Doppia visione – maggio 2026

di Believe Film Festival

Le città di pianura

Regia: Francesco Sossai
Durata: 98’
Interpreti: Filippo Scotti, Sergio Romano, Pierpaolo Capovilla
Anno: 2025

Maggio è il mese dei David di Donatello, il più importante riconoscimento per il cinema italiano. Quest’anno a dominare le candidature è inaspettatamente un film “piccolo” che, sulla spinta di un virtuoso passaparola, è riuscito a raggiungere il grande pubblico, anche a livello internazionale. Presentato in anteprima al Festival di Cannes 2025 nella sezione Un Certain Regard, il film Le città di pianura di Francesco Sossai si è affermato come la sorpresa italiana di questa stagione cinematografica, ottenendo ben 16 candidature ai Premi David.

Interamente ambientato in Veneto, Le città di pianura segue Carlobianchi e Doriano, un duo di cinquantenni spiantati e irrisolti, sospesi in un’adolescenza mai davvero conclusa. I due vagano in auto tra la pianura e la laguna, alla costante ricerca “dell’ultimo bicchiere”. Durante una notte arrivano a Venezia, dove incontrano Giulio, timido studente di architettura che sta festeggiando la laurea di un’amica di cui è segretamente innamorato. Vedendolo solo, Carlobianchi e Doriano decidono di portarlo con loro a bere “l’ultimo”, promettendogli di riaccompagnarlo a Mestre.

Inizia così il viaggio dell’improbabile trio tra strade provinciali e campagne deserte, bar decadenti e ristoranti abbandonati, case dimenticate e ville antiche bisognose di un restauro.

All’interno di una di queste si svolge una scena chiave del film: Giulio osserva un affresco decorativo e nota come l’artista abbia scelto di rappresentare il Veneto accostando i suoi due elementi simbolici, la montagna e la laguna. Da questa rappresentazione ideale restano escluse proprio le “città di pianura”, quello spazio intermedio, piatto e rurale, tra Venezia e le Dolomiti che, come suggerisce il film, è ormai diventato una terra di passaggio, quasi attraversata da un’ipotetica autostrada fantasma, la “Lisbona – Treviso – Budapest”.

È questo spazio a diventare il vero protagonista del film, che assume tutte le caratteristiche del road movie: un genere che, per sua natura, si presta a narrare quei viaggi senza una meta precisa, in cui il movimento conta più della destinazione.Se nei road movie americani dominano strade sterminate, deserti e motel, qui troviamo una variante tutta italiana fatta di paesaggi familiari e luoghi consumati dal tempo, segni di un passato sempre più sbiadito. Non a caso, il film richiama esplicitamente Il Sorpasso di Dino Risi, inserendosi in una tradizione che usa il viaggio per interrogare un presente in rapida evoluzione. Attraverso questo percorso, Le città di pianura racconta anche di un sentimento diffuso di perdita e nostalgia, che non riguarda solo i protagonisti ma si allarga a una dimensione più ampia, quasi collettiva.

Se Carlobianchi e Doriano restano immobili nel loro eterno presente, Giulio, al contrario, nel corso del viaggio scopre una nuova consapevolezza. L’incontro con i due uomini, apparentemente allo sbando, gli offre uno sguardo nuovo sul mondo e sulle mappe che ha sempre studiato in modo astratto. Al ritorno previsto verso Mestre si sostituisce un nuovo viaggio, questa volta scelto consapevolmente, verso Verona e verso l’amore.

Road Movie Le città di pianura.

Notti invernali

Regia:AMatteo Franchini
Durata: 15’
Interpreti: Giulia Casadio
Anno: 2025

Il viaggio dei road movies si presta ad essere letto quasi come rito di passaggio: un momento di transizione in cui i personaggi, attraversando lo spazio, ridefiniscono sé stessi. Se nel film di Sossai il viaggio è condiviso, caotico e segnato dall’incontro, nella seconda visione che vi proponiamo domina la solitudine.

Il cortometraggio Notti Invernali di Matteo Franchini, regista classe 2006, è stato presentato nella Sezione Esordienti all’ottava edizione del Believe Film Festival, aggiudicandosi il premio per la Migliore Interpretazione da parte della giovane attrice Giulia Casadio.

Notti Invernali segue la storia di una ragazza che notte dopo notte vaga in auto nella sua cittadina. Alla guida riflette sulle proprie scelte, ma ogni strada sembra quella sbagliata. La protagonista è sola, e questa solitudine ha un peso preciso: suggerisce una fuga, forse non solo simbolica, da uno spazio domestico e da una relazione che la opprime.

Il viaggio diventa così evasione, un gesto necessario per prendere le distanze e riuscire a guardare con lucidità la propria condizione. Il corto sceglie di non mostrare direttamente la violenza, ma di suggerirla attraverso le sue conseguenze psicologiche, lasciando che siano i pensieri e i movimenti della protagonista a raccontarla. Il corto è interamente girato ed ambientato di notte, scelta che rafforza ulteriormente la dimensione riflessiva: la notte diventa il tempo della consapevolezza, in cui i pensieri emergono con più forza e le decisioni diventano inevitabili.

In questo senso, il viaggio di Notti Invernali è un tentativo di uscire dall’immobilità. Al termine del percorso, la protagonista compie una scelta in apparenza semplice ma decisiva, che le permette di rompere la condizione in cui era bloccata. Il corto è allora un invito a riconoscere la realtà di esperienze simili e a interrogarsi su quale finale vorremmo per queste storie, sapendo che, troppo spesso nella vita reale, non è quello che accade.

Road Movie Notti Invernali.

La nostra doppia visione mostra come il tema del viaggio possa assumere forme diverse, ma resta sempre uno spazio di transizione e riflessione, perché anche quando sembra di essere fermi o perduti, esiste sempre la possibilità di cambiare direzione.
 

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