Sugar Fornaciari celebra 70 anni all’Arena di Verona con 9 serate.
Un compleanno importante, i 70 anni, in uno dei templi più importanti della musica classica e moderna. Così ha deciso Zucchero “Sugar” Fornaciari di celebrare il suo compleanno: proprio a Verona.
«Il 25 settembre sarò in Anfiteatro e ne sono felicissimo. Sono uno che non ama le ricorrenze, non mi interessano capodanni e onomastici, matrimoni e anniversari, noi della Bassa emiliana siamo gente così, concreta. E suonare in Arena il 25 settembre, nonostante la mia famiglia mi avesse proposto altri festeggiamenti, sarà un sogno per me» afferma sorridendo durante la conferenza stampa di presentazione della nuova data aggiunta del 28 settembre.
Il ritorno all’Arena arriva al termine del tour “Overdose D’Amore”, che ha toccato 4 continenti, 35 paesi e 73 città, con oltre un milione e mezzo di spettatori tra 2023 e 2024. Dopo le tappe italiane negli stadi di Ancona, Bari, Roma, Torino e Padova, Zucchero chiude in bellezza con il suo palcoscenico prediletto.
L’Arena è praticamente casa tua.
Mi trovo bene dal primo giorno in cui ho calcato questo palco incredibile. I miei primi ricordi si perdono alle ospitate per il Festivalbar. Questo posto è ovviamente magico per me, ma lo sanno tutti; è fatto per la musica e si ascolta la musica nel dettaglio, come dovrebbe essere e quindi sono felice di tornare e suonare in Arena davanti a questo pubblico meraviglioso che ogni sera sembra abbracciarti.
Per te arrivano da ogni parte d’Europa.
Così mi dicono. Un 30% che proviene dall’estero ed è chiaro che mi fa piacere ma alcuni addirittura arrivano dall’Australia, dal Nord America e dal Sudafrica; vengono per il concerto ma credo anche per la città di Verona che è ovviamente bellissima e famosa in tutto il mondo.

Se tu potessi dedicare una canzone a Verona, quale sceglieresti?
«Eh bella domanda. Occhi. Le dedicherei il passaggio “come sei bella”! Il legame con questa città lo definirei quasi chimico con le persone, con i veronesi; sarà che in qualche modo ci assomigliamo. I veronesi hanno il senso dell’ironia, amano gustarsi la vita, si mangia bene a Verona, è una città molto ospitale. C’è un buon vivere e c’è una bella armonia. È appunto questo legame chimico che dicevo prima che funziona molto bene.»
Effettivamente non poteva esserci luogo migliore proprio per questo artista che è riuscito per primo ad unire pop alla lirica insieme al grande Maestro Luciano Pavarotti.
«Siamo nei primi anni 90 e ricordo ancora che agli inizi Miserere gli era piaciuta molto, continuava a dirmi – la canzone è bella, molto bella – ma sembrava restìo, perché con la musica moderna non si era mai approcciato, sappiamo bene che si era dedicato completamente e magnificamente al mondo della lirica. Allora gli dissi la verità ovvero che avevo pensato a lui e soltanto a lui per questa canzone e senza la sua interpretazione non avrebbe avuto senso che esistesse. »
E poi lanciasti la cassettina della demo fuori dalla finestra, è vero?
Verissimo! Ed iniziò a dirmi – sei un pazzo, la canzone è bellissima come fai a ricordartela se la butti via! –. Ma non sapeva che in automobile e a casa avevo molte copie registrate! Così prese la sua agenda ed aveva un unico giorno libero, il 19 agosto. Ci trovammo nella sua casa a Pesaro, lui si mise seduto sulla sua poltrona del salotto, arrivammo la sera prima con tutta la strumentazione necessaria e lo studio mobile per la registrazione. Da buoni emiliani ci perdemmo a mangiare un piatto enorme di tagliatelle e intanto mi disse – quando arriva l’orchestra! – gli risposi che non era necessaria che lo avrei diretto io e che la base orchestrale era già stata registrata. Alla fine registrò Miserere perfettamente e divenne il successo mondiale che conosciamo.