Doppia visione – luglio 2026

di Believe Film Festival

La voce di Hind Rajab

Regia: Kaouther Ben Hania
Durata: 90’
Interpreti: Saja Kilani, Motaz Malhees, Amer Hlehel, Clara Khoury
Anno: 2025

In questi mesi estivi, i grandi film dell’ultima stagione tornano sul grande schermo grazie a Sotto le stelle del cinema 2026, il cinema all’aperto a Verona in Borgo Venezia, organizzato dai giovani di Believe APS. Il programma della rassegna è variegato e vuole offrire allo spettatore la possibilità di scoprire e recuperare i film più acclamati dell’ultimo anno, in un clima di incontro, confronto e condivisione. Tra questi, c’è un titolo che ha saputo restituire con potenza il racconto di un presente che rischiava di rimanere nell’ombra: La voce di Hind Rajab, dalla celebrata regista Kaouther Ben Hania, vincitore del Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia e candidato al premio Oscar come Miglior Film Internazionale.

È il 29 gennaio 2024, quando i volontari della Mezzaluna Rossa ricevono una chiamata di emergenza. Hind Rajab, una bambina di sei anni, è intrappolata in un’auto sotto attacco a Gaza e implora di essere salvata. In costante contatto con lei e aggrappati alla sua voce, i volontari faranno tutto il possibile per salvarla. Quella di Hind Rajab è una storia vera, che la regista ha deciso di raccontare sul grande schermodopo aver ascoltato una registrazione audio della chiamata in cui la bambina implorava aiuto, una voce che si era ormai diffusa su internet. Ha contattato la Mezzaluna Rossa, chiedendo loro l’audio completo, e ha poi parlato con la madre di Hind e con le persone coinvolte nella vicenda, ricostruendo la storia attorno alle loro testimonianze.

Nasce, così, un film ambientato quasi interamente all’interno del centro operativo della Mezzaluna Rossa, dove vengono ricostruite le vicende dal punto di vista dei soccorritori che ricevono la chiamata. Tutto il resto rimane fuori campo. La voce di Hind, dall’altra parte del telefono, è la registrazione originale della chiamata e diventa l’unica testimonianza di una tragedia che non viene mai mostrata direttamente sullo schermo. In un presente in cui siamo costantemente esposti a immagini di violenza che scorrono senza sosta sui nostri schermi, Kaouther Ben Hania rinuncia deliberatamente a mostrarne di altre. La violenza rimane fuori campo, restituita dalla forza di una voce che continua a chiedere aiuto, e il risultato è paradossale: è proprio ciò che lo spettatore non vede a diventare insopportabilmente presente.

La voce di Hind Rajab è, così, un film che si oppone all’indifferenza. Non cerca di scioccare attraverso nuove immagini, ma restituisce peso e umanità a una storia che rischiava di dissolversi nel flusso incessante delle immagini del presente. Come afferma la stessa regista «il cinema può preservare un ricordo, il cinema può resistere all’amnesia». Ed è forse questa una delle sue funzioni più preziose, trasformare una testimonianza in memoria condivisa, affinché una voce come quella di Hind continui ad essere ascoltata, anche quando il rumore dell’attualità si sarà affievolito.

Frame La voce di Hind Rajab

Il tempo del fiume

Regia: Simone Scardovi
Durata: 13’
Interpreti: Lucrezia Naldini, Beatrice Petrini, Maria Sole Petrini, Noemi Poletti
Anno: 2025

Come La Voce di Hind Rajab sceglie di lasciare la tragedia fuori campo, affidandosi alla registrazione autentica della telefonata per raccontare ciò che lo spettatore non vede, anche la seconda visione che vi proponiamo costruisce il proprio racconto a partire dall’assenza delle immagini e dall’uso delle voci come testimonianza.

Il cortometraggio Il tempo del fiume del regista ventunenne Simone Scardovi, presentato all’ottava edizione del Believe Film Festival nella Selezione Ufficiale, ripercorre i giorni dell’alluvione che ha colpito l’Emilia-Romagna nel maggio 2023. Il punto di vista è quello di un gruppo di amici che, mentre l’acqua invade progressivamente le loro case, si scambiano messaggi vocali su WhatsApp commentando ciò che accade.

Sono solo quelle voci, gli audio originali registrati durante l’emergenza, a guidare il racconto e a restituire il senso di incertezza e incredulità di fronte a un evento che stravolge improvvisamente la loro quotidianità. A dare forma visiva al cortometraggio non sono, infatti, le immagini reali dell’alluvione, ma un piccolo modellino che ricostruisce l’ingresso del loro condominio. Lo spazio è inizialmente immobile e ordinato, per poi trasformarsi lentamente: l’acqua sale, gli oggetti si accumulano e il fango invade ogni angolo. Durante il Believe Film Festival, il regista ha raccontato di aver scelto di ricostruire proprio l’atrio della palazzina perché rappresenta uno spazio comune, un ambiente condiviso che, dopo l’alluvione, molte persone si sono ritrovate a pulire insieme. L’ingresso diventa, così, l’immagine di una comunità costretta a confrontarsi con le conseguenze dell’evento e con la necessità di ricostruire la propria quotidianità.

Grazie a queste scelte apparentemente minimali, il regista riesce ad evocare un’esperienza collettiva senza mai mostrarla direttamente, lasciando che siano le voci, i silenzi e l’immaginazione dello spettatore a completare ciò che rimane fuori dall’inquadratura.

Frame Il tempo del fiume

Attraverso due opere che lasciano la tragedia fuori campo, affidando la testimonianza alle voci di chi l’ha vissuta, la nostra Doppia Visione dimostra come il cinema sia in grado di farsi memoria e restituire tutta la forza della realtà, anche quando sceglie consapevolmente di non mostrarla.

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