L’indagine è stata condotta anche nella provincia di Verona.
Più di uno studente su quattro ha sperimentato episodi di bullismo o cyberbullismo.
Ce lo dice un’indagine condotta su 5.849 studenti delle scuole superiori delle province di Padova, Vicenza e Verona da Fondazione Foresta ETS, punto di riferimento nella ricerca sulla salute e sul benessere giovanile, che non ci dà una visione rincuorante della condizione dei giovani di oggi.
“Il bullismo è uno specchio del disagio giovanile: dietro le prepotenze spesso si nasconde fragilità, bisogno di riconoscimento o assenza di punti di riferimento adulti” spiega il professor Carlo Foresta.
Il quadro che emerge dall’analisi dei questionari, anonimi e su base scientifica, restituisce un allarme preoccupante: più di uno studente su quattro, vittima di atti di bullismo o cyberbullismo, lo è per differenze significative per sesso e caratteristiche personali. Le femmine risultano più frequentemente vittime, i maschi più frequentemente autori.
Chi è la vittima?
Generalmente una persona vulnerabile da un punto di vista emotivo e fisico. Tra i ragazzi vittime si osserva una maggiore prevalenza di sovrappeso/obesità, ma anche diversità nell’orientamento sessuale e identità di genere.
«Il bullismo colpisce soprattutto chi è percepito come diverso — per aspetto fisico, identità o modo di vivere l’affettività — trasformando la vulnerabilità in un bersaglio» sottolinea Foresta.
Tra i segnali di disagio che accompagnano la vittimizzazione, emergono solitudine e sofferenza psicologica.
Sul fronte dei risvolti psicologici, la pratica di autolesionismo nel campione di studio è più di frequente nelle ragazze vittime di bullismo, con indicazioni coerenti di maggiore ricorso a supporto psicologico nelle femmine (ha già usufruito o ha sentito il bisogno di supporto il 63,7% contro 32,6% dei maschi).

Chi è invece il bullo?
La figura del bullo, specie al maschile, si accompagna a una più alta propensione a condotte a rischio: si fuma di più, si consumano più alcol e sostanze, e si registra una maggiore esposizione a pornografia online e sexting.
«In alcune adolescenti il confine tra subire e agire è sottile: il dolore non elaborato può trasformarsi in rabbia», commenta il professor Foresta.
«Il quadro complessivo parla di un fenomeno a doppia faccia: le vittime — più spesso femmine — portano i segni della solitudine e del disagio, mentre gli autori — più spesso maschi — si distinguono per trasgressività e comportamenti a rischio, specialmente nell’ambiente digitale. Il contesto familiare non mostra fratture eclatanti, ma tra gli autori si intravede una minore coesione. Non esistono solo bulli e vittime: esistono adolescenti in difficoltà che usano la rete, il corpo o la violenza per esprimere ciò che non riescono a dire».
Cosa possiamo fare?
Ciò che emerge da questa interessante analisi è un segnale di allarme per le scuole e per le famiglie. Secondo la Fondazione Foresta non bastano interventi punitivi: servono programmi di prevenzione che agiscano sull’empatia, sul rispetto e sulla gestione dei conflitti, integrando l’educazione digitale con il supporto psicologico.
«Serve un’alleanza educativa stabile tra scuola, famiglia e territorio: riconoscere presto i segnali, offrire ascolto, costruire reti di protezione e di responsabilità» conclude Foresta.