Due mostre da non perdere alla GAM: parte 2
Un’altra mostra che possiamo visitare nelle sale della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti e che non possiamo perdere è “Lo studio sul colle. Guido Trentini e Angelo Zamboni”, che celebra il dialogo artistico tra due dei protagonisti della stagione di rinnovamento culturale che visse Verona tra fine Ottocento e i primi decenni del Novecento.
Curata da Isabella Brezigar e Patrizia Nuzzo, l’esposizione accende i riflettori su quel periodo che fu davvero fertile per l’arte e la letteratura veronese, alimentato da influenze diverse: da Venezia, ponte verso le avanguardie europee, alle città mitteleuropee come Vienna e Monaco, mete di formazione per molti artisti locali.
Ed è in questo fermento creativo che i giovani Trentini e Zamboni rompono con la tradizione accademica, avvicinandosi alle suggestioni di Klimt, del Simbolismo, dei Fauves, della scuola di Pont-Aven e alla spiritualità cromatica di Gauguin. Centrale fu la figura di Felice Casorati, stabilitosi a Verona nel 1911, per mettere in contatto gli artisti veronesi con i principali cenacoli artistici italiani, come Napoli, Roma e Torino, e uscire così dall’ambiente provinciale.
Il titolo prende spunto dal celebre “studio sul Colle”, un piccolo edificio sul colle San Pietro, divenuto luogo di scambio intellettuale e ispirazione, una “provinciale Montmartre”, come raccontato dal poeta Lionello Fiumi nella sua raccolta Li ho veduti così (1952). Da lì i due artisti, pur mantenendo ognuno il suo stile, condividono un’affinità tematica: quella di Verona, una città viva da indagare e reinventare.

Nella mostra, oltre alle opere che i due artisti hanno realizzato in quegli anni vissuti a stretto contatto, troviamo anche le loro successive composizioni degli anni Trenta che riflettono la stagione di “Ritorno all’ordine”, che caratterizza gran parte del panorama culturale tra le due guerre.
«Una rassegna che nasce, si nutre e si realizza su quelle che sono le suggestioni, le relazioni, gli incontri che si verificano nei primi due decenni del secolo, nel Novecento, quando la nostra città vive un particolare fermento artistico per cui poeti, letterati, filosofi si incontrano e discutono in uno studio, “Lo studio sul Colle” appunto – spiega Patrizia Nuzzo, Curatore Responsabile delle Collezioni d’Arte Moderna e Contemporanea. – L’esposizione racconta con garbo e grande puntualità questo straordinario tessuto di relazioni, mettendo ogni dipinto in dialogo con le diverse opere in mostra, generando una suggestiva immersione artistica».

L’importanza della donazione
Fondamentale per la realizzazione della mostra è stata la donazione di cinque opere di Trentini voluta da Alessandro Profumo per desiderio della defunta moglie Silvana, figlia dell’artista.
La rassegna è quindi frutto di una collaborazione estesa tra collezionisti, enti e archivi e sulla generosa partecipazione degli eredi degli artisti. Per questo troviamo esposti non solo dipinti ma anche materiali documentari.
L’esposizione offre inoltre l’occasione di vedere per la prima volta riunite le cinque piante rosse di Trentini, testimonianza del legame tra memoria privata e patrimonio condiviso.
Non ci resta che programmare una visita alla Galleria d’Arte Moderna Achille Forti per visitare oltre alla splendida collezione permanente, le sue due imperdibili mostre.