Archeologia: i tesori del Tempio di Minerva

di Agnese Ceschi

C’è un tesoro sulle colline della Valpolicella, e precisamente sul Monte Castelon di Marano di Valpolicella: il “Tempio di Minerva”, un sorprendente sito archeologico che testimonia la presenza di tre antichi luoghi di culto di epoche differenti. La storia della scoperta è di per sé molto intrigante. Il Tempio di Minerva, da tempo considerato uno tra i più importanti siti del territorio veronese, è tornato alla luce nella primavera del 2007, a più di 170 anni dalla sua “prima” scoperta avvenuta nel 1835. Da allora si sono susseguite diverse campagne di scavo in cui sono stati scoperti i resti di un fanum, cioè un santuario extra-urbano, votato al culto della dea romana, che racchiude al suo interno tre importanti stratificazioni di fasi storiche: un tempio di età imperiale, uno di età tardo-repubblicana e un rogo votivo dell’età del ferro.

Le fasi storiche
La più antica area protostorica, che si nasconde sotto i muri del tempio romano, è un rogo votivo datato tra il VI e il II secolo a.C., in cui sono stati ritrovati settanta anelli votivi e due frammenti ce-ramici simili ad una tazza e ad una brocca. Al rogo votivo succede qualche secolo dopo il tempio di età tardo repubblicana, un santuario votato al culto della dea Minerva, la cui più grande scoperta è stato il ritrovamento di frammenti di decorazione muraria riconducibili al I stile pompeiano, una tecnica pittorica molto curata e di ottima fattura presente nei più grandi siti archeologici del bacino del Mediterraneo, tra cui Pompei ed Ercolano. Infine sulle strutture del tempio repubblicano intorno al I secolo d.C. si impianta il cantiere di un grande luogo di culto, più ampio del precedente, istituito da un collegio di quattro curatores fanorum, che lo amministravano con una cassa comune. La particolarità di questa struttura è che è stata realizzata su modello germanico.

Gli scavi e le recenti scoperte
I recenti scavi del 2022 e 2023 hanno riportato alla luce ulteriori interessanti dettagli tra cui la presenza di una moneta di epoca tiberiana (14-37 d.C.) incastonata nel pavimento del Tempio Imperiale, dettagli che aiuterebbe a datare meglio l’inizio dell’ultima fase storica del tempio.
I recenti lavori hanno permesso inoltre di stabilizzare e riportare al suo splendore il muro in opus reticolatum, che per il pregio e la fattura ha le stesse caratteristiche di quelli che si possono ammirare al Teatro Romano di Verona.

Dal 2020 l’area archeologica è aperta stabilmente al pubblico tutti i sabati, domenica e festivi al pomeriggio dai volontari del CTG – Centro Turistico Giovanile Valpolicella Genius Loci. È possibile inoltre effettuare una visita guidata il sabato alle ore 18 solo su prenotazione.

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