Un nuovo sguardo per il sistema museale veronese.
Lui è Lorenzo Balbi, classe 1982 torinese doc, con un curriculum che parla da solo.
Dal 2022 è Presidente di AMACI – Associazione Musei d’Arte Contemporanea Italiani. Nel 2018 ha assunto la direzione artistica di ART CITY Bologna, rassegna annuale di eventi espositivi in città e nel 2022 ha ideato il Nuovo Forno del Pane centro di produzione interdisciplinare che trasforma gli spazi e la funzione del museo da spazio espositivo a spazio di produzione e comunità creativa.
Docente di Sistemi dell’Arte presso il DAMS dell’Università di Bologna e di Contemporary Art and Visual Culture alla Bologna Business School tiene regolarmente lezioni presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, IED a Firenze e Torino ed altri istituti di formazione superiore. Fa parte del Comitato Scientifico della Pinacoteca Nazionale di Bologna, della Collezione Farnesina, del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Lucio Saffaro, dell’advisory board della Fondazione Scuola Beni e Attività Culturali e della Luiss Business School, ed è membro effettivo dell’Accademia Clementina.
Nel 2024 è stato curatore della 60ª edizione dell’October Salon / Biennale di Belgrado. Ora dopo quasi dieci anni alla guida del MamBO di Bologna, lo storico dell’arte approda per la prima volta a Verona, alla direzione di uno dei sistemi museali più articolati d’Italia. L’incarico da settembre 2026, per rilanciare il sistema museale di Verona sul piano internazionale e farne un luogo di produzione e partecipazione culturale.
«Immagino il sistema museale di Verona – ha commentato il neo-direttore – come un luogo di produzione di idee. Non esistono soluzioni di rilancio preconfezionate. Il primo passo è creare un contesto nel quale innestare una proposta nuova».
Il circuito museale civico che comprende l’Arena di Verona, la Casa di Giulietta, il Museo Archeologico al Teatro Romano, il Museo Civico di Storia naturale, il Museo degli Affreschi di G. B. Cavalcaselle, il Museo di Castelvecchio, il Museo Lapidario Maffeiano e la Galleria d’Arte Moderna Achille Forti è definito uno dei più articolati e l’amministrazione veronese cercava un profilo in grado di rilanciare il sistema museale veronese, rafforzando il ruolo degli istituti che riunisce come luoghi di produzione culturale, partecipazione civica e dialogo internazionale.
La scelta arriva dunque in modo naturale visto che Balbi ne fa una questione di credo. «Penso che i musei siano degli organismi viventi radicati nei territori. Non dobbiamo pensare ai Musei come dei monumenti che vanno aperti ai turisti, ma come luoghi di produzione di contenuti, rimanendo garanti della tutela del patrimonio».
Il nuovo direttore si pone quindi il compito, in questa prima fase di studiare e conoscere una struttura complessa composta da circa 60 persone che lavorano internamente, ed altre, oltre 100, che si relazionano ad essi in diverse forme di collaborazione esterne e interna.
«È un sistema davvero complesso, con musei che spaziano dalla preistoria alla contemporaneità, con approcci molto diversi, con professionisti anche molto diversi – ha sottolineato Balbi. L’entusiasmo c’è: il primo impatto è stato veramente di grande eccitazione e mi sono sentito accolto benissimo dalla città e dalla struttura».

Il direttore ha ribadito infine «non c’è una ricetta per il cambiamento. Sono assolutamente contrario a chi pensa ci sia una soluzione valida per tutto. Non è così. Il lavoro strategico di avvicinamento di pubblici più giovani, pubblici diversi, passa attraverso una strategia che parte dal patrimonio e dalle istituzioni. Quindi non c’è una progettualità specifica, ma c’è un’analisi che è partita già in questi giorni e che non riguarda solo me».