L’opera site-specific di Anna Galtarossa nello scenografico scalone elicoidale.
Nel cuore di Verona, Palazzo Maffei, lo straordinario museo sede della Fondazione Carlon, continua a sorprendere e rinnovarsi, mantenendo saldo il legame con la storia e la sua città ma, allo stesso tempo, aprendosi costantemente ai linguaggi contemporanei.
Con oltre 700 opere e una collezione in costante crescita, il museo si conferma come crocevia tra passato e presente, ricomponendo tasselli dell’universo artistico internazionale e accogliendo opere che dialogano con la città e il mondo.
Dopo aver ospitato artisti di rilievo come Maurizio Nannucci, Chiara Dynys, Claire Fontaine, Manuel Gardina (con le sue esplorazioni nell’intelligenza artificiale) e lo studio CamerAnebbia, Palazzo Maffei presenta ora una nuova opera site-specific: “Cometa”, realizzata da Anna Galtarossa e pensata appositamente per il suo scenografico scalone elicoidale, autentica sfida architettonica del XVII secolo.
Cometa: l’installazione di Anna Galtarossa
Protagonista dell’installazione è una scultura sospesa che si snoda per 13 metri, evocando la forma appunto di una cometa con una lunga coda. L’opera ruota lentamente, mescolando materiali organici, industriali e colorati in un caleidoscopio che unisce ironia, invenzione fantastica e riflessione ecologica.
La cometa, in apparente caduta libera, sembra dirigersi verso la statua di Flora, situata al centro dello scalone, ma si arresta poco prima dell’impatto, suggerendo una tensione sospesa tra distruzione e salvezza della Natura.
Il movimento antiorario della scultura suggerisce poi il desiderio di riavvolgere il tempo, lasciando il visitatore sospeso tra domande profonde: riusciremo a salvare la Natura, o saremo spettatori della sua fine?
Quello che sappiamo è che per ora, il tempo sembra fermarsi a Palazzo Maffei e la Cometa danza, portando con sé il suono dell’universo e una coda composta da oggetti familiari, reinventati come materia per un nuovo mondo.
L’opera di Anna Galtarossa si distingue infatti per l’uso sapiente di oggetti quotidiani e materiali eterogenei, sia naturali che sintetici: dalle bottiglie di plastica alle cravatte, dai ganci da arrampicata alle mollette da bucato, dalle bobine di ferro agricolo ai bigodini. Questo mix di kitsch e poesia, domestico e cosmico, arricchisce il dialogo tra storia e contemporaneità che caratterizza il museo veronese.

«Galtarossa ha suggellato il legame tra l’opera e il palazzo, attraverso un escamotage famigliare e teneramente ironico: in omaggio al grande mecenate e collezionista, tutta la variopinta cometa scaturisce dalle maniche di una camicia realmente appartenuta a Luigi Carlon» racconta Vanessa Carlon, direttrice di Palazzo Maffei e vicepresidente della Fondazione Carlon.
A completare l’installazione è poi il soundscape creato dal sound designer premio Oscar Nicolas Becker: una trama sonora in cui si intrecciano suoni e voci di altri mondi, o forse frammenti del nostro in rovina, che appaiono e scompaiono come evaporazioni acustiche nello spazio dello scalone.
“Cometa” è dunque molto più di una semplice installazione: è un’esperienza immersiva che accoglie il pubblico in visita e lo invita a riflettere su tempo, natura e futuro, attraverso un dialogo poetico tra arte, architettura e suono, nel suggestivo scenario di Palazzo Maffei.
Come spiega Andrea Lissone, direttore artistico dell’Haus der Kunst di Monaco:
«Il viaggio luccicante e colorato che “Cometa” propone non celebra eroismi né rivoluzioni compiute, ma apre a ipotesi, fantasie, giochi ancestrali di cui non conosciamo le regole. È un dispositivo immaginativo che danza tra passato e futuro, un invito a credere ancora nell’immaginazione».
L’artista
Anna Galtarossa (1975) vive e lavora tra New York e Verona ed è nota per le sue opere che uniscono mito, memoria e quotidianità e che spesso coinvolgono il pubblico in ingegnose architetture. I suoi lavori sono stati esposti in numerose mostre in Italia e nel mondo ed è vincitrice del premio Alinovi e del Moroso New York Prize.
«Torneremo all’inizio del mondo distruggendolo? Così da poterlo vestire e farlo danzare come se fosse stato tutto per il suo bene? Chi potrà raccontarlo tutto? Forse solo gli spiriti del mondo con i loro linguaggi». Anna Galtarossa
