Dalle catene di montaggio agli influencer

di Andrea Molinari

Il mondo del lavoro è in continua evoluzione: chissà se gli operai delle rivoluzioni industriali si sarebbero mai immaginati di fare i content creator

Ogni anno, il primo maggio, si celebra la Festa dei Lavoratori, un’occasione per riflettere sulle conquiste del movimento operaio e per riconoscere il contributo dei lavoratori al progresso sociale ed economico. Questa festa, nata nel diciannovesimo secolo come commemorazione delle rivendicazioni per la riduzione dell’orario di lavoro a otto ore giornaliere, ha assunto nuovi significati nel corso dei decenni, in parallelo alle trasformazioni del mondo del lavoro. Basti pensare che le otto ore settimanali sì, restano ancora il modello della maggiore parte dei lavori, ma negli ultimi anni la riduzione dei giorni lavorativi è sempre più un tema: in diversi Paesi, infatti, si è deciso di adottare la settimana corta, passando da cinque a quattro giorni di lavoro. La media dell’orario dal lunedì al venerdì si abbassa così a circa 30/32 ore invece che 40, permettendo ai dipendenti di aver maggior tempo libero. Insomma, lavorare per vivere o vivere per lavorare? Lo stile di vita all’interno della nostra società è cambiato radicalmente, soprattutto in seguito alla pandemia, e questa riduzione non solo permette di ridurre stress e picchi di burnout, ma porta a vantaggi importanti già certificati da diversi dati. L’incremento di produttività, su tutti, è la statistica più favorevole per i datori di lavoro: “faticare” più a lungo comporta una drastica riduzione della produttività mentre con “meno peso sul groppone” la motivazione aumenta e la produttività di quel giorno in meno viene recuperato senza problemi. Aumentano anche la felicità e il coinvolgimento dei lavoratori e diminuisce l’inquinamento delle fabbriche. Paesi come Islanda, Giappone, Nuova Zelanda e Spagna hanno già adottato questo metodo, mentre in Italia solo alcune piccole realtà.

Non va dimenticato anche che la pandemia ha alterato le classiche modalità dello svolgimento del lavoro: lo smart working è diventato la norma per molti settori, con milioni di lavoratori che hanno cominciato a svolgere le proprie mansioni da casa tra sfide e opportunità. Da un lato, il lavoro da remoto ha permesso una maggiore flessibilità e ha ridotto i tempi di spostamento, consentendo ai lavoratori di gestire meglio il proprio tempo e di conciliare meglio vita lavorativa e familiare. Dall’altro lato, ha evidenziato le disuguaglianze esistenti nell’accesso alle tecnologie e nell’ambiente di lavoro domestico, con conseguenti disparità di produttività e benessere tra i lavoratori. E chissà se il classico operaio delle rivoluzioni industriali se lo sarebbe mai immaginato. Lavorare da casa invece che davanti ad una catena di montaggio in condizioni praticamente disumane. Anche grazie a lui, però, siamo arrivati a dove siamo oggi: la lotta per i diritti dei lavoratori ha portato a importanti conquiste, come la nascita dei sindacati e la regolamentazione delle condizioni di lavoro.

Sono avvenuti così tanti cambiamenti nel corso dei secoli che spesso non riusciamo nemmeno più a capire che lavoro fa un nostro amico o conoscente. Con l’avvento della tecnologia e della digitalizzazione, infatti, sono nate tantissime nuove figure professionali come i programmatori, i digital marketer e gli sviluppatori web. Su tutti, però, spicca la figura degli influencer o content creator: nell’era dei social network chiunque può ambire a guadagnarsi da vivere con un po’ di fantasia, creatività e cultura digitale. Gli algoritmi dei social, ormai, permettono di arrivare a milioni di persone: attraverso la produzione di contenuti social, appunto, i content creator possono monetizzare il proprio lavoro attraverso sponsorizzazioni, pubblicità e donazioni. Si tratta di nuove opportunità di espressione e di realizzazione personale che permettono a moltissimi di trasformare le proprie passioni in fonte di reddito, creando da zero dei veri e propri imprenditori con tutte le conseguenze del caso.

Parallelamente, non vanno dimenticati i freelance e i lavoratori autonomi. Le famose partite iva sono aumentate sempre di più negli anni, fornendo i propri servizi in modo indipendente e in maniera flessibile. Tante potenzialità di crescita professionale ed economica, nessun obbligo di presentarsi alle nove in ufficio, ma anche un’insicurezza economica e la mancanza di benefici come ferie, malattia o pensione rispetto ai lavoratori dipendenti. Per queste categorie e quelle non citate, che magari non riescono ad arrivare a fine mese, esiste la Festa dei Lavoratori. Perché riflettere sul valore del lavoro e sull’importanza di garantire condizioni lavorative dignitose per tutti deve essere ancora in primo piano per un futuro in cui il lavoro sia davvero un motore di sviluppo e di inclusione sociale per tutti.

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