica, non solo per la vista che si apre sul Benaco, ma per il suo sviluppo verticale, fatto di lunghe scale che salgono dritte sulla roccia. È un itinerario impegnativo, che richiede allenamento e passo sicuro, ma restituisce una delle esperienze più iconiche dell’alto Garda. Si parte quasi dal livello del lago e si guadagna quota rapidamente, fino a sentirsi sospesi tra acqua e cielo.

Ferrata dell’Amicizia

Sempre in zona, ma con un carattere diverso, la Ferrata Fausto Susatti, conosciuta anche come Ferrata Cima Capi, offre un percorso più articolato, meno verticale ma ricco di storia. Qui si cammina lungo vecchie postazioni della Prima Guerra Mondiale, tra trincee e gallerie, con passaggi attrezzati che alternano tratti esposti a momenti più raccolti. È una ferrata che racconta, oltre che mettere alla prova.

Spostandosi verso Mori, la Ferrata di Mori (Monte Albano) è una scelta interessante per chi cerca un itinerario tecnico ma relativamente breve. Esposta e diretta, si sviluppa su una parete compatta che richiede buona forza di braccia e familiarità con l’attrezzatura. La ricompensa, ancora una volta, è lo sguardo: la valle sottostante si apre in tutta la sua ampiezza, mentre il silenzio della roccia accompagna la salita.

Meno conosciuta è la Ferrata Biasin, al confine tra Veneto e Trentino partendo dal rifugio Revolto, sul Gruppo del Carega. Qui l’ambiente cambia: meno lago, più montagna interna, con un tracciato che alterna bosco, placche rocciose e tratti attrezzati mai banali. È una ferrata praticamente tutta in verticale, famosa soprattutto per la sua capacità di mescolare difficoltà (sì, meglio non guardare giù mentre la si fa) e respiro paesaggistico.

Nel cuore della Piana Rotaliana, la Ferrata Rio Secco introduce un elemento diverso: l’acqua. Il percorso risale una forra stretta, tra cascate e pareti umide, con passaggi ravvicinati e tecnici. È meno panoramica rispetto alle altre, ma più intima, quasi raccolta, e proprio per questo affascinante. Richiede attenzione, soprattutto in caso di fondo bagnato, ma regala un’esperienza immersiva.

Ferrata delle Aquile alla Paganella

Infine, per chi vuole spingersi verso le Dolomiti, la Ferrata delle Aquile alla Paganella rappresenta un salto di qualità. È un itinerario lungo, esposto, a tratti atletico, con ponti sospesi e passaggi aerei che mettono alla prova anche gli escursionisti più esperti. Qui le vertigini diventano parte integrante del percorso: non si evitano, si attraversano. E quando si arriva in cima, la sensazione è quella di aver guadagnato davvero qualcosa.

Tutte queste ferrate hanno in comune una cosa: sono raggiungibili da Verona in tempi contenuti, ma aprono scenari completamente diversi. Non sono semplici escursioni, né vere arrampicate: stanno nel mezzo, in quello spazio sottile dove il corpo si muove e lo sguardo impara a fidarsi. E forse è proprio lì, in quell’equilibrio instabile, che nasce il loro fascino più autentico.

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